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Restauri straordinari: il prima e dopo del capolavoro ligneo a Firenze

Si trova a Palazzo Pitti l'incantevole intaglio ligneo eseguito tra il 1680 e il 1682 da Grinling Gibbons. Visibile da domani.

Effetto photoshop o meticoloso restauro made in Italy? La foto del capolavoro ligneo di Palazzo Pitti a Firenze potrebbe sembrare un prima e dopo modificato ad arte digitalmente.

Eppure è tutto vero. Le Gallerie degli Uffizi restituiscono al pubblico di Palazzo Pitti, dopo un accurato restauro, il prezioso intaglio ligneo eseguito tra il 1680 e il 1682 da Grinling Gibbons. Il capolavoro, dai laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure, rientra a Palazzo Pitti, donato da Carlo II d’Inghilterra a Cosimo III de’ Medici e eseguito tra il 1680 e il 1682.

restauro

Il restauro è iniziato nel 2012. Ora il pezzo pregiato è visibile a Palazzo Pitti a Firenze.

Un incrocio di culture che è quanto mai attuale. Il cosiddetto “Pannello di Cosimo” è un esempio straordinario dello stile barocco inglese che viene regalato a nobili italiani per sugellare l’amicizia britannica con la Toscana. Un love affair che dura tuttoggi, visto il perdurare della fascinazione degli inglesi per le terre di Maremma e non solo.

Le figure scolpite nel legno sono una chiara allegoria dell’amicizia tra la Toscana e l’Inghilterra, suggellata dal bacio delle due colombe nella parte alta del rilievo.

Il trend del restauro seguito sui social media appassiona i cittadini di ogni parte del mondo. Ma qui siamo in Italia, nella culla della cultura e dello sfarzo. Ed è anche eccezionale che l’opera sia sopravvissuta sia ai danni dell’alluvione del 1966 che a quelli di un terribile incendio scoppiato a Palazzo Pitti nel 1984, ha ritrovato dopo il restauro, una nuova collocazione nella vetrina ideata specificatamente per la sua migliore conservazione.

A partire dal 23 marzo l’opera sarà infatti visibile al pubblico nella cosiddetta sala della Grotticina al pianterreno di Palazzo Pitti, nel Tesoro dei Granduchi. Anche la sala è stata oggetto per l’occasione di un rinnovamento allestitivo (interventi alle pareti e all’impianto di illuminazione), appositamente progettato per accogliere l’opera.

L’attuale restauro (gennaio 2012/marzo 2014), che ha richiesto 1800 ore di lavoro, è stato compiuto da Maria Cristina Gigli e diretto da Laura Speranza, dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze. L’intervento ha previsto diverse fasi operative: la complessa pulitura di tutti gli elementi lignei, la revisione completa degli intagli, il consolidamento delle parti bruciate e, infine, la loro qualificazione cromatica. Per attenuare il contrasto fra la discordante tonalità nera e il naturale colore del legno si è deciso di realizzare velature con colori acrilici completate con un tratteggio finale in modo da rendere così riconoscibile l’intervento estetico. L’intervento di restauro, estremamente complesso, ha presentato notevoli innovazioni di carattere tecnico per le particolarità costitutive dell’opera, soprattutto per gli aspetti del consolidamento e del ritocco pittorico.

Questo restauro – dice Marco Ciatti, soprintendente dell’Opificio delle Pietre Duredimostra le capacità dell’OPD di sviluppare tecniche innovative in tutte le varie tipologie artistiche esistenti, coniugando così il momento della ricerca e quello operativo del restauro”.

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