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Commenti e opinioni

Commenti e opinioni - 17/04/2020

Dopo il lockdown, risparmiateci la retorica della “ripartenza”

Una confluenza accogliente. Le aspirazioni individuali mitigate dal rispetto altrui. Non si può ripartire senza tenerne conto.

Più forti di prima, più e come prima, più “affamati” che mai. Sarà contento lo Steve Jobs dello “stay hungry” ma al momento della ripartenza, cerchiamo di arrivarci con meno retorica foolish e più senno. La retorica della “ripartenza” è quasi più antipatica del rampante ottimismo in piena pandemia.

La ripresa non potrà essere come prima, e in parte ce ne dispiace, perché anche noi che facciamo un giornale di informazione slegata dalla scottante attualità ce ne accorgiamo. Cambiano i parametri e cambiano le persone, per un anno ci dovremo adattare a un nuovo, si spera transitorio, modo di vivere a distanza. E in questa situazione, quindi, la fame di tornare come prima è alquanto anacronistica.

E poi, sinceramente, chi ha voglia di riprendere il vortice di “quella normalità” quando la pandemia ha lasciato un segno profondo? Sarebbe come mettere un cerottino a una ferita da 300 punti.

Se c’è una lezione che emerge da questo lockdown, è quella della disgregazione di pensiero autorizzata. Cantanti che invocano tutele per concerti negli stadi, stilisti che si svegliano dal finto letargo e invocano ritmi più soft per il mondo che verrà. Tutti a controllare il proprio orticello, in barba alla retorica che ci vorrebbe domani più uniti e migliorati. Se queste sono le premesse, c’è poco da sperare.

La logica del guadagno che è alla base del mondo globalizzato (e capitalizzato) farà il suo lavoro di spinta, per tornare “più forte di prima”. Potrà essere un “business as usual” mitigato da un nuovo “umanesimo”? A questa probabile restaurazione dovremmo tutti rispondere non con la retorica vuota del “meglio di prima”. Ma con l’unica arma che ci resta: ragionare con la nostra testa. Seguire le aspirazioni individuali, che è anche uno dei pilastri dell’informazione del giornale che state leggendo, dovrebbe essere la strada. The Way, appunto. Ma deve essere una strada dove convergono sempre di più le esigenze e il rispetto. Una confluenza accogliente che considera preziosa ogni provenienza. Solo se ci riusciremo, e non è scontato, saremo “meglio di prima”.

In foto d’apertura: grafica dell’ultima edizione della fiera Arkeda a Napoli. L’opera dell’architetto Germana Maranca riprende il concetto di 70 anni fa di Modulor: una scala di proporzioni basate sulle misure dell’uomo inventata dal famoso architetto svizzero-francese Le Corbusier come linea guida di un’architettura a misura d’uomo.



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