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Society

Society - 05/04/2016

Matthew Broussard: “L’arte è dialogo con la materia”

Matthew Broussard è un artista americano che vive e lavora in Italia sul Lago Maggiore. L’imprevisto è l’imprevedibile è il cuore della sua arte, visto che sagoma e lavora metalli e materiali insoliti da esporre. Ed è uno di quei pochi rimasti che non commissiona ad altri le sue idee. Il ferro e i metalli li lavora in prima persona.

È un personaggio vivace e comunicativo, Matthew Broussard, ma soprattutto è un creativo che lavora con le mani, con il sudore, con la forza del suo ingegno che forgia i materiali con dedizione. Ferro, oro, materiali di risulta.

Matthew Broussard è apprezzato e conteso dalle gallerie di tutta Europa (dalla Scozia a Firenze e alla Svezia), perché è una sintesi degli opposti. Usa materiali apparentemente in contrasto. Ti parla di Facebook e del Seicento napoletano nella stessa frase. Si è trovato davanti personalità dell’arte, mecenati miliardari e operai di officina. Ha stretto sempre le sue ruvide mani con la stessa avvolgente curiosità, per ricchi e per i poveri. “Se pensassi ai soldi farei solo arte da appendere al muro”, ci ha detto al finissage di “Notes to myself – Taccuino”, la sua personale alla Alson Gallery di Milano, nell’elegante quartiere delle Cinque Vie.

In mostra hai portato oggetti, sculture di ferro, dipinti su metalli. Cosa li accomuna?

Non si tratta d’una mostra tematica, né di una serie di lavori creati per stare insieme come corpo compiuto. Mi pare sia una settimana enigmistica, dove chi guarda troverà una serie di elementi che si sovrappongono o intersecano. Il valore dei miei lavori non si trova nell’aspetto delle opere, ma nel tempo passato insieme a loro. Vi chiedo di trovare connessioni concettuali e soluzioni visive non prevedibili.

In Tinker associ l’acciaio delle sagome alle luci, perché?

Perché la vita ci distrae e dobbiamo guardare le cose di luce propria. Come se fossero illuminati già in natura.

Hai anche un momento Banksy in Calavera, con un uomo cavalca una donna. Cosa ti ha ispirato?

Molti mi dicono questo, perché quel lavoro non ha mezzi toni ed è molto asciutto. Molte delle mie cose in oro e ferro hanno quell’effetto, in realtà l’ispiraziome arriva da Basquiat e dall’ultima scena de La Dolce Vita. È la foglia d’oro su ferro che crea questo.

Quindi è la materia che ti detta l’opera?

Diciamo che è un dialogo, preferisco le conversazioni in genere.

Usi spesso questi due materiali?

Sì, anche per Winter Formulae, che è un paesaggio del fiume Hudson ghiacciato in inverno che ho trovato su Internet. Mi piaceva rimandare all’aqua che si trasforma col freddo. Vengo da Dallas e alla fine mi son detto: puoi togliere il ragazzo dalla campagna ma non potrai mai togliere la campagna da dentro al ragazzo.

L’immagine principale della mostra è però quel “Doubt” che si legge dietro al punto interrogativo del carico sospeso.

È un gancio che ho trovato in una cava vicino al Passo del Sempione, ci ho fatto la corte per tanto tempo. L’ho modificato solo con dell’oro attorno alla ruota, e quella posizione, appeso, è l’unica che mi veniva in mente quando ho deciso di esporlo. Il dubbio è un macigno che resta, anche quando non lo vuoi vedere.

Matthew Broussard

Calavera in oro e ferro.

Toglici una curiosità: come si decide di vivere in Italia?

Si vive bene qui. Sono venuto 25 anni fa al Carnevale a Venezia, facendo il vagabondo in giro per l’Europa con lo zaino. In quelle condizioni, se qualcuno ti offre lavoro, dici sì. Una persona mi ha chiesto di lavorare il metallo per una macchina. Poi mi ha chiesto: sei anche marmista? Mi faresti il caminetto? E poi sono rimasto a Padova.

Cosa attrae di te?

È passato il tempo degli artisti che facevano cose con le proprie mani. Il fare mi aiuta a elaborare il pensiero del fare. Io ho un’idea e può iniziare dal vedere o fare qualcosa e poi inizio a fare e diventa meglio o più ricca. E a un certo punto diventa un processo indipendente da me. Non potrei commissionare i miei lavori a qualcun altro. Ho bisogno delle mie mani.

Questa è una cosa che ti porti dall’infanzia?

Sì, mio nonno era un blacksmith, un fabbro da utensili per cavallo. Non si sedeva mai a tavola con le mani aperte, erano devastate, ma la materia ti dà molto di più di quello che ti immagini. Io da piccolo volevo avere le mani di mio nonno e ci sto riuscendo.

La tua arte in spazi aperti. Ci pensi?

So bene che la vita della gente in strada è un’altra cosa. Sto trattando con un comune montano per fare un ponte per una cascata in un parco di alpini. Il ponte è stato fatto trent’anni fa con i tubi Innocenti ma lo voglio rifare. Cosa c’è meglio di un ponte, un vuoto sotto, una poetica ad effetto. A livello artistico molto ambizioso, ma la carriera non mi interessa.

 

Per info ecco il sito di Matthew Broussard e qui invece quello di Alson Gallery.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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