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Commenti e opinioni - 07/11/2019

Italia paese per vecchi? Va bene per i consumi culturali

Il digital divide è la pecca grande. Ma in maggioranza la popolazione attiva che si gode la pensione è dedita a svago, viaggi e passioni.

Basta con la retorica di Italia paese per vecchi. La popolazione è in maggioranza felice di andare avanti oltre i traguardi delle precedenti generazioni e la qualità della vita media degli “over” è buona, spesso elevata e soprattutto dedita al godimento di tutto quello che si è risparmiato e non potuto fare in vita. Questo genera la “silver economy”.

Vuol dire che la tendenza aumenterà un futuro, uin 10 anni sono 1,8 milioni gli italiani che hanno superato i 65 anni in più rispetto al decennio precedente, secondo il rapporto Tendercapital e Censis. Le conseguenze saranno in capo a politici ed economisti (servizi e welfare da riorganizzare) ma ai cittadini va bene così.

Ci si organizza. C’è un movimento culturale nuovo, diffuso che accoglie il turismo di gruppo o singolo di queste persone che genera indotto. I consumi culturali ne beneficiano. In 10 anni le spese degli anziani in Italia per il teatro hanno superato l’incremento del 29%, quasi il 60% in più si spende per andare al cinema, il 50% per i musei. Di questa voglia di cultura e intrattenimento se ne beneficiano pure gli spettacoli, le mostre, le partite sportive, le discoteche e balere. Tutti fanno e vogliono fare qualcosa. Solo dal 2014 al 2018 gli over 65 hanno speso quasi il 40% in più in viaggi vacanze.

E questo nonostante in Italia quasi 7 milioni di anziani diano paghette e sovvenzioni a figli e nipoti. Impariamo ad avere rispetto e a non ridicolizzare il Belpaese per vecchi. Oltre a essere persone degne di considerazione e attenzione, sono anche una colonna portante del nostro sviluppo economico e sociale.

La pecca più grande al momento è digital divide. Secono il rapporto Desi della Commissione Ue, si tratta di emergenza, perché le competenze di base digitale sono sconosciute al 56% della popolazione tra i 16 e i 74 anni. Nel 2018 solo il 13% ha sottoposto moduli digitali compilati all’amministrazione (in Europa la media è al 30%). Prossimo obiettivo, dunque, la cosiddetta “inclusione digitale”.



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