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Commenti e opinioni

Commenti e opinioni - 15/01/2018

Viviamo i tempi del flattered self: lusingati ma soli

L'individualismo nei consumi e nelle scelte porta al contrario della condivisione. La soliturdine è dietro l'angolo.

L’io lusingato teorizzato da Thomas de Zengotita, professore di Antropologia alla New York University è il trend degli ultimi anni. Il flattered self non è solo una definizione per uomini di marketing che cercano di assecondare la voglia di personalizzazione del mercato dei consumi. È uno stile di vita che si diffonde a larga scala, che pone l’io al centro dell’attenzione dei media in un rincorrersi tra esigenze dell’individuo e meccanismi di “captatio” delle aziende. Più si è vicini ai bisogni su misura della persona, più si ha possibilità di far breccia tra i suoi gusti.

Tutti viviamo la filosofia del flattered self ogni giorno: quando postiamo dei contenuti sui nostri social per dare indicazioni di quello che ci piace e che detestiamo, ci posizioniamo in una condizione di discernimento che la dice lunga su di noi. E non c’è più paura di essere fuori dal coro. La digital age ci ha consentito di ritagliarci un universo personale fatto di video, musica, moda, scelte sociali che a volte collimano col gusto imperante, altre ci affermano come orgogliosi pensatori controcorrente.

Cosa può portare questa frammentazione dei trend? Sicuramente alla scomparsa dei riti collettivi. La nostra vita sta diventando un canale Netflix in divenire, dove siamo noi soli al posto di comando, dritti per la nostra strada con le cuffie a spararci nelle orecchie solo quello che ci piace. Nell’era della condivisione, che ci sia qualcun altro uguale a noi sembra quasi una bestemmia. I media che ci corteggiano ci hanno portato a pensare davvero che l’unicità sia un valore assoluto. Da inseguire, anche a costo di diventare, inevitabilmente, ancora più soli.



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