Magazine - Fine Living People
Society

Society - 03/03/2018

Pensieri incontenibili, le lettere di Frida Khalo

La nostra grafologa Marianna Nobile ha analizzato gli sritti in mostra al Mudec. Ecco il quadro della personalità della grande artista.

Al Mudec di Milano, fino al 3 giugno si può visitare una mostra emozionante che celebra la grandissima artista messicana FRIDA KHALO.  La mostra si intitola “Oltre il mito”: si entrerà in contatto con una parte più intima di Frida grazie anche all’archivio di Casa Azul, scoperto nel 2007, che ha fornito materiale espositivo in grado di restituire una figura inedita dell’artista.

 

Chi è Frida Khalo?

Nasce a Coyoacan (Messico) nel 1907. Frida però diceva sempre che era nata nel 1910, poiché si sentiva figlia della rivoluzione messicana di quell’anno e del Messico moderno. Questo aspetto ci racconta già qualcosa del suo temperamento vivace e politico.  Il padre (che l’amava moltissimo e la considerava la sua figlia prediletta) era Guillermo Kahlo, un fotografo nato da una famiglia ebraica di origine ungherese. La madre era Matilde Calderon y Gonzalez, una benestante messicana di origini spagnole e amerinde. Molti dei suoi quadri sono pregni delle sue origini così ibride. Frida ama rappresentarsi con folte sopracciglia per affermare le sue origini meticce, così come con il vestito messicano e le gonne sfarzose delle donne di Tehuantepec, vicino a Oaxaca, luogo che ha una reputazione di “società matriarcale”. I suoi riferimenti pittorici, l’arte precolombiana, quella popolare messicana evidenziano la forza delle sue radici.

Il mito di Frida nasce dalla sua grande forza interiore: affetta da spina bifida sin dalla nascita, all’età di 18 anni ebbe un incidente drammatico durante un viaggio in autobus che l’avrebbe riportata a casa, da scuola. Da lì in poi rimase a letto per molti mesi e subì un numero incredibile di interventi che le segnarono il fisico e contribuirono a far si che il tema della sofferenza fosse costantemente presente nella sua vita. Nonostante ciò, iniziò a dipingere sdraiata a letto e incominciò così una serie di autoritratti.

Quello che lei considerò il suo secondo incidente fu l’incontro con DIEGO RIVERA, già famoso all’epoca, che la sposò nel 1929 per la prima volta e da cui, poi, si separò e si ri-sposò una seconda volta. Frida in un famoso quadro dipinse l’ossessione che Diego rappresentava per lei: un amore difficile e con numerosi tradimenti, tra cui quello più difficile da sopportare con la sorella minore di Frida, Cristina.

La scoperta più entusiasmante che ho fatto nei panni di grafologa e visitatrice della mostra sono state le lettere di Frida che ho fotografato e che mi hanno fatto venire il desiderio di conoscerla anche attraverso la sua parola scritta contenuta in diari e poesie. Utilizzava le parole in modo molto curioso…le inventava anche, come questa frase: “È lecito inventare verbi nuovi? Voglio regalartene uno: “io ti cielo, così che le mie ali possano distendersi smisuratamente, per amarti senza confini.”

Proviamo quindi a viaggiare tra le righe e a scoprire qualcosa di più sulla sua grafia. Tra l’altro, Frida potrebbe essere studiata anche attraverso i suoi scritti. Le sue tante lettere, nei diversi periodi della sua vita, rendono possibile ricostruire la sua storia, la sua arte, la sua sofferenza per i tradimenti e l’impulso fortemente politico per il suo paese.

frida khalo scrittura Questa lettera di Frida è del 15 dicembre 1922 ed è indirizzata ad Alejandro Gomez Arias, uno studente di diritto e giornalista, ispiratore del gruppo dei Cachuchas che sostenevano il socialismo nazionale. Frida si innamorò di Alejandro quando era molto giovane e studiava con lui alla Escuela Nacional preparatoria. Occorre premettere che la scrittura si personalizza sulla base del modello appreso e il modello varia a seconda dell’epoca. Bisogna, dunque, sempre tener conto del paese d’origine e dell’epoca dello scrivente. In questa lettera si nota un’impostazione ordinata, regolare, con un ritmo posato che è indice di stabilità, di resistenza e di costanza e anche di senso del dovere. Il movimento controllato produce forme accurate che non portano slanci. Questo aspetto, a mio avviso, è molto importante perché denota la presenza di uno spirito in grado di fronteggiare con calma gli imprevisti e questo auto-controllo e disciplina le serviranno molto nelle difficoltà e nella sofferenza che il destino le riserverà.  Il modello è tipografico e fa riferimento ad una certa attitudine ai libri e alla cultura. Denota senso estetico ed artistico ed anche un certo rigore.

La dimensione delle lettere, mediamente piccola, indica una mente concentrata, riflessiva e precisa che trasferisce il sentimento dell’io nel sapere. Non bisogna dimenticare, infatti, che Frida era portata per le scienze e intraprese un rigoroso corso di studi, poiché intendeva frequentare la facoltà di medicina per diventare medico. I medici donna all’epoca erano una rarità.  Anche se non raggiunse quell’obiettivo, il bagaglio di conoscenze che acquisì le fornì una competenza molto specifica che realizzò anche rappresentando dettagliatamente organi vitali e parti anatomiche che, evidentemente, aveva studiato in biologia e fisiologia.

La sua è una scrittura legata con pochi stacchi di penna che fa riferimento, in questo contesto, ad un pensiero logico – deduttivo, capacità di sintesi, con elevata consequenzialità tra procedimenti mentali ed operativi e tenacia nel raggiungimento degli obiettivi. Il collegamento, oltre che fornire coesione alla scrittura, è indice anche di coesione nell’identità della scrivente, capace di non lasciarsi influenzare né demotivare. Si notano alcuni “affondi” verso il basso a sinistra “a carico” di tratti iniziali di lettere, che potrebbero essere interpretati come una ricerca di forze viscerali che attingono alle radici famigliari e alle tradizioni della sua terra da cui trarre forza ed energia per andare avanti. Ci sono anche aste inferiori che scendono profondamente sotto il rigo di base e che, oltre a rappresentare un ulteriore rinforzo delle sue affermazioni, rappresentano la parte più istintuale e pratica di Frida, la sua sensualità che emergerà con preponderanza quando sarà più adulta. Come anticipato, lei era molto legata alla sua famiglia e, in particolare, al padre che fu tra i primi ad intuire il suo genio e ad appoggiarla incondizionatamente e alla sorella Cristina, con la quale aveva una differenza di soli 11 mesi. Riguardo poi al suo attaccamento alla natura, c’è una sezione specifica all’interno della mostra dedicata proprio ai dipinti che la legano a questa dimensione. Il tratto della scrittura appare generalmente ben inchiostrato con qualche disuguaglianza e questo dimostra una buona canalizzazione dell’energia vitale che fa riferimento ad un temperamento ardente, seppure in grado di dominare gli impulsi.  La firma centrale e sottolineata potrebbe far pensare ad un bisogno di mettersi al centro dell’attenzione, di essere riconosciuta per il suo ruolo e di non passare certamente inosservata.

La lettera iniziale “F”, lettera della femminilità, è molto sopraelevata, separata da uno spazio dal resto del nome. Il punto finale a destra del nome testimonia una certa assertività nel suo proposito di incidere la realtà e di dire l’ultima parola.  Un’analisi attenta di questa lettera può svelare come dietro un’apparente posatezza e regolarità di struttura si nasconda una impetuosità, uno spirito battagliero e una personalità ardente tenuta a freno. Questo lo si evince soprattutto negli attacchi iniziali, nelle barre delle “t” e nelle finali dove le irregolarità pressorie sono proprio il freno di una scarica energetica.  Dalle testimonianze dello stesso Alejandro Gomez Arias emerge quanto Frida nella sua gioventù fosse molto spavalda e avversa alle regole e, da qui, il suo desiderio di cercare l’amicizia di ragazzi che non amavano sottomettersi alla disciplina. Questa incongruenza tra carattere e scrittura può trovare spiegazione sia nel fatto che la scrittura risenta del modello calligrafico dell’epoca, come anticipato, sia nell’idea che Frida si impegnasse molto nei suoi studi grazie al suo talento e al privilegio di poter essere l’unica figlia a poter studiare. La sua precisione nella forma della scrittura si riverberava anche nel suo talento pittorico: Frida aveva addirittura preso in considerazione la possibilità di dedicarsi all’illustrazione scientifica come professione, anche se poi si accorse di preferire uno stile fumettistico di gran lunga più espressivo e originale.

Nelle sue lettere Frida ci affida l’essenza della sua vita, fatta di ideali, di passioni, della grande sofferenza che ha segnato irrimediabilmente il suo fisico. Lo fa con un linguaggio diretto e di forte impatto emotivo, pur conservando una forma grafica composta e misurata, quasi volesse in questo modo allontanarli da sé.

Analogamente: “La sua pittura visionaria, quasi surrealista, la porta sulla scena con un’espressione che, seppur immobile, ha un’energia dirompente e il racconto della sua vita e del suo dolore prende vita da tutti gli elementi e i simboli che la circondano: gli animali, la natura messicana, cuori zampillanti, lacrime, uteri, feti, busti lacerati. I suoi auto-ritratti sono straordinari perché riescono a fondere perfettamente il sé pubblico con il sé intimo e psichico, rendendo visibili eventi ed emozioni che raramente sono stati riconosciuti come legittimi soggetti d’arte”.

lettere di frida khalo mudec

In questa lettera del settembre del 1925 si nota già un’impostazione più libera dai “canoni” con la presenza di personalizzazioni e una presa dello spazio quasi invadente. Infatti la scrittura presenta scarsi margini con alcuni movimenti ampi in corrispondenza di alcune lettere: questo testimonia una natura più libera ed espansiva che vuole apparire anche con un po’ di esibizionismo. La tenuta del rigo rimane sempre orizzontale con qualche oscillazione ad indicare una maggiore inquietudine e coinvolgimento emotivo ma anche capacità di adattamento e flessibilità. In questo scritto Frida ha circa 18 anni e quindi ha abbandonato l’impostazione “rigida” dell’adolescenza per avvicinarsi ad un modello più confacente alle sue caratteristiche, più spontaneo, anche se conserva ancora qualche segno più scolastico (adolescenziale).

L’invadenza dello scritto nello spazio è anche un segno di difficoltà a svincolarsi dal proprio “io”, un bisogno di esteriorizzarsi e una grande facilità comunicativa. La firma con la finale della “a” di Frida che si allunga verso destra seguita da un trattino finale (del procuratore) fanno pensare ad un bisogno di affermarsi e di avere l’ultima parola, a riprova di un temperamento impositivo. La presenza di lettere tonde di forma “ovoidale” indica un adattamento flessibile ed intelligente con una capacità di trovare soluzioni immediate di fronte alle problematiche. Un’altra annotazione riguarda l’intrico delle righe: questo aspetto dimostra un pensiero molto soggettivo con un’effervescenza mentale difficile da contenere.

La tenacia e l’amore per la vita (nonostante tutto) non l’hanno mai abbandonata, unitamente ad uno humour che la caratterizzava anche nel parlare della presenza della morte nella sua vita.

“Mi auguro che l’uscita sia allegra e spero di non tornare mai più” compare nella sezione della mostra dedicata al tema del dolore nella sua vita.

La sua menomazione e l’esperienza di essere una creatura speciale che lottava nella più stretta solitudine si trasformarono nel capitale spirituale e artistico di Frida. Dal suo corpo pieno di ferite sorse il progetto di fare della sua vita qualcosa di unico. Si truccava, si addobbava e compensava la sua mancanza fisica con modi non ordinari e sfacciati, ossia ribellandosi di fronte al convenzionale”.

Un altro prezioso documento autobiografico della pittrice è offerto da un diario che ha accompagnato l’autrice negli ultimi tumultuosi 10 anni della sua vita, dal 1944 al 1954: non più lettere ma un dialogo intimo fatto di pensieri, poesie, sogni. Pagine senza margini, in cui lo spazio tra le righe è ridotto, dove la forma della scrittura diventa più grande e spettacolare…quasi teatrale! A riprova di una sensualità, di un’attitudine a calcare la scena ma anche di un logorio interiore dovuto alla sua grande richiesta affettiva che trapela dalla scrittura.

frdia khalo quaderno

Frida con i suoi dipinti e i suoi numerosissimi scritti ci ha lasciato un piccolo tesoro da esplorare, da capire…e forse occorre ancora approfondire e studiare una figura femminile così moderna per i tempi in cui è vissuta e così profondamente autentica e coraggiosa…con le sue mille sfaccettature, così come ho cercato di delineare attraverso la scrittura e i suoi dipinti.

Credo che sia un modello per tutte le donne e per la parte “ribelle” presente in ognuna di noi. Ammiro quel voler “mettere in parola” le sue emozioni attraverso le lettere e le poesie (numerosissime!) e attraverso i suoi dipinti che emozionano, scuotono e fanno riflettere e dove occorre andare “oltre”, per capire il valore simbolico di ogni singolo elemento.

TESTO E FOTO a cura di Marianna Nobile – grafologia.nobile@gmail.com

 

Marianna Nobile ha una laurea in  Scienze e tecniche psicologiche e una lunga esperienza da consulente in human capital. La sua analisi grafologica può essere applicata in svariati campi, dal motivazionale al giuridico, ed è un valido mezzo di analisi per la formazione e l’orientamento.
Iscritta all’Associazione Grafologi professionisti con la certificazione come Grafologa Professionista nel settore Professionale, nel 2016 ha vinto il concorso grafologico “Un ritratto per te” indetto da AGIF-Roma, ed è risultata prima ex aequo all’esame finale per il titolo di Grafologa a Roma nel 2014. Ha frequentato la scuola ARIGRAFMILANO, importante associazione italo-francese di grafologia in Italia.
Del suo lavoro dice: “La scrittura che rivela incredibilmente aspetti del nostro carattere a volte sconosciuti anche a noi stessi. La scrittura si modifica nel corso degli anni, risente della scelta dello strumento grafico e del tipo di carta usata, così come della dimensione del foglio. È influenzata dalle tradizioni culturali e dalle aree geografiche di appartenenza. L’analisi della scrittura è uno strumento affidabile che offre informazioni attendibili sull’intelligenza, l’emotività, il modo di relazionarsi con le persone. Fornisce una fotografia delle caratteristiche fondamentali del soggetto e permette di valutare le capacità relazionali e le attitudini professionali”.

 

Bibliografia consultata e contributi:

“From Frida with love” – Lettere di Frida Khalo a cura di Diego Sileo

“L’intelligenza razionale e l’intelligenza emotiva” di Lidia Fogarolo – Edizioni Messaggero Padova

Un ringraziamento particolare alla dott.ssa Anna Barracchia (grafologa e amica) per i suggerimenti preziosi e la cura dei dettagli.

 



Luxury - 08/03/2018

A Barcellona un Bulgari tutto nuovo

Un'eccellenza dei gioielli riconosciuta in tutto il mondo che si affida a uno studio vicentino per u [...]

Trends - 17/09/2018

I prodotti di casa dialogano e si ampliano a HOMI

Profumerie che fanno accessori, tessuti che diventano arredo, oggetti forgiati in diverse forme che [...]

Leisure - 04/04/2018

I nove viaggi nel tempo di Alcantara in mostra a Milano

Il terzo capitolo della collaborazione tra Alcantara e gli artisti contemporanei è un ambizioso via [...]

Top