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Society

Society - 18/12/2017

Parla Emanuela Ponzano, il suo corto La Slitta a un passo dall’Oscar

L'attrice e regista italiana, reduce dal premio Vincenzo Crocitti, è stata selezionata per Hollywood con un lavoro sensibile e suggestivo. "Non lascerà indifferenti".

Un motivo di orgoglio per tutti noi italiani, l’attrice e regista Emanuela Ponzano, candidata all’Oscar 2018 con il corto “La Slitta” da lei diretto. Il suo lavoro è da sempre impegnato a toccare le coscienze, ma con La Slitta la regista si è superata, come testimoniano i grandi riconoscimenti internazionali che negli ultimi mesi sta avendo questo film, selezionato in 110 festival internazionali e vincitore di circa una quarantina di premi. A un passo dal premio dei premi per il mondo della cinematografia mondiale, La Slitta è stata selezionata ma proprio ora si è saputo che non andrà nella rosa dei finalisti a Hollywood.
emanuela ponzano oscar the way magazine
TRAMA – La Slitta vede protagonista Alfred, bimbo di una famiglia modesta in un villaggio isolato di montagna.I suoi genitori hanno forti pregiudizi sugli immigrati, sono infelici, annoiati e non facilitano la comunicazione. Il bambino decide di trasgredire l’ordine del severo padre di restare a casa e fugge per raggiungere i suoi compagni di scuola; ma sul cammino attraverso il bosco si perde. Impaurito, trova una slitta di legno con il suo proprietario, un ragazzino strano, diverso, di un altro Paese, che qualche volta aveva visto al villaggio.
 
Emanuela è appena stata insignita del Premio Vincenzo Crocitti – Primo Lustro – come attrice in carriera internazionale. Nata a Bruxelles in Belgio e di nazionalità italiana, Emanuela è attrice e regista di cinema  e teatro e vive e lavora tra Roma, Parigi e Bruxelles. Dopo l’associzione Germinal di teatro in francese fondata a Roma dal 2002 al 2005 con Tonino Scalia, Emanuela dirige la Compagnia KAOS creata in Belgio con l’attrice Virginie Ransart nel 2005 e costituita in associazione culturale a Roma nel 2010. Insegna movimento scenico e recitazione al Teatro francese di Roma e in diverse scuole.
L’attrice è reduce del set londinese del film “Thessalus & Medea” di Jan Hendrick Verstraten. Ricordiamo, tra le varie cose, che nel 2013 è stata alla Mostra del Cinema di Venezia con “La Jealousie” di Philippe Garrel.

emanuela ponzano

Hai vinto il Premio Vincenzo Crocitti 2017 come Attrice internazionale. Cosa hai provato e cosa rappresenta questo riconoscimento importante nel tuo percorso artistico?

È sempre un momento magico vincere un premio che sia piccolo o grande. Il riconoscimento nel nostro settore è importante. Quest’anno pur avendo vinto vari premi specifici nei festival per il mio cortometraggio La slitta e essere entrata nella qualifica agli Oscar 2018, il Premio Vincenzo Crocitti è stata una bellissima sorpresa. Prima di tutto è un riconoscimento nazionale che valorizza democraticamente il percorso degli artisti e già questo in Italia trovo che sia eccezionale..E poi perché alla consegna del premio l’atmosfera data dal comitato e dai vari artisti premiati, l’attenzione posta agli esordienti, le parole incoraggianti del direttore artistico Francesco Fiumarella per il nostro mestiere, mi hanno fatto sentire in un ambiente giusto dedicato all’arte e al merito e non è poco .Nel mio percorso d attrice ricevere questo premio è uno slancio ed una conferma per delle scelte sempre più internazionali che sto prendendo per il mestiere. Tra Roma Londra e Parigi mi piace definirmi un’artista italiana nel mondo ma anche un artista europea ed internazionale. Siamo interpreti del mondo e se è possibile possiamo esprimerlo in altre lingue.

Emanuela Ponzano regista

Cosa significa per te arrivare alla qualifica per gli Oscar con un film sull’uguaglianza e la solitudine al tempo stesso?

Il tema del mio film è un tema giusto per i nostri tempi ahimè. Si parla di razzismo, di paura del diverso e nello stesso tempo il film porta soluzioni come la libertà di pensiero dei bambini malgrado l’educazione, la solidarietà, l’uguaglianza, l’amicizia. La slitta è la ROSEBUD del Quarto potere di Orson Welles che ci ricorda l’importanza dell’infanzia, del gioco e che per fortuna quando scende va veloce e supera i pregiudizi. Penso che questo film non possa lasciare indifferenti gli americani per il momento storico che stanno vivendo. Ma il più importante è essere arrivati a questa qualifica dopo aver percorso un anno e mezzo di festival (110) in tutto il mondo. Il film è stato visto da diversi popoli, culture e per il messaggio che porta per me questa è la cosa più importante.

Ti eri immaginata già a Los Angeles? Che aspriazioni hai?

Sono una regista con i piedi per terra e anche se ho molta immaginazione preferisco lasciarla per il lavoro. È già un bellissimo risultato aver raggiunto il traguardo degli Oscar ed essere tra la centina di cortometraggi da tutto il mondo qualificati. Aspiro a migliorarmi e a ricominciare come fosse il primo giorno, sempre. Aspiro a sbagliare e ad imparare. Aspiro a continuare a fare. Fare film, scrivere, realizzare ed emozionare. Se poi si vince, come dicevo prima è un momento magico che ci aiuta a sognare per poi risvegliarci e ricominciare.

I ragazzi del film in che rapporto sono ora con te? Sono mai stati alle premiazioni?

Riccardo Specchio e Alban Pajolli li sento spesso e siamo in continuo contatto con le loro famiglie. Sono venuti spesso alle Premiazioni e per loro è importante continuare la vita del film dopo il set anche per veicolare il messaggio. Loro sono i primi testimoni, i protagonisti. Senza di loro il film non esiste.

Emanuela Ponzano

Hai lavorato anche in Belgio e Londra, mi racconti le differenze dell’arte dello spettacolo che hai riscontrato rispetto all’Italia?

Questa è la domanda che aspettavo ma che in fondo e purtroppo già tutti ne conoscono la risposta. Le differenze sono semplici da definire e non sono esagerate. Cercherò di riassumere in poche parole: competenza, umiltà, serietà, merito, rischio, dedizione e comunità. Sono parole forti che purtroppo non ritrovo spesso o quasi mai in Italia. Nel nostro paese non frega a nessuno se una persona è competente. Diciamo che subentra in secondo piano. E’ un problema culturale, antico che si fonda sulle amicizie, sui clan, sullo scambio di servizi, sull’appartenenza familiare o politica. Gli artisti sono stati distrutti da questa mentalità e si sono sempre più isolati e divisi. Ecco perché la categoria degli attori per esempio oggi, ha difficoltà ad essere riconosciuta, a farsi sentire, a protestare insieme per il contratto nazionale dell’audiovisivo, che neanche ancora esiste; quando invece negli altri paesi, si sa, già da tempo lo hanno instaurato,difeso con i denti e sigillato… .

Cosa dovrebbe avere un film per essere ricordato secondo te?

Emozione, purezza, semplicità, verità viscerale. Poesia.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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