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Society

Society - 17/03/2016

Benvenuti a NoLo Nord di Loreto, la Milano creativa che esplode di vivacità

NoLo Nord di Loreto è il nuovo place-to-be della metropoli lombarda. Almeno così dicono delle recenti indagini giornalistiche (alcune piuttosto sommarie) che hanno portato alla luce nel 2016 il fenomeno di trasformazione di una sezione estesa della città. NoLo non è una costruzione mediatica: succede che in pochi mesi, nella stessa area, si insediano artisti e nuove attività, da piazzale Loreto, lungo tre raggi (via Ferrante Aporti, viale Monza e via Padova) fino al naviglio Martesana, il polmone verde della zona.

Ultimamente c’è molto da discutere su NoLo in città. Ad alcuni piacerebbe si propagasse il suo fascino sottovoce, forse per evitare la baldoria che è arrivata in altre zone gentrificate di Milano, dai Navigli all’Isola. Questa era un’area conosciuta solo per la multietnicità e per una certa dose di degrado. Ora sta diventando orgoglioso scrigno di idee e motivazioni che partono dal basso. Abbiamo fatto un giro in occasione della art night out più underground degli ultimi tempi, quella di Studi Festival e vi possiamo assicurare che il fermento c’è, l’aggregazione cresce, la creatività abbonda.

E se arriveranno anche locali e punti di ritrovo non massificati, tanto meglio, possiamo aggiungere.

NoLo Nord di Loreto (12)

Lo studio di Umberto Chiodi.

LE TIGRE – Umberto Chiodi

Partiamo da via Nicola D’Apulia al 13/a dove l’artista Umberto Chiodi ha messo a disposizione il suo studio per far conoscere la forza creativa che si annida anche nei cortili sotto casa, apparentemente chiusi. Lo spazio è gestito da Chiodi, appassionato collezionista di design e artista in prima persona. La Rete e il passaparola hanno funzionato, c’è folla. “Non sono molto social sul Web ma trovo che questo sia un posto perfetto per organizzare aperture del genere, anche grazie alla collaborazione di altri artisti che non sono in zona”, ci dice. Con lui in esposizione ci sono le foto di Matteo Cremonesi, che ci spiega essere un lavoro essenzialmente sullo spazio. E una scultura al pavimento rappresentante guanti abbandonati di grande impatto. A proporla è Graziano Folata, che ha già esposto molte volte in varie location in Italia e all’estero. Nell’altra stanza un’altra artista che vive qui, Sabine Delafon, ha installato delle sculture di vetro per proiettarci sopra delle scene di un film Marcel Duchamp. Suggestivo.

Martino Genchi con la sua installazione.

Martino Genchi con la sua installazione.

STUDIO AIRò – Martino Genchi

Ci trasferiamo in via Venini 83, all’interno di un cortile nascosto e subito siamo colpiti da un’opera “accidentale” di Martino Genchi, un artista che ha già giocato molto in passato con le illuminazioni pubbliche. Qui a NoLo ha installato un incrocio di neon che resistono a un’intensa e battente pioggia continua. Nello studio di Mario Airò, Diego Perrone e Stefano Dugnani ha invece sistemato Cometa Sepolta Sottoterra, “un grande e sinuoso faro luminoso che tutti dicono ricordare la dolcezza delle forme naturali”. Il posto è un cantiere di opere affascinante. Tutto sembra in progress e le due installazioni di Genchi risaltano ancora di più, essendo le uniche finite in un’officina di idee svelata.

 

 

GALLERIA SALVATORE LANTERI – Guy Marshall-Brown

Salvatore Lanteri ha aperto questo spazio a via Venini 85 in un’ex rivendita di moto, poco prima di Natale 2015. “Era un luogo dove la luce disegnava delle forme – ci ha detto accogliendoci in quella che prima ancora era una fabbrica alimentare – e appena l’ho visto ho pensato che sarebbe stato perfetto se ridotto al minimo, senza interventi che ne deturpassero l’originalità. Questo lato del quartiere, poi, mi ha fatto sempre un’impressione accogliente”. Lanteri ha quindi “visto un progetto partendo dal luogo” e ora ha il primato di essere il primo vero gallerista a NoLo con un ambiente davvero esteso. “Ma non voglio che sia polifunzionale – precisa – qui ci si incontra per l’arte. Poi mi è capitato di avere come primi artisti tutti creativi stranieri che lavorano la ceramica, e mi sono accorto che in effetti è un segmento che manca a Milano e che sta avendo un rinnovato interesse in ogni parte del mondo”. Attualmente ospita (fino al 26 marzo) il londinese Guy Marshall-Brown che provocatoriamente ha intitolato la sua collezione di opere in ceramica Canvases. “Guy introduce un elemento importante nell’arte contemporanea, che è il valore del fatto a mano. Mi intriga la possibilità che l’arte oggi ha se innestata su altri mondi, come l’artigianato e il design”. E c’è da riconoscere che i coloratissimi manufatti di Guy Marshall-Brown, che a Londra è anche a capo di Eris Collective, fanno bella figura nello scenario bianco luce della galleria.

Salvatore Lanteri

 

GIGANTIC – Laura Lecce e Fabrizio Vatieri

Pelagica a Gigantic

Pelagica a Gigantic, Laura Lecce e Fabrizio Vatieri.

Dall’altra parte di Viale Monza (scherzando alcuni la chiamano NoLo Est) raggiungiamo Gigantic (via Termopoli, 28), l’unica vera galleria della zona, con affaccio strada. Qui troviamo Laura Lecce, curatrice napoletana che con il suo progetto di ricerca sullo scenario Mediterraneo, ha portato il mare a NoLo. “Con l’artista Fabrizio Vatieri abbiamo dato vita a Pelagica, un’indagine sull’area mediterranea  volta a superare tutti i cliché  che la riguardano. Abbiamo scelto questa zona perché è interessata da dinamiche che spesso incontrano il nostro percorso di ricerca”. Gigantic è l’esempio perfetto di integrazione e dialogo con il quartiere: c’è scambio, c’è curiosità, c’è varietà. Anche quando si scende nel basement (sembra Camden Town), la spontaneità della proposta artistica non intimorisce, anzi, aggrega, fa comunità. Se c’era un proposito da raggiungere, che è quello della conoscenza a tutti i livelli, qui siamo vicini alla sua realizzazione. “Non sono necessariamente d’accordo con chi dice che l’arte in quello che chiamano NoLo può cambiare il quartiere. Noi siamo come quelli che sono fuori, non c’è nessun piglio di gentrificazione”. Sarà, ma la proposta culturale è arrivata in queste strade dove al massimo fino all’altro ieri si veniva per mangiare etnico.

ATELIER SPAZIO XPO – Christian Gangitano

Christian Gangitani con Tomoko.

Christian Gangitani con Tomoko.

Nella stessa via Termopili è nata questa associazione che è anche una fucina di idee e proposte culturali per NoLo (e non solo). Ad animarla è il curatore e art-scouter Christian Gangitano, che scrive su Nipposuggestioni, un blog che svela la cultura pop giapponese agli italiani. Christian è un autentico conoscitore sommo delle nuove tendenze giapponesi in campo artistico ed è lui ad aver seguito l’exploit della star della micropop art, Tomoko. L’artista ha donato ai muri di NoLo alcune sue creazioni. Christian sta organizzando visite guidate nel quartiere alla street art locale Bros tra tutti, autore di un murales collettivo con i bambini sulle mura di cinta del parco Trotter. L’ultima scoperta di Christian è Hitomi Maehashi, artista di Nagoya che dipinge in digitale sulle sue foto. Il risultato è un poetico mondo ritrattista che a noi italiani ricorda la patina perfezionatrice delle foto del Novecento dei nostri nonni.

 

 

OFFICINA DEL COLORE – Collettiva

Officina del Colore, via Giacosa.

Officina del Colore, via Giacosa.

Spingendosi più verso il parco Trotter, al 39 di via Giacosa entriamo in un negozio di colori, l‘Officina del Colore e siamo gentilmente instradati verso un piccolo paradiso della Milano delle corti antiche. Da una scala si accede allo studio di intelaiatura del negozio artigiano. Lì la curatrice Anita Ingraiti ha creato uno spazio che ci sorprende per dimensione e mood: se qualcuno ha nominato Brooklyn riferendosi alla rinascita di NoLo forse è stato qui. Luca Miscioscia, un artista del quartiere, è stato chiamato a esporre le sue fobie: “Temevo radermi, ho iniziato a dipingere con le lamette e le ho messe in mostra con quello che hanno creato”. Dario Maglionico è molto più introspettivo nella sua rappresentazione cupa di una realtà domestica da esplorare con cura. Silvia Mei è invece l’artista per eccellenza, con colore che trasuda dal suo aspetto e dalle sue opere. “Sono sarda ma mi sono formata a Milano. Per me i quadri sono la valvola giusta per rappresentare la mia situazione sentimentale”. Silvia espone coppie con facce su cui fantasticare. Oniriche? “Giusto vederci quello che ti pare”, dice. Stefania Ruggiero invece col colore esalta la vena naif dei soggetti dai tratti decisi e basici che propone. Tutti convivono in un’avvincente storia di incontri fortunati a NoLo.

 

DIMORA ARTICA – Andrea Lacarpia

Andrea Lacarpia di Dimora Artica.

Andrea di Dimora Artica.

Procediamo su viale Monza direzione Nord e all’altezza di Turro c’è Dimora Artica (via Boiardo, 11), un altro angolo d’arte immerso in un complesso di case di ringhiera. Ci accoglie il curatore Andrea Lacarpia: “Finalmente dopo 3 anni vedo che la mia sfida ha avuto un senso. C’è voglia di verificare con mano questo risveglio, anche se tipicamente la gente del quartiere non scende sotto casa a vedere cosa succede”. Andrea è venuto qui da una zona più centrale (“impossibile comprare un posto così anche solo nella vicina Porta Venezia”) e ha trovato questo magazzino. Lo ha trasformato in uno spazio intimo e soppalcato che è diventato dimora per progetti inediti di artisti a rotazione mensile. Adesso ci sono Francesco Fossati e Stefano Spera, due italiani che hanno fatto già strada da soli. A quattro mani si sono lanciati in un irriverente repechage di Azimuth e dintorni. Opere rifatte, con tanto di tutorial video da non poter mostrare “perché sarebbe istigazione alla copia”. In questo caso l’arte dell’incuriosire rende già mitico il non-visto. Ma in verità incuriosisce anche il nome di questo spazio. Chiediamo ad Andrea che risponde così: “Volevo dare un concetto di origine al luogo e mi è venuto in mente il libro di fine Ottocento dell’intellettuale indiano Tilak Bâl Gangadhar. Era alla base di un altro progetto artistico e si chiama La Dimora Artica dei Veda, un testo dove si immagina che l’origine della razza umana sia stata al Polo Nord”.

Anche i miti dimenticati riprendono vita nelle nascoste gallerie da scoprire a NoLo. Con un dna così underground, non temete, creativi della zona: il mainstream da qui è davvero lontano.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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