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Style Story

Style Story - 04/09/2017

L’estate sta finendo? I miti estivi che generano trend

Lo style guru di The Way Magazine, Stefano Regina, ci porta a spasso nel tempo. Quando lo stile rendeva intramontabili anche i luoghi dove nasceva.

Esistono due luoghi al mondo che incarnano perfettamente l’ideale di mito e icona dell’estate. Due luoghi, il cui solo nome basta ad evocare immagini, sapori, odori, suoni che accompagnano e attraversano la storia del costume, dello stile, del cinema, della musica, della cultura. Due grandi regine del Mediterraneo, tra jet-set internazionale, feste esclusive, bellezze paesaggistiche.

Basta dire Capri e Saint Tropez. Sono il primo format di industria del turismo di lusso perfettamente riuscito, longevo e ancora oggi in ottima salute.

Marketing aspirazionale ed esperienziale si sono inconsapevolmente fusi azionando con forza cinque leve potentissime.

Cinque sono le memorie dell’essere umano, come cinque sono i sensi. Vista, udito, olfatto, gusto, tatto. Unendo tutti gli ingredienti otteniamo una formula magica che agisce direttamente sulle emozioni, creando una memoria.

Ogni memoria ha necessità di riconoscersi, celebrarsi, condividersi con le persone che si amano.

Nessun altro luogo al mondo come Capri e Saint Tropez è riuscito a generare perfette cartoline che unissero tutti questi aspetti.

 

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1 – VISTA: la loro bellezza paesaggistica è fuori dubbio. Capri con i suoi faraglioni e la grotta azzurra, Saint Tropez con le sue bellissime spiagge e la vegetazione in un’ambientazione provenzale.

Ma la bellezza non basta. Sono tanti i posti stupendi.

Se alla meraviglia di un’ambientazione aggiungiamo un’emozione; e se questa emozione viene raccontata dall’industria dei sogni, dal cinema, ecco che allora vedremo il mito.

All’improvviso ci appariranno Sophia Loren e Clark Gabel e Capri non sarà più solo una piccola e bellissima isola immersa nel golfo di Napoli, bensì diventerà un emozione da ricercare e ripetere, incorniciata nella cartolina perfetta del film “La Baia di Napoli”.

Film reso celebre dalla canzone di Renato Carosone che con il motivetto “ Tu vuo’ fa l’Americano” fa scatenare il mondo intero in un irresistibile Woogie Boogie.

O all’improvviso ci sembrerà di scorgere il broncio magnetico e sexy di Brigitte Bardot in “E Dio creò la femmina”.

Storia di una giovane ragazza che uscita da un orfanotrofio va a vivere in un piccolo villaggio di pescatori, Saint Tropez. E in un colpo solo vengono lanciati e consacrati a livello internazionale, B.B. come sex symbol e Saint Tropez come luogo in cui, le cose avvengono in un modo tutto francese, in toni intellettualistici e libertini.napoli Ed è subito mito.

2 – UDITO: I suoni che riecheggiano sono le musiche tipicamente partenopee.

Saranno Totò, Carosone, Peppino Di Capri a fissare per sempre nella nostra mente e nel nostro animo l’immagine di quei luoghi, tra amori, night life e malinconia.

E sarà proprio Peppino di Capri, nato sull’isola omonima, a cantare il mito di Saint Tropez con il ritornello di “Saint Tropez Twist” dando così alla dolce vita assieme a Capri, una sorella francese.

Sorelle gemelle, così simili e così diverse.

3 – OLFATTO: È considerato la più potente memoria che ha l’essere umano. Quello più primordiale, più animalesco, quello che ti arriva direttamente al cervello offuscando tutti gli altri sensi.

Non è un caso che i profumi di Capri e della Provenza siano così riconoscibili e famosi.

Da una parte la magia delle fragranze create a Capri da Carthusia; aromi che sono un’esplosione di fiori e frutti colorati, limoni, aranci, cedri, mandarini. O quelli creati da uno dei nasi più raffinati al mondo, il napoletano Bruno Acampora.

A celebrare Saint Tropez e la costa azzurra, ci pensano Fragonard, L’occitane en Provence e Chanel, immergendoci in un mix di odori più selvaggi, come la natura che circonda questa piccola penisola; tra note iodate e dune sabbiose, unite al Patchouli, all’odore degli aghi di pino, all’eucalipto, alla mimosa, alla lavanda.

La memoria avrà così il giusto cerimoniale olfattivo per celebrarsi, permettendoci di tornare in questi luoghi tutte le volte che lo vorremo.

4 – GUSTO: Due grandi scuole culinarie a confronto, quella italiana e quella francese. Ma non basta creare prelibatezze gustose. Ogni mito che si rispetti deve simbolicamente potersi riflettere anche a tavola.

Che sia la torta caprese o la tarte tropezienne, un limoncello ghiacciato o un vin rosè en “piscine”, una insalata caprese o una ratatouille, creeranno un’esperienza di sapori così intensa da introdurre queste ricette nei menù dei ristoranti del mondo intero e sulle tavole delle nostre case entrando a far parte della nostra quotidianità.

5 – TATTO: Il senso che attraverso le terminazioni nervose della pelle, permette di riconoscere la forma, la consistenza, e le caratteristiche degli oggetti.

Tatto è anche sinonimo di garbo, delicatezza, senso dell’opportunità del parlare o nel comportarsi. E qui diventa tutta una questione di stile.capri saint tropez

Il mito ha bisogno di capi iconici, oggetti che sappiano unire alla loro forma, delle immagini del vivere quotidiano o di avvenimenti storici così indelebili da catapultarci in una dimensione metacognitiva; trasformando quell’oggetto in un simbolo iconico.

Trovando una spiegazione alla differenza che c’è tra una borsa e una Kelly.

La borsa di Hermes nata nel 1937, ottiene subito un buon riscontro in termini di manifattura, qualità e livello, ma dovrà attendere un ventennio per raggiungere la fama, precisamente il 1956.

Siamo proprio in costa azzurra e Grace Kelly, una delle attrici più amate del cinema Hollywoodiano, da poco diventata Principessa di Monaco, cerca di nascondere la gravidanza di Carolina, celando il pancione ai paparazzi dietro la sua borsa Hermes.

La foto finisce sulla copertina di Life e da questo momento in poi, quella borsa senza fama, prenderà per sempre il nome della donna che l’ha resa celebre.

Considerata tutt’oggi una delle borse più belle al mondo e che ogni estate viene sfoggiata in un tripudio di misure, materiali, colori tra strade, spiagge, yacht e serate di Saint Tropez.

Tornando in Italia, l’immagine più forte è quella dello stile minimal lanciato nei ’70 da Jackie ‘O in vacanza a Capri; diventando simbolo di stile dell’isola e seguitissimo ancora oggi.

Make-up sunkissed, acconciature easy, look che strizza l’occhio all’etnico in chiave chic.

L’amore di Jaqueline Kennedy per Capri è noto, infatti la frequenterà anche da Signora Onassis.

I look sfoggiati divennero talmente iconici da resistere fino ai giorni nostri.

Uno stile facilissimo da riconoscere e ancor più facile da replicare; con i gioielli tra coralli e oro, trucco quasi inesistente o nude e le acconciature raccolte in stretti chignon elegantemente avvolte in splendidi foulard.

Spesso la si poteva ammirare girando tra i vicoli e le strade più note come Via Camerelle scalza con i sandali in mano.

I sandali capresi, i celebri sandali gioiello o con le borse a mezza luna di Gucci (ancora oggi il modello Jackie ‘O è tra i più gjackettonati); e quei giganteschi occhialoni da sole neri che sembravano dire; “ieri sera ho fatto tardi e mi sono divertita qui a Capri”.

Un tripudio di sensazioni, immagini, odori, colori, suoni che possiamo rivivere godendoci un aperitivo nella mitica cornice della piazzetta di Capri o al Senequier che dal 1887 è il punto d’incontro del jet-set o di chiunque lo voglia, immerso nella magia del porto di Saint Tropez; e qui rincontrare quei personaggi che hanno reso celebri questi luoghi, Valentino Garavani e Sophia Loren, Karl Lagerfield e Carolina di Monaco.

Ci ricorderemo così che, se abbiamo affidato le nostre vacanze ad un mito senza conoscerlo realmente o se lo abbiamo cercato in qualche altro format simile, c’è sempre una spiegazione logica e un forte motivo che traducano una così longeva notorietà.

Per entrare a far parte di un mito e restarlo a lungo è sempre necessario poggiarsi su solide e strutturate basi, create dalla stratificazione della cultura più che dalla forza dei denari.

L’estate sta finendo, but it’s just the beginning.

Stefano Regina
Nato e cresciuto a Sassuolo ( MO) da madre emiliana e padre napoletano ,entrambi ristoratori. Cresce tra cucine e banconi bar e tanti clienti. A 18 anni, diplomatosi Geometra, si trasferisce a Parma dove studia Conservazione dei Beni Culturali ,appassionandosi all'Arte Contemporanea. E' proprio al Teatro Regio di Parma che incontra per la prima volta il Teatro e, da mimo,diventa il lavoro con cui mantiene gli studi universitari. All'età di 22 anni parte per New York dove vive e lavora per un anno e mezzo. Partecipa alla realizzazione di diversi corti di nuovi e consolidati Film maker( Peter Greenaway, Cinzia Bomoll ),contemporaneamente lavorando come Barman in uno dei locali più in voga dell'epoca il Jackie 60, frequentato da avanguardie,designer e creativi di ogni genere. Rientrato in Italia, si diploma Attore presso l'Accademia Galante Garrone di Bologna e per 10 anni lavora come attore di Teatro, Televisione e Cinema. All'età di 30 anni si trasferisce a Milano e incontra il mondo del Retail Management e del Fashion Business. L'aspetto creativo e quello più manageriale e numerico lo appassionano e, attraverso il linguaggio della Moda, della Contemporaneità, della Cultura e del Marketing, diventa il lavoro nel settore a lui più congeniale. Con la gestione di diverse start up e re-branding nel mondo del Lusso e dei Multibrand, acquisendo esperienza ormai decennale; passando da Pirelli Pzero,Saint Laurent,partecipando alla creazione e allo sviluppo del progetto Mcollective,primo multibrand impostato per livelli di stati d'animo,sino all'attuale Stuart up worldwide di rebranding e sviluppo new concept per Vivienne Westwood e Andreas Kronthaler. Collabora con diversi istituti quali Ied Milano ,Instud,Professional DataJest ;seguendo corsi e docenze di marketing e fashion Buying e collaborazioni per progetti di marketing con Università quali Politecnico Milano (Polimoda) e West Minster University.
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