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Targets - 22/07/2019
IL RITMO E LA DANZA

Danzando con la mano del Togo

“Il ritmo e la danza ci curano e ci proteggono”, dice Akueson Dotcha, 40enne originario del Togo che a Milano sta facendo una sperimentazione sociale con le sue tradizioni. Dotcha, come lo chiamano i discepoli italiani, ha importato qui le sue danze e i suoi ritmi, facendone una professione. Ma anche un modo per coinvolgere italiani e stranieri in momenti di scarico e svago, danzando ‘mano nella mano’ col Togo.
Danzatore e cultore delle tradizioni locali, il divulgatore e artista africano ha approfondito le sue conoscenze a Lomè, dove si reca con volontari di tutte le provenienze, ogni anno per praticare la danza, il canto tradizionale e le percussioni africane con tutti quelli che vogliono imparare.
Con Dotcha, gli artisti di Assileassime Togo, l’associazione che ha creato per organizzare corsi ed esperienze di conoscenza e condivisione di questo piccolo paese (meno di 8 milioni di abitanti) molto interessante sulla sponda atlantica dell’Africa.
“Quando organizziamo i viaggi-stage in Togo – ci dice – è un’esperienza arricchita anche da seminari con musicisti e danzatori del luogo, oltre che da visite ai villaggi e alle bellezze naturali nei dintorni della capitale. Su richiesta è possibile partecipare a un divertente corso di cucina tradizionale con la chef togolese Mariette. Nei weekend  scopriamo  bellezze locali. Facciamo escursioni nella foresta di Kpalimè nella rigogliosa natura africana, organizziamo visite a villaggi per conoscere da vicino le antiche tradizioni. C’è anche l’opzione viaggio nel vicino Benin per percorrere la storica e suggestiva “Via degli schiavi”.

Hai fatto conoscere la musica e la danza del Togo agli italiani. Il tuo sogno ora quale è?

Aprire uno spazio mio interculturale per la danza afro. Vorrei che fosse uno spazio multiculturale e multietnico dalle varie influenze. Pensa che anche la danza dal nord al sud del mio paese cambia, così come cambiano le voci, percussioni, costumi per ogni momento della giornata. In ogni occasione c’è un canto con un movimento diverso.

Che tipo di discipline insegni?

Danza rituale e popolare, con echi voodoo che si mischia a canti tradizionali. Eseguiamo queste danze in gruppo anche per manifestazioni e occasioni di intrattenimento. Questo bagaglio tradizionale del mio paese è basato sulle danze propiziatorie per l’agricoltura, per il raccolto, per guarire, per ingraziarsi la pioggia, per unire, per litigare, per portare qualcuno in trans.

Cosa sorprende di più gli spettatori?

Quando faccio il mangiafuoco c’è sempre stupore. Ma devo dire sorprende la conoscenza che l’Africa fino a poco fa viveva su questi rituali e noi vogliamo mantenere queste tradizioni anche fuori dal nostro paese. Infatti ci riuniamo anche all’estero.

Cosa ti sei prefissato con la tua associazione?

 

Raccogliamo vestiti per il Togo, infatti l’associazione si chiama “Mano nella mano” in dialetto togolese ASSILEASSIME ed è un ponte tra l’Italia e il mio paese. Abbiamo vestito e mandato a scuola alcuni bambini con sostegno arrivato, ma ce ne sono ancora migliaia da aiutare. Chi vuole può finanziare l’aiuto con 95 euro all’anno. Ora che si vedono i frutti, mi chiedono tutti dell’Italia.

E invece a Milano come è la tua vita?

Mi sento a mio agio. Chi ha un appiglio con la danza ha un sacco di amici. La danza unisce, scarica e fa conoscere meglio di qualsiasi altra cosa. Io sono qui da 12 anni, insegno ogni sera, ad africani e a italiani, oltre a fare spettacoli e animazioni per eventi e festival. La cosa bella è che se inizio a ballare in strada, subito la gente si ferma e si mette a ballare con me. Si divertono.
C’è anche un aspetto sociale nell’insegnamento di queste danze. Ce ne parli?

La danza non ti fa arrabbiare, ti libera e ti rilascia una tranquillità. I litigi finiscono. Stiamo facendo progetto “Movimento-terapia” con alcuni ospedali italiani. Avrà un grande impatto, penso agli stranieri che sono scappati dalla guerra: hanno nella mente i corpi morti, non riescono a dormire. La danza può aiutare. Sono risvolti che ho già sperimentato perché ho collaborato con Teatro Utile con uno spettacolo al Teatro Franco Parenti.

Cosa senti tu nella musica rituale?

Adoro tutte le musiche, mi trascina anche il rumore del tavolo, anche il vento appena soffia. Per ballare bene devi capire la musica e cantare e suonare le percussioni nel modo giusto. La mia mamma è animista totale, io dall’animismo ho ereditato solo l’idea che tutte le cose sono a protezione della vita. Credo e rispetto la natura e gli amici, adoro Dio.

In Togo come si affrontano le differenze religiose?

Nel mio paese c’è la parte animista, la moschea e la chiesa. Tutte queste realtà sono assieme, tutti sono cugini per questo credo che in Africa vincerà la pace. Le due religioni saranno stanche di lottare, vorremmo tutti l’armonia. La danza unisce e ha un solo linguaggio. Io stesso ho fatto consocere migliaia di persone in Italia e in Africa attraverso la danza, e ora sono inseparabili anche essendo di religioni diverse. La religione della danza li ha uniti.

 

Per sostenere l’associazione Assileassime e i suoi progetti benefici:

assileassime24@gmail.com



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