Magazine - Fine Living People
Design of desire

Design of desire - 23/05/2018

Il filo che diventa arte nei tappeti di Alberto Fiorenzi per I-Mesh

Tappeti come diversi layers di segni, fili, tubi, ferrovie, strade, e sopra ancora altri segni digitali punteggiati da nodi di connessione.

Appesi ai muri dello spazio Alcova all’ultima design week, i tappeti di I-Mesh risultavano essere delle precise installazioni moderne in uno spazio recuperato all’abbandono. Alcova, cuore di NoLo il quartiere emergente di Milano, non tanto periferia quanto dimenticato angolo di prolifiche esperienze da ripristinare nel tessuto sociale.

Qui si facevano panettoni e ora si fa design e lo si dà in pasto agli abitanti che per anni hanno abitato attorno alla fabbrica dismessa immaginando come potesse essere.

Alcova è appesa quindi a un filo che si mette in mostra e dialoga con l’arte, l’architettura, il design e sperimenta linguaggi poetiche estetiche. Concettualizzazioni della superarchitettura con Cristiano Toraldo di Francia e design di I-Mesh appeso alle pareti.

È la storia infinita del filo che si fa texture, nuovo materiale, tessuto tecnologico per facciate, coperture, complementi, schermi, gadget. Fluido, flessibile, iconico, oggetto e progetto per l’arte, l’architettura, il design. L’intuizione di Alberto Fiorenzi è la storia di un materiale estrapolato dal mondo della performance, riconvertito, reso puro, assoluto, nudo di fronte alla forma e alla creazione, capace di riannodare i fili delle prossimità semantiche con la storia e l’esperienza di Superstudio e di Cristiano Toraldo di Francia. “Cristiano ha intuito e riconosciuto il segno insieme all’attualità del progetto, lo stesso di cui teorizzava ai tempi di Superstudio, quando ipotizzava superfici infinite poste a terra come nel cielo – spiega Alberto Fiorenzi.

Un’affinità visiva e concettuale, perché la rete I-MESH unisce persone e culture come le reti neuronali che avrebbero messo in comunicazione e alimentato tutta la Terra. L’Istogramma di Superstudio si evolve dunque nel mondo di I-MESH in un tema a volte decorativo e sempre tecnologico che testimonia l’eredità culturale dei popoli e la pemanenza delle tradizioni millenarie che si rinnovano.”

Nel testo che accompagna la concettualizzazione della Collezione di Arazzi, Cristiano Toraldo di Francia scrive “…scavi archeologici nella memoria tessono trame sempre mutevoli e in continua evoluzione, come quelle che disegna la macchina che deposita il filo di carbonio sulla grande superficie piana, sulla quale si adagiano i vari strati di I-MESH, fino ad ottenere il disegno di una complessa figura semitrasparente. Queste trame sono in realtà dei racconti, delle storie, delle mappe per ricostruire il tessuto di una realtà che a volte ci sfugge, in una continua messa a fuoco di ricordi e desideri. Sono grandi filtri per osservare il gioco della luce ma anche per selezionare e scrivere le forme di una poesia visiva. Gli Arazzi sono mappe poetiche disegnate che possono adagiarsi sullo sfondo di un muro oppure librarsi nell’aria appese come tende o separazioni di spazi.

Dopo anni di esperienze e incursioni tra i limes delle arti la Collezione di Arazzi di Alberto Fiorenzi si presenta alla Design Week 2018, sceglie il dialogo con un luogo speciale e coerente – lo spazio affascinante post-industriale della storica industria dolciaria Cova, zona NoLO, nord di Milano, emergente e trendy – e anche la prossimità concettuale con l’esperienza di ALCOVA – art direction di Joseph Grima, a cura di Space Caviar e Studio Vedèt – un Fuori Salone sofisticato, laboratoriale, internazionale. Un luogo in transito come transeunte è I-MESH nelle sue tante e ogni volta interroganti metamorfosi, con gli arazzi esposti negli immensi spazi invasi da una vegetazione scomposta e interrogante – trama anch’essa – in un contesto indecifrabile aperto/chiuso tra progetti sperimentali di design, gallerie, istituzioni e aziende all’avanguardia, tutti impegnati nella ricerca del senso e della funzione rispetto ai temi del vivere e dell’abitare contemporaneo.

Un luogo Altro come altro è il modo con cui gli arazzi sono stati scelti – pezzi unici selezionati con la curatela di Cristiano Toraldo Francia – espressione di autori e poetiche che vanno dalla raffinata ricerca geometrica e materica sulla texture di Forte Fibra, la prima serie di arazzi disegnati quattro anni fa da Marco Ferreri, alla ricerca formale in ambito disciplinare incentrata sulla ricerca del vuoto e della sottrazione di Ico Migliore, Migliore + Servetto Architects, al virtuosismo dei cromatismi dei layer di colore di Alberonero.

Progetti che esplorano la frontiera del graphic design con i cromatismi pieni di Pierpaolo Pitacco accanto alle forme esili e quasi disegnate di Lis Beltran&Alberto Lievore, per arrivare alle linee di Rona Meyuchas Koblenz che progressivamente si separano e si aprono come onde in movimento, approdano alle sintassi di Ippolito Fleitz Group e ritornano all’origine, all’iconico istogramma di Toraldo di Francia, una chiusura che riapre alle prospettive possibili della supersuperficie contemporanea.

In mostra anche le proposte di Salida Basica il collettivo di autori che lavora sul concetto di riciclo come scarto autoriale, ipertesto che contiene e ricombina forma e significato per una nuova creazione. Una collezione di arazzi – variabile nel formato – è rigorosa nella ricerca della libertà espressiva, nella ricerca della differenza linguistica tra gli autori, nelle suggestioni che arrivano dall’esperienza tattile della materia e dalle potenzialità espressive del filo – ora legate al minimalismo ora al decoro.

“Quando nel 1971 preparavo il film per la Mostra che doveva aprirsi l’anno successivo al MOMA cercavo di rappresentare il passaggio dall’uomo macchina raffigurato dal moderno e teorizzato nelle sue dimensioni in movimento dall’ergonomia, con un nuovo uomo esploso ed espanso con i suoi sensi sulla rete della Supersuperficie, stesa su tutta la superficie cablata del pianeta Terra – ricorda Toraldo di Francia.

La naturale tensione della struttura in fibra rende possibile creare un oggetto leggero e ampio sulla parete. La forma tridimensionale crea affascinanti strati intersecanti, che cambiano da ogni prospettiva e con ogni movimento. La luce risplenderà attraverso le strutture e proietterà bellissime ombre sul muro, le ombre della luce del giorno varieranno durante i vari momenti della giornata. Poiché il design consiste in una semplice striscia, l’arazzo può essere adattato perfettamente a qualsiasi spazio.

 



Leisure - 16/12/2016

Chianti, vino e storia di una leggenda di 300 anni

Per lo più coperto da boschi, dove prevalgono querce, castagni e pini, punteggiato da cipressi, il [...]

Fashion - 04/03/2016

Raffaela D’Angelo, il beachwear si evolve nel prêt-à-porter

Raffaela D’Angelo, maison con sede nel Milanese, è oggi un brand in piena evoluzione. Nel 2006 ha [...]

Society - 30/07/2018

Matteo Bocelli la nuova voce nello star system

Matteo Bocelli, ventenne figlio del celebre cantante di opera pop Andrea, è definitivamente lanciat [...]

Top