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Targets - 14/02/2018
NAPOLI SVELATA

Un bar Liberty che riapre al Vomero

A Napoli la parte alta della città è tutto un susseguirsi di costruzioni Liberty di notevole pregio. Una manna per i cultori del “fin de siecle” che da anni organizzano pure tour per scovare i gioielli nascosti dell’era che arriva fino alla Belle Epoque (inizio 900). Tra queste la stazione della funicolare che porta al centro storico giù verso Piazza Plebiscito è un unicum. Ora nello stesso stabile riapre in Piazza Ferdinando Fuga al Vomero lo storico BAR CENTRALE in una nuova versione 4.0. Che vuol dire cordialità e all’esperienza della famiglia Reginelli, fondatrice dell’attività, si sono aggiunte la creatività e la visionarietà dell’imprenditore Mario Rubino per dare vita ad una nuova concezione di bar, sottolineata con il rafforzativo “4.0“.

bar centrale vomero

“Quattro Punto Zero non è solo una cifra di tendenza – confermano i soci Marco Reginelli e Mario Rubino – ma una dicitura che trova riscontro reale in tutte le nuove specialità e in tutte le nuove idee messe in campo, a cominciare dal nuovo lay out del locale”.

Incastonato nell’edificio Liberty della Funicolare Centrale, con doppio accesso dalla hall della funicolare stessa e dalla piazza antistante, Bar Centrale ha uno staff giovane per la colazione, la pausa pranzo, il ristoro pomeridiano, l’aperitivo, il dopocena. Il rito inamovibile del caffè cittadino ha quindi un nuovo hot-spot, con l’Espresso di caffè Karalis Red by Kimbo, il Babà Arrostito di Pietro Parisi, le “invenzioni” del barchef Salvatore Falco, la “Scarpetta Autorizzata“, il Kimbo Eletto preparato con la Cuccuma Napoletana (“Tammurriata Nera”), Il Negroni rivisitato 4.0, i dolci e le Tortine di Vincenzo Bellavia, “Il Caffè della Peppina” dedicato ai bambini e tante altre sorprese.bar

Ogni sera, per l’aperitivo, il Bar Centrale rende omaggio al cinema e alle arti visive con videoproiezioni di film rari e antologie fotografiche. Per il primo mese, il programma replica cortometraggi dei primi del Novecento realizzati da Hans Richter, Marcel Duchamp, T.A. Edison (con la celebre “Serpentine Dance”), Fernand Leger e altri.

Il tetto del Bar Centrale è oggi arricchito da due suggestive installazioni: una permanente, costruita come un binario ferroviario con scritte la neon delle quattro fermate della Funicolare che guardano ad altrettante rivisitazioni grafiche dei progetti storici riproducenti la meccanica e il funzionamento della caratteristica ferrovia; ed una installazione in movimento perpetuo, dedicata ad esposizioni temporanee, già programmate nel numero di una al mese.

Artefici della rinascita del bar sono Alessandro Castellano, designer che ha partecipato a concorsi internazionali; Salvatore Falco figlio e fratello di chef, formatosi nei ristoranti di famiglia specializzandosi in seguito nella cucina internazionale con un focus sui prodotti ittici; Pietro Parisi, il cuoco di Palma Campania che ha aperto un laboratorio del gusto; Mario Rubino, medico chirurgo che si è dato alla ristorazione.

Il progetto architettonico del nuovo Bar Centrale 4.0, disegnato dall’architetto Alessandro Castellano in collaborazione con gli arch. Marco Russiello e Giuseppe Coloprisco e con CDS Ingegneria, si pone stilisticamente in continuità con l’ambiente che lo ospita, in una sorta di scenografia che si sovrappone alle strutture esistenti. Anche i materiali proposti sono concepiti in assonanza con quelli già presenti all’interno della Stazione della Funicolare Centrale realizzata nel 1928.

bar centrale

Il Bar Centrale 4.0 ricrea l’atmosfera di un tipico Caffè Liberty. Grande attenzione è stata riservata al decoro delle superfici interne: la pavimentazione, infatti, è realizzata, cosi come avveniva in quegli anni, in micrograniglia decorata, mentre il disegno della controsoffittatura si ispira alle coperture in ferro e vetro tipiche degli spazi collettivi del primo ‘900.

bar centrale napoli

Anche gli arredi, le sedute, le pannellature realizzate in tranciato di rovere chiaro e listelli in legno laccato nero disposti in verticale, così come i rivestimenti dei banchi mescita in vetro extrachiaro e pietra lavica nera, ricordano la cultura popolare e l’estetica dell’Italia degli anni Trenta, in cui i “Caffè” diventavano luoghi di cultura oltre che di intrattenimento e di incontro.



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