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Travel - 16/03/2019

A Londra, Vienna, Berlino, Monaco e Roma c’è troppo turismo

Lo studio Protecting your city from overtourism di Roland Berger ha analizzato 52 città europee.

Un fenomeno nuovo che sta già scatenando dibattito scientifico e sociologico è l’overtourism. C’è troppo turismo, soprattutto in Europa, con il trend dei «city breaks», ossia le visite mordi e fuggi nelle città più belle d’Europa, aumentato del 56% in 10 anni. È boom di turisti in movimento negli stessi luoghi contemporaneamente. Da lì il fenomeno overtourism che incombe sulle principali città d’arte (e non solo). Deturpa il paesaggio, inquina e spesso non arricchisce né l’anima né il portafoglio.

Tra le 52 località europee analizzate nello studio «Protecting your city from overtourism» di Roland Berger, la società di consulenza strategica di origine europea, due città su 3 soffrono il «troppo turismo». Tra le italiane Venezia e Roma sotto i riflettori. Con Roma, a sorpresa, classificata come «stella brillante».

Gli spostamenti in Europa si basano su due fattori in ottica overtourism: il numero di pernottamenti rispetto agli abitanti e il valore economico generato dal turismo. Risultato: due città europee su 3 soffrono il «troppo turismo». Secondo gli esperti di Roland Berger solo le cosiddette «Shininig Stars»: , rappresentate dal 17% del campione; o, ancora, e le categorie «Peak performance» e «Sustainable quality», entrambe con l’8% del totale, riescono a mantenere livelli di turismo gestibili e sostenibili al punto da tenersi lontane dalla minaccia overtourism. Il restante 67% si divide tra città in difficoltà, realtà a rischio e… “centri sottoutilizzati”. Nel mirino degli analisti ci sono le «Mass Traps» e le «Under Pressure», rispettivamente con l’8% e il 15% del campione: sono schiacciate dal crescente flusso di turisti alla ricerca di «city breaks» a basso costo. Tra le prime troviamo Bordeaux, Bruges, Praga e Salisburgo, mentre nel secondo gruppo rientrano Amsterdam, Barcellona, Copenaghen, Dublino, Francoforte, Lisbona e Reykjavík. Ultimo cluster analizzato: le “Unused potential” con il 44% del totale. Si tratta di città in possesso di un grande potenziale turistico che però non riescono a valorizzare, rischiando così di rimanere fuori dai flussi turistici core.

Francesco Calvi Parisetti, consulente manageriale per Roland Berger, si occupa di trasporti, logistica e infrastrutture. Dice della situazione turistica a Venezia: “Alberghi sottoutilizzati, folla e gestione paradossale”.

LE ITALIANE IN CLASSIFICA – Sono 4 le città italiane analizzate nel rapporto sull’overtourism targato Roland Berger. Tra queste, a sorpresa, Roma si aggiudica la medaglia d’oro grazie al livello sostenibile di turisti distribuiti durante tutto l’arco dell’anno, e si colloca quindi tra le 5 “Shining stars” europee insieme a Londra, Vienna, Berlino e Monaco. Appunto. Mentre Torino e Verona, come le altre appartenenti al gruppo delle “Unused potential”, devono ancora valorizzare le proprie potenzialità con apposite strategie di medio-lungo periodo per trarre il massimo beneficio dai flussi turistici. Senza soccombere al fenomeno dell’overtourism. Tutt’altra situazione invece per Venezia che si classifica pericolosamente nella categoria “Under pressure”.

Secondo gli esperti di Roland Berger, lincontrollabile flusso di viaggiatori che ogni giorno sbarcano in laguna, la progressiva sparizione degli esercizi commerciali locali e la graduale diminuzione della popolazione nativa sono i principali fattori che stanno mettendo in ginocchio il capoluogo veneto. Misure immediate e di tipo reattivo sono state attivate con l’obiettivo di ridurre il numero di turisti in entrata, a partire dai ticket per l’ingresso giornaliero e i tornelli in città. Sarà sufficiente?

Spiega Francesco Calvi Parisetti, partner di Roland Berger: «La situazione di Venezia è paradossale: gli alberghi e le altre strutture ricettive, pur favorite da Airbnb, sono sottoutilizzati. A questo si somma la stagionalità che vede luglio con oltre il doppio dei turisti rispetto a dicembre o a gennaio. Non solo. Le punte nel fine settimana che si registrano lungo tutto l’anno potrebbero essere ammorbidite con offerte ad hoc vista anche l’elevata componente di turisti extra-UE (USA, Cina e Corea superano il 20% del totale presenze, fonte: annuario del Turismo della Città di Venezia). È insensata anche la concentrazione dei flussi sulla direttrice Rialto-San Marco. Vanno creati percorsi alternativi. Il Carnevale è naturalmente un periodo di particolare affollamento, dove la congestione aumenta a dismisura e i limiti agli ingressi a piazza San Marco finora imposti non rappresentano evidentemente una soluzione adeguata».



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