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Society

Society - 30/11/2017

Paesi che vai, l’Italia vista dai droni

Incontro con Livio Leonardi alla guida del programma domenicale di Rai Uno che scopre la cultura del Bel Paese. “Un viaggio che mi emoziona”.

Il mio primo autore è il signor drone”, dice Livio Leonardi di Paesi che vai, il programma della Rai che da anni conduce i telespettatori tra le bellezze d’Italia. Il titolo completo è “Paesi che vai… Luoghi, detti, comuni”, in onda tutte le domeniche alle ore 09.45 di cui Leonardi è ideatore e conduttore.

Ogni settimana per un’ora l’incomparabile patrimonio culturale, artistico e archeologico italiano, un grande “museo diffuso” è divulgato e promosso con la sua garbata e avvincente conduzione. E da un racconto audiovisivo che non ha davvero uguali nel panorama televisivo, tanta è la bellezza delle immagini coi droni che Livio porta nelle nostre case grazie a un’attenta indagine di contenuti da ogni città (sono 55 quelle toccate da questa stagione).

livio leonardi the way magazine

Come è articolato il programma?

Abbiamo quattro rubriche: “Almanacco”, “Eccellenze”, “Gossip dell’Arte” e “Naturosa”, termine preso in prestito da uno scolaro che aveva identificato così il desiderio di immaginare la propria città. Portiamo alla conoscenza dei telespettatori curiosità legate ai luoghi: le particolarità, gli antichi borghi, gli eventi, le feste, e il racconto di aneddoti su usi e costumi legati all’arte e alla storia.

La particolarità è sicuramente l’uso del drone. Come è partita questa metodologia di ripresa?

Il drone è il mio primo autore. Che siano paesaggi incontaminati, parchi e riserve naturali o cupole dei monumenti, o delle vetrine delle eccellenze del Made in Italy, noi lo esploriamo dall’alto. Il che richiede una preparazione molto laboriosa, tecnici adatti al manovrare queste telecamere volanti e tanta passione per le riprese e la luce adatta.

Lei che è giornalista da 30 anni in Rai ne avrà viste di trasmissioni sull’Italia…

Certo che vivere in prima persona ogni settimana in maniera intensa una città d’Italia per poi raccontarla alla domenica è davvero un’esperienza unica. E poi vorrei sottolineare che quando abbiamo iniziato nel 2013 i droni non avevano fatto ancora l’ingresso in tv, quindi siamo stati degli apripista.

Davvero? Sembrano esserci sempre stati.

Le tecniche con drone non erano conosciute in Italia, lo usavano in pochi tant’è vero che dalla prima edizione del programma nel 2013 abbiamo delle immagini sul Vaticano, sulla cupola, inimmaginabili oggi. All’epoca non c’erano permessi, lo usavamo responsabilmente ma era più facile, forse nemmeno all’Enac sapevano di cosa si trattasse, visto che i droni si usavano in guerra in Afghanistan.

livio

Come le è venuto in mente di usarli?

Ne ero venuto a conoscenza a una rassegna di aeromodellismo dove venivano premiati modelli ultra-leggeri. E lì mi sono accorto dei grandi ragni in resina che volavano. Ho pensato: se ci attaccassimo delle telecamere sotto? Col tempo i produttori hanno ridotto sempre più le dimensioni. Rinunciammo a un autore per il format e mi riservai di investire quei soldi nell’acquisto di un drone.

Dopo quattro edizioni che idea si è fatto degli italiani?

Sono affezionati al proprio paese, ancora di più quelli che ci seguono dall’estero, ci sommergono di messaggi e affetto. Addirittura un telespettatore dalla Costa d’Avorio ci ha scritto: “questo programma è il più bello che ho mai visto”. Sono anche argomenti di studio e queste sono le soddisfazioni maggiori.

Come si fa a rinnovare sempre gli argomenti di un programma che dura per tutta la stagione?

Per fortuna in Italia siamo primi al mondo per monumenti e cultura quindi non mancano gli spunti. È tutta una questione di creare itinerari che abbiano una traccia inedita. Leonardo a Milano, nessuno ha mai fatto un approfondimento sulla sua permanenza in città, se non gli studiosi. Lecce o Cagliari, le abbiamo trattate sotto aspetti diversi.

Le idee da dove arrivano?

Giorgio Vasari, artista e storico dell’arte del 1500 ha scritto l’enciclopedia più completa fino a quell’epoca dell’arte e del gossip dell’arte e quindi per me è un libro a cui torno spesso. Poi facciamo ricerche su cosa ci hanno lasciato i grandi maestri e cosa può essere rilevante per i telespettatori.

Paesi che vai è un viaggio tra l’Italia del passato, ma c’è qualcosa che la sorprende dell’Italia del presente?

Ci sono le famiglie che con il loro lavoro silente contribuiscono con l’allevamento e la loro incidenza sul territorio al mantenimento ambientale. E questo accade oggi in ogni parte d’Italia. In Trentino abbiamo visitato le capre allevate ad altezze incredibili, e il formaggio caprino delicato che ne viene prodotto è spettacolare. Sul lato tecnologico, il recupero dell’arte trafugata, la conservazione e le tecniche di manutenzione sono le cose più avveniristiche con cui veniamo a contatto ogni settimana. Un’altra cosa che mi sorprende, in positivo, è che c’è attenzione maggiore per i vecchi borghi e la preservazione del territorio. Mi piace pensare, anche rispetto al fiorire dei programmi che parlano di questi temi in tv ora, che siamo stati fautori di una rinascita di interesse in questo senso.

paesi che vai rai the way magazine

La trasmissione ha share molto alto. Secondo lei perché interessa?

Noi italiani abbiamo bisogno di recuperare l’orgoglio del territorio che è continuamente attaccato dall’uomo e dalla natura. Poi succede che dopo i terremoti la gente non se ne vuole andare perché amano il territorio che abita. L’orgoglio c’è per le storie del luogo, le chiese nascoste, un panorama da scoprire. Stiamo costruendo un archivio di immagini, luoghi e culture attraverso anche le testimonianze delle nuove generazioni che proseguono il lavoro dei propri antenati. Come la famiglia sotto le cave di marmo di Michelangelo che continua a fare ancora il lardo di Colonnata.

L’emozione più grande?

Quando ci sono dei telespettatori delle città che raccontiamo che ci fanno i complimenti. Non le conoscono. Oppure quelli che ci ringraziano perché abbiamo fatto venir voglia di fare gite e vacanze nei posti che visitiamo. Forse l’emozione più grande l’ho vissuta sulla cima del santuario della Madonna di Pompei. Perché ho raccontato con felicità e vivacità la florida vita degli antichi pompeiani e solo alla fine ho detto della distruzione. E lì non ho trattenuto la commozione. Questo succede perché più stai in contatto con l’arte più ne diventi dipendente perché ti rapisce e ti catapulta in un mondo a parte.

Per rivedere gli episodi qui.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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