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Society - 01/07/2019

Tra storia e leggenda: la nascita dello champagne

Pierre Pèrignon era un monaco benedettino. Il mistero in Francia del passaggio da vino fermo a spumante.

Gli ormai celebri vini della regione della Champagne-Ardenne, a nord-est della Francia, erano ben diversi da come si presentano oggi: erano infatti dei vini fermi (senza bollicine) e rossi, prodotti dai monaci delle varie abbazie presenti in zona e usati come vini da messa.

Vediamo quindi nel dettaglio qual è stato il percorso dello champagne e in che modo consumarlo per valorizzarne il gusto e rendere onore al suo passato.

Dom Pierre Pérignon e l’abbazia di Hautvillers

Nel 1668 il giovane monaco benedettino Pierre Pérignon fu inviato come tesoriere all’abbazia benedettina di Saint-Pierre d’Hautvillers, una delle più antiche di tutto il mondo e in stato di totale abbandono per via delle guerre e dei saccheggi dei decenni precedenti. Qui Pérignon, che aveva una grande dimestichezza con i vigneti grazie al lavoro svolto nei campi di famiglia, si impegnò per far tornare la vigna al suo stato originario. Selezionò quindi i vigneti più adatti per la produzione del vino, affinando le tecniche di assemblaggio di uve (provenienti quindi da zone diverse ma appartenenti alla stessa tipologia) e ottenendo un mosto chiaro.

Come sia avvenuto il passaggio da vino fermo a spumante resta ancora oggi un mistero. Secondo alcuni l’abate era solito aggiungere fiori e zucchero nella bottiglia prima di chiudere la bottiglia, al fine di rendere il vino più gradevole; così facendo avveniva una rifermentazione del vino, che diventava frizzante presentando la classica spuma all’apertura. Secondo altri, invece, il vino veniva spostato dalle botti alle bottiglie subito dopo la fermentazione (in quanto vi invecchiava male); così facendo, gli aromi si conservavano bene ma il vino diventava spumante, facendo scoppiare molte bottiglie. In ogni caso, l’abate ne apprezzò il sapore e decise di perfezionarne la produzione.

Oltre allo champagne, a Pérignon dobbiamo l’uso dei tappi di sughero di forma conica: in precedenza veniva infatti usata cera fusa e stoppa.

Gli abbinamenti consigliati

Per quanto riguarda gli abbinamenti c’è da dire che questo tipo di vino è perfetto da sorseggiare mangiando ostriche o, più in generale, piatti a base di pesce (soprattutto aragoste e salmone). La tipologia di champagne più indicata in questi casi è quella ottenuta esclusivamente da uve bianche (principalmente Chardonnay), per via del gusto che si addice maggiormente a queste portate; per non restare mai “a secco”, dunque, è bene fare scorta di champagne Blanc de Blancs su Tannico, ad esempio, in modo da avere sempre a portata di mano una bottiglia di questo raffinato vino dal profumo elegante.

Non solo pesce, però: anche una portata di carne dal sapore deciso (come quella di manzo) può essere un ottimo accompagnamento per un buon calice di champagne, e lo stesso dicasi per la pizza, a patto che l’impasto sia di ottima qualità.

Come servire lo champagne

Per valorizzare e apprezzare al massimo le qualità dello champagne è bene prima di tutto servirlo alla giusta temperatura: quella corretta è 8°C, ma può anche essere abbassata di un paio di gradi, soprattutto in caso di aperitivo o di giornate molto calde.

Anche il bicchiere fa la differenza: meglio evitare la coppa, che fa disperdere troppo velocemente le bollicine, e preferire il classico flûte o uno a forma di tulipano. Per quanto riguarda il materiale, è consigliabile utilizzarne uno in vetro o cristallo per far sì che il vino resti fresco. Altri suggerimenti da intenditori: il bicchiere va tenuto sempre dal piede, per non riscaldare questo prezioso vino, e non va mai riempito oltre la metà!



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