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Design of desire

Design of desire - 04/05/2021

L’armonia degli spazi secondo Mentors of design

Basta con le case show-room. Ripensare gli ambienti, con equlibri, luci, colori, è cruciale per il "new normal" che ci aspetta. Ne abbiamo parlato con Michele Merella e Leonardo Modulo.

Consulenza d’immagine, architettura e design d’interni, per i due creativi di Mentors of design significa progettare l’arredamento della casa costruendo spazi belli e funzionali, con armonia . I due consulenti di creatività, Michele Merella, 41 anni, e Leonardo Modulo, 49, provengono da esperienze professionali diverse e da qualche anno si sono messi assieme per ascoltare e consigliare gli arredi giusti. Attraverso la loro comunicazione online, sono in grado di capire e curare lo stile altrui, riorganizzare gli spazi, l’energia e il colore della casa. Insomma, arrivano dove solitamente per fretta o errori di valutazione, né i proprietari, né gli architetti incaricati del make-over arrivano.

“Il nostro scopo – ci raccontano – è disegnare e costruire spazi belli e funzionali, con un’armonia estetica ed energetica che corrisponda al carattere, alle esigenze ed allo stile di vita della committenza“.

Un prima e dopo esemplare che racconta in maniera visiva il concetto di restyling del duo Mentors of design: before and after completo (cambio luci, colori, tenda e sopratutto Homestyling, come si nota dalla libreria).

Siete in due, quindi Mentors of design ha necessariamente due anime. Come le identificate?

Michele Merella: Il mio compito è su due fronti: migliorare esteticamente la casa e renderla più funzionale. L’interior designer, l’architetto, e soprattutto l’interior decorator – colui che consiglia e contribuisce a reinventare i luoghi di un’altra persona – dovrebbe sempre progettare gli spazi del committente, non i propri.

Leonardo Modulo: Dopo oltre 15 anni di esperienze maturate in importanti aziende di design, è cresciuta dentro di me quasi fosse una naturale evoluzione del percorso di vita, la voglia di rimettermi in gioco. Il nostro scopo non è vendere un progetto precostituito, non è consigliare forzatamente un arredo specifico. Abbiamo riflettuto e capito che questo modo di lavorare è possibile soltanto se si parte da un dialogo approfondito con il proprietario dello spazio da “ripensare”.

Michele e Leonardo, le due anime di Mentors of Design: “Mantenendo lo sguardo sull’armonia generale degli ambienti, aiuteremo a disporre gli arredi nella posizione migliore, a selezionare il colore giusto di una parete, a valorizzare i complementi. E se mancasse ancora qualcosa, capace di conferire maggior carattere e bellezza agli spazi, saremo felici di consigliare: l’HOME DECOR è una passione innata per noi”.

Come vi è venuto in mente di mettere assieme le vostre professionalità?

Leonardo: Vedevamo case di amici ristrutturate da architetti, e ci siamo accorti che c’era un tassello mancante nella progettazione, soprattutto per l’utilizzo degli spazi. Così abbiamo avuto l’idea di fondare un servizio per aiutare le persone a disegnare le case, tenendo presente davvero le esigenze e funzionalità degli spazi. Ci siamo trovati con una visione comune, da angolazioni diverse, e siamo partiti.

Cosa serve oggi in una casa?

Michele: Entri nelle case altrui e ti rendi sempre conto di quello che manca, capita anche a voi? Oggi per esempio c’è bisogno di una cassettiera, di una scarpiera, visto che dopo la lezione del virus ci togliamo tutti le scarpe, e un appendi-abiti, perché gettarli sul letto matrimoniale come si fa di solito non è nemmeno più igienico. Questo anno di pandemia ci ha fatto rivedere gli spazi di casa, che devono essere ripensati secondo le proprie abitudini. Non si possono progettare in maniera standard.

Cosa dite appena incontrate un nuovo cliente?

Leonardo: Parte l’interrogatorio per capire come vive la propria casa che vuole sottoporci. Chiediamo: invita persone, la vive in solitaria, le piace la condivisione, la usa come spazio per custodire la propria alcova? In base a queste indicazioni partoriamo un progetto.

Michele: Per me che è fondamentale l’ordine, chiedo sempre se è ordinato, se ha un aiuto in casa, se ama sistemare e far scomparire oggetti alla vista. I terrazzi italiani sono oggi dei problemi, per esempio. Sono tanti ma sono degli sgabuzzini, per questo ho lanciato l’hashtag #MiFaccioITerrazziVostri.

Vuoi dire che nonostante l’esigenza di spazi aperti, non sappiamo governarli?

Michele: Ogni disordine che spostiamo all’esterno è una sconfitta per noi e per la funzionalità della casa. Significa che non riusciamo a gestire lo spazio interno e deleghiamo al “fuori” la soluzione. Quando invece lo spazio all’aria aperta potrebbe funzionare diversamente e rispondere ad altra esigenza, piuttosto che diventare ripostigli, con l’orribile armadietto.

All’estero che mood c’è per l’arredamento?

Michele: In generale gli italiani vogliono fare molto da soli, in quanto a scelte per l’arredo, spesso sbagliando. Siamo molto rispettosi della parte privata in Italia, ma tutto ciò che non si vede, lo trascuriamo. Se vai a Parigi l’ordine delle facciate è predominante rispetto alla voglia di ciascuno di fare quello che vuole. Da noi, si vuole spesso replicare quello che si vede nelle gigantesche case americane, magari importando improbabili open space, in case che sono molto ridotte come spazio.

Avete già una casistica di persone che si rivolgono a Mentors of design?

Leonardo: Capita sempre di essere chiamati per dare un equilibrio a tutte le scelte che sono state fatte in precedenza, e quindi questo ci inorgoglisce. Spesso ci viene chiesto di arrivare a dover dare una visione in anticipo di quello che si potrà verificare in futuro. Ho lavorato in brand di design il che mi aiuta ad avere un approccio complessivo all’arredo, e in questa continua ricerca ed evoluzione, viaggiare, guardare le novità e visitare le fiere mi aiuta. Anche se c’è un mare magnum di opzioni che non aiutano certo la sintesi. Quindi il nostro compito è anche circoscrivere le scelte e individuare quella più corretta. Specie sulla parte dove c’è il colore.

Ci raccontate l’errore più comune che si fa in casa?

Michele: La luce, iperilluminare la casa. Una mania che arriva dall’osservazione dei non-luoghi, aeroporti, centri commerciali. Sta bene in quei contesti pubblici, dove è richiesta illuminazione, pulizia, visibilità. Sta male in casa quando c’è bisogno di relax, intimità, riposo visivo.

Leonardo: L’illuminazione è già una scelta di arredo. Spesso la si sbaglia e noi cerchiamo di intervenire, in modo da cambiare l’aspetto di un ambiente inizialmente mal progettato. La luce troppo fredda, bassa o alta cambia la qualità ambientale. Abbiamo visto negli anni punti luce sbagliati, lampadari in mezzo alla stanza senza avere molta relazione con altri elementi. Negli ultimi anni, vanno molto queste strisce di led. Che sono soluzioni scenografiche che forse vanno meglio per Malpensa che in casa nostra.

Michele, quale consiglio dai ai clienti che vogliono “imitare” quello che vedono?

Michele: Con l’aumento dei viaggi, ovviamente prima dello stop pandemico, si è pensato che quello che fanno gli altri andasse bene anche nelle nostre case, ma non sempre è così. La tv è un altro incubo, mi auguro che diventi un elemento secondario e non l’oracolo dei nostri living room. Quando si acquistano dei pezzi è utile pensare sempre in che modo si possano ricollocare o rimodulare perché le esigenze cambiano. Se ci sono delle soluzioni su misura le limitiamo perché c’è molta incertezza nel futuro e solo per esigenze irrisolvibili consigliamo il fatto su misura. Solitamente le soluzioni sul mercato sono sempre più riutilizzabili.

In casa, in definitiva, cosa ci vuole?

Leonardo: L’ambiente e la privacy devono essere preservati. Bisogna anche rispettare le grandezze. Mettere i faretti non sempre è indicato perché bisogna contro-soffittare, quindi togliere volumi. Abbassare il soffitto è un auto-gol, così come l’abuso dell’isola delle cucine che è una mania fuori controllo ormai. Se non si hanno gli spazi giusti è inutile rincorrere cose che non c’entrano.

La funzionalità delle nostre stanze è una scoperta di questo ultimo periodo. Come ci aiutereste a non perderla di vista?

Michele: Sicuramente lo studio con scrivania e una seduta corretta è da tener presente. Quando si tornerà alla vita normale non ci sarà mai la vita di prima, quindi lo spazio che si dedicherà al lavoro in casa sarà oggetto di una previsione necessaria. Così come la possibilità di avere un’area per il gioco dei bimbi.

Leonardo: Aldilà del momento delicato, nel medio termine le case saranno molto più vissute in futuro, dovranno avere l’armonia e funzionalità di spazi che sono vissuti in un periodo lungo. La casa dovrà essere molto più bella per tutto l’arco della giornata e non solo una vetrina da mostrare agli amici la sera. Meno scenografia, più armonia umana. L’utilizzo quotidiano degli spazi, vivendo molto di più in casa, cambierà, anzi è già cambiato. E questo lo notiamo anche perché già oggi c’è una propensione a spendere di più per gli arredi principali.



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