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Society - 02/11/2017

Simone Liconti: “Ecco come la lirica italiana incanta gli asiatici”

Un tour di cinque mesi tra Corea, Russia, Cina, Giappone per il tenore bergamasco. Che dice: "Qui il belcanto è venerato".

Simone Liconti, tenore bergamasco da anni in attività in tour in Italia e all’estero, è attualmente la bandiera della lirica italiana nel Far East. Dopo esperienze nei teatri più prestigiosi, lo scorso marzo ha deciso di accettare una proposta allettante dal suo agente: essere tra i protagonisti di Sapori d’Italia, lo spettacolo itinerante che per cinque mesi dallo scorso settembre, sta portando il belcanto italiano nelle hall più importanti dell’Estremo Oriente.

La dedica dal Giappone di Simone Liconti ai lettori di The Way Magazine.

La dedica dal Giappone di Simone Liconti ai lettori di The Way Magazine.

Simone ha studiato canto lirico al Conservatorio Verdi di Milano e si è perfezionato con insigni maestri quali Robleto Merolla, Paolo Barbacini, Montserrat Caballe, Simone Alaimo.
Ha debuttato professionalmente nel 2007 presso i teatri auditorium delle Marche con Tosca, Madama Butterly di G Puccini e Traviata di Verdi, in forma semi scenica con ensemble orchestrale. Ha interpretatoTuriddu nella Cavalleria Rusticana di Mascagni, Canio ne I Pagliacci di Leoncavallo, Ismaele del Nabucco di Verdi, Don José nella Carmen di Bizet. I critici lo ritengono di vocalità ampia e brunita di colore, caratteristica che gli consente di affrontare con disinvoltura ruoli di tenore romantico e lirico-spinto.

Per noi di The Way Magazine ha tenuto un diario fedele e intimo di quello che sta attraversando, professionalmente e umanamente, in questo lungo tour asiatico.

Simone, come è iniziata questa avventura?

In un periodo di forte crisi del teatro musicale in Italia e ormai in Europa, il mio agente mi ha proposto già da marzo una tournée di concerti in Asia, è più precisamente negli stati di Cina, Giappone, Corea, Russia e Vietnam. Io ho accettato immediatamente con grande entusiasmo e audacia.simone liconti the way magazine lirica asia (2)

Avevi già calcato palcoscenici prestigiosi all’estero?

Nel settembre 2012 ho tenuto vari recital lirici in Polonia, a Rzeszow e Sanok. L’anno dopo è stato ancora più emozionante, nei teatri di Sosnowiec e Katowice mi sono esibito con una giovane orchestra polacca per la commemorazione del celebre tenore locale Jan Kiepura proponendo le musiche più belle del panorama internazionale e della musica popolare italiana e del melodramma. In quel caso avevamo anche la televisione locale a riprendere i concerti.

Ora ti stai confrontando con tutt’altro pubblico. Che impressione hai?

Ho studiato al conservatorio di Milano e nella mia classe vi era un’importante presenza di cantanti asiatici tra cui giapponesi e coreani. Da lì, ho imparato ad osservarne i comportamenti e i loro modi, rispettarne la tradizioni frequentandone le case. Oggi, ospitato nei loro Paesi, così fortemente diversi dal nostro, per cultura e tradizione, ho avuto da subito una grande accoglienza di pubblico e critica. I giapponesi sono da sempre un popolo culturalmente disciplinato e attento, che guardava già 40 anni fa all’Occidente per “copiarci” riproponendo poi in meglio ciò che studiavano da noi, anche nel belcanto.

Simone Liconti in visita ai templi di Nagasaki.

Simone Liconti in visita ai templi di Nagasaki.

La vita tipica di un cantante lirico in tour all’estero come è?

Non c’è molta differenza, a parte dare un occhio sempre agli alimenti, ma in ogni luogo, jet lag a parte, diventa uguale, perché il rigore e la disciplina che mettiamo a disposizione della musica, sia nell’opera che nel concerto, è la medesima che in Italia, America o Asia.

Dal punto di vista musicale sappiamo tutti che siamo molto venerati lì, ma cosa apprezzano di più?
Ci amano perché ci vedono come delle star hollywoodiane, per charme ed aplomb, anche se siamo artisti di teatro musicale. Ma perché sanno che il nostro modo di essere non è il loro, e come tale, si sa che l’uomo per sua indole, è attratto dal suo opposto. Ci apprezzano soprattutto per la moda, le arti artigianali, sartoriali e ovviamente, per il belcanto italiano. Pavarotti docet!

Anche i tenori provano il vero sushi. Qui a Fukuoka.

Anche i tenori provano il vero sushi. Qui a Fukuoka.

Come è il pubblico quando vi esibite? Differenze con l’Italia ne hai trovate già?
È accogliente e amabile, come mi raccontano era quello italiano di 50 anni fa. Da noi oggi il nostro mestiere è dato ormai per scontato e quasi del tutto inosservato, colpa anche della politica che non aiuta l’arte musicale e ancor più in generale, la cultura. Certamente, quel divismo dell’età dell’oro dell’opera si è ormai perso, ma qui si respira ancora uno strascico di quell’epoca. Credo ci sia sempre ammirazione perché rappresentiamo la diversità, oltre che la qualità di ciò che proponiamo e che abbiamo ancora nel sangue.

Quale tipo di repertorio è più apprezzato?

Da sempre, le romanze napoletane più conosciute, ‘O sole mio, Torna a Surriento, Core N’grato, Santa Lucia, mentre l’autore più venerato resta da sempre Giacomo Puccini, il grande compositore toscano, che lasciò il ricordo di Madama Butterfly nei cuori dei giapponesi. Infatti è ricordato per aver ambientato l’opera a Nagasaki, pervasa della dolcezza e fierezza tipica delle donne giapponesi legata alla poesia del melodramma e della musica. Puccini era esterofilo per sua natura, e dedicò quel lavoro al Giappone.

Quando si fa un tour così lungo lontano da casa, per un europeo quale è la cosa più soddisfacente?
Beh, se ti sai adeguare, tutto! Dalla cucina, che adoro in ogni sua sfumatura e colore, specie quella giapponese con i noodles e ramen, a Fukuola e Kanazawa i migliori che abbia assaggiato ma anche il più popolare sushi, agli applausi a scena aperta al termine di un’esibizione. Spesso capita anche durante, sono tributi alla nostra musica veri e spontanei da lasciare senza fiato dalla commozione. Fino allo stupore della disciplina per l’attesa della metro o ai semafori a Tokyo. Per non parlare del sistema di salvataggio in caso di emergenza sisma o incidenti stradali.

Simone Liconti ha scattato per The Way Magazine questo selfie in camerino prima di andare onstage, in tour in Asia.

Simone Liconti ha scattato per The Way Magazine questo selfie in camerino prima di andare onstage, in tour in Asia.

Conservi con te una sensazione di prestigio che hai provato lì in Asia e un ricordo emozionante della tua carriera invece in Italia, che resta il posto dove la tua disciplina è nata?
Il prestigio che ho qui è pressoché impagabile per me oggi, ma del resto lo si sa, nemo propheta in patria. Qui al termine di una romanza napoletana balzano in piedi in un turbine di applausi. In Italia, il più grande scoglio e risultato avuto da me stesso è stato a Trapani per il teatro del luglio musicale. Affrontai da subito un repertorio impegnativo di due ruoli nella stessa serata. Turiddu nella Cavalleria Rusticana di Mascagni e Canio de I Pagliacci di Leoncavallo. Due ruoli molto ardui vocalmente ed interpretativamente, fu per me un trionfo di merito ma per il direttore del teatro e il direttore musicale fu cosa normale e routinaria.

Simone Liconti, riconosciuto come tenore, ha tenuto un'esibizione improvvisata in un negozio di Tokyo.

Simone Liconti, riconosciuto come tenore, ha tenuto un’esibizione improvvisata in un negozio di Tokyo.

Quindi stai affrontando questo tour nella dimensione giusta?
Mi trovo benissimo e dentro di me spero che fosse sempre così ovunque. Essere lontano da casa non mi fa sentire a disagio e comunque, con i mezzi di oggi, whatsapp o Skype, è un po’ come essere lì, anche se il calore di un abbraccio materno o di un amico non c’è. Tuttavia, si pensa sempre avanti inseguendo il proprio sogno, tanto atteso e desiderato, amato e odiato, ma alla fine realizzato.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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