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Una giornata col creativo

Una giornata col creativo - 31/05/2020

Andrea Morra, tra casa d’arte, restauri e bellezze

La vita a Piacenza, la casa d'aste Itineris a Milano. La giornata dedicata all'arte, alla ricerca di qualcosa di importante.

È cresciuto tra di dipinti antichi e mobili d’epoca, in un ambiente culturale che lo ha formato, Andrea Morra, oggi riconosciuto consulente d’arte, cita spesso il padre, pittore e restauratore, scintilla di illuminazione e fonte di ispirazione della sua passione per l’arte.

Dopo il liceo, la via dell’Università ad indirizzo storico artistico è stata, quindi, una scelta naturale coltivata con grande entusiasmo. Apprende l’arte del restauro “andando a bottega da mio padre” come lui stesso ama ricordare, ma di lì a poco si renderà conto che la sua strada è differente, perché agli angusti limiti del laboratorio artigiano preferisce il movimento e il contatto con le persone.

Andrea, infatti, ama molto viaggiare e non perde occasione di andare anche all’estero per la propria professione, unendo così la passione per l’arte con la ricerca gastronomica e di piccole botteghe storiche; così come adora passeggiare in montagna e in città accompagnato dal suo bassotto Freddy. Negli anni 90 apre la sua prima galleria in centro a Piacenza, continua a studiare, e diventa consulente d’arte, i primi eventi, i rapporti commerciali, l’attività di consulente di Studi e Orizzonti del Canton Ticino. Da circa due anni è responsabile del dipartimento di arte antica della nota casa d’aste di Milano “Itineris”, un’esperienza emozionante per l’aspetto legato allo studio dei dipinti dei quali cura l’attribuzione.

Quando ne parla si lascia andare ad una breve regressione e ricorda che: “era emozionante anche il restauro perché un dipinto sporco, quando viene pulito, fa riemergere i volumi, i colori, la profondità, è davvero una grande soddisfazione.”

Ha curato il restauro del trittico di Hans Memling, un Raffaello, un Giambattista Pittoni. Come gallerista ha avuto diversi caravaggisti, una piccola opera di Guercino e un Marco Ricci. Nessun problema nel confessare che come restauratore temeva di non essere all’altezza: “Non so disegnare e non so dipingere”, anche se, precisa: “rispetto alla pittura, il discorso che attiene al restauro è molto diverso, è razionale; al contrario il pittore è preso dall’ispirazione e questo furore creativo ha dinamiche molto diverse”.

Per un restauro bisogna saper combinare i colori, ricostruire ciò che manca e grazie agli insegnamenti del padre ha fatto sua una professionalità che lo ha posto in grado di operare una pulitura laddove il discorso si complica. In estrema sintesi, se l’uso delle miste è troppo forte si rischia di svelare il dipinto e fare danni irreversibili, e il danno umano è quello più temuto perché i danni del tempo sono quasi sempre reversibili, ma un danno provocato da un addetto inesperto è inemendabile.

La difficoltà maggiore che Andrea Morra ha incontrato, aprendo una galleria, è stata quella di coniugare le esigenze degli appassionati con lo spirito imprenditoriale, coltivando idee sempre nuove e stimolanti. Ad esempio, portare in mostra a Piacenza un artista come George Lilanga, soprattutto contro l’opinione squisitamente commerciale degli altri galleristi.

È stato un successo, le persone hanno saputo apprezzare Lilanga, artista davvero significativo nel suo tempo artistico: “Insomma, se ci metti l’impegno puoi raggiungere qualunque risultato, poi ovviamente va anche spiegato con trasporto ed emozione come nasce quel tipo di pittura, bisogna emozionare la persona che si ha davanti. La vendita dovrebbe essere la conseguenza di un buon lavoro, ma parte da molto più indietro, dallo studio, dalla conoscenza della materia e, per quello che mi concerne, dall’essere entusiasta di quello che sto proponendo. Spesso mi hanno chiesto di lanciare artisti che non mi piacevano, in cui non credevo e ai quali dicevo di no, perché se non mi stimolano non riesco a trasmettere entusiasmo e se non ce l’ho per primo io diventa tutto più difficile e si ridurrebbe semplicemente ad un fatto esclusivamente commerciale.”

Da consulente d’arte, raffinato e stimato, quale è diventato grazie allo studio e all’esperienza, Morra è riuscito a trasformare persino la grave crisi del mercato che dura da un decennio in un’opportunità.

È vero che il periodo di crisi ha defalcato molti competitor, in realtà poco preparati o addirittura scorretti. È ovvio che se un tempo c’era molta più richiesta, questa adesso è più settoriale e la figura del consulente deve servire a soddisfare esigenze diversificate…chi ha possibilità d’investire è rimasto insensibile all’andamento del mercato ed è sempre alla ricerca di qualcosa d’importante. Il mio ruolo è questo, trovare oggetti d’arte a prezzi corretti, evitando le insidie dei “mercanti” senza scrupoli e incompetenti… Ecco per me la consulenza sta nel consigliare per il meglio evitando il conflitto d’interessi, mi spiego, consiglio incontrando il gusto del cliente senza vendere nulla di mio, così si evita il conflitto, ma semplicemente indirizzando verso un oggetto che appartiene a terzi. Questo per me è svolgere la propria attività in modo cristallino.”

 



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