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Design of desire

Design of desire - 29/09/2019

Le luci di Davide Groppi illuminano Bologna, Venezia e Porto

Dalla design week in Emilia-Romagna alla prima Biennale di Design della città portoghese. Il progetto veneziano per Guggenheim Intrapresæ.

Un 2019 pieno di conquiste e traguardi per Davide Groppi, uno dei designer italiani di luci e lampade più famoso all’estero. Per quest’anno, in merito alle sue creazioni, ci sono stati anche riconoscimenti istituzionali. “Siamo onorati, orgogliosi e felici di comunicare che la nostra lampada Sampei è tra le 32 opere di design italiano contemporaneo che, a partire dal 2 Giugno, Festa della Repubblica, arredano stabilmente i giardini e le sale del Quirinale nell’ambito del progetto “Quirinale Contemporaneo””, ha comunicato il suo staff questa estate. In particolare, Sampei illumina lo Studio alla Vetrata del Presidente della Repubblica.

La Lampada di Davide Groppi scelta per illuminare la stanza Studio alla Vetrata del Quirinale.

“Avere il privilegio e la responsabilità di rappresentare il design e l’artigianato d’eccellenza del Paese in un’occasione così prestigiosa è una gioia immensa, un grande riconoscimento per tutto lo staff della Davide Groppi con l’obiettivo di fare ancora meglio in futuro – scrive il desginer – . Grazie di cuore a chi negli anni ci ha sostenuto nella nostra ricerca di uno stile innovativo e all’avanguardia, in grado di unire semplicità, leggerezza, invenzione, emozione: da sempre, le nostre componenti fondamentali di progetto”.

Dal progetto “Labirinti” presentato a Euroluce 2019, la lampada Calvino.

Davide Groppi: “Mi sono fatto guidare da un filo interiore di sensazioni. Sensazioni non da designer, ma da osservatore di cose che, nel corso della vita, mi hanno emozionato.
Non solo lampade, non solo oggetti. Sono partito da una lunga lista di idee: alcune le ho provate, altre non erano credibili. La lista si è smaltita da sola, spontaneamente. Alla fine sono rimaste le lampade che, in qualche modo, ho capito mi sono sempre appartenute”.

Davide Groppi, dopo lo Spazio Esperienze di Milano, Piacenza e Bologna, ha una nuova casa nello Spazio Esperienze di Verona. Una storia che si espande, come fa la luce, in contesti sempre diversi, imprevisti. Una storia che approda a Verona, con l’idea di estendersi sempre di più, in contesti nazionali e internazionali, seguendo l’attitudine naturale della luce: diffondersi.

Ecco le luci di Davide Groppi presso SPAZIO ESPERIENZE | VERONA
Corso Milano 138.

Nel 2019 la lampada MERIDIANA è stata vincitrice del People’s Choice AZ Awards nella categoria apparecchi di illuminazione. Un progetto di luce, ombra e … tempo. Una presenza simbolica e sorprendente al tempo stesso. L’ombra della meridiana è Endless, il sistema di alimentazione dei LED.
La luce diventa ombra che ritorna ad essere luce
. Il premio AZ Awards, promosso e organizzato da Azure Magazine, rappresenta le eccellenze dell’architettura e del design internazionale.

Lampada Meridiana di Davide Groppi vince per il 2019 il Best in Lighting Fixtures.

Le innovazioni sono alla base del successo delle lampade Davide Groppi. Nel 2017 l’impossibile è diventato possibile: l’evoluzione del celebrato modello Tetatet, illuminazione da tavola, ha partorito TETATET FLÛTE. L’adozione di una innovativa batteria ricaricabile al litio, collocata nella testa, ha permesso di rendere invisibile lo stelo. La testa appare leggera e sospesa nel vuoto mentre l’effetto della luce sul tavolo è magico.  Lo stelo trasparente, realizzato in metacrilato, evoca i materiali utilizzati nelle classiche “mise en place” rendendo estremamente naturale e spontaneo l’utilizzo di  sulla tavola apparecchiata.  E senza cavi le possibilità di utilizzo si fanno infinite visto che l’autonomia della batteria è di 10 ore.

Per questo modello “invisibile” lanciato nel 2017, TETATET FLÛTE, la testa della lampada, dove si trova la batteria, è leggera e sembra fluttuare nell’aria. L’effetto è innovativo e magico. La colonna di supporto è realizzata in metacrilato.

LUCE NEL PIATTO – “Quando progetto la luce di un ristorante – dice Davide Groppi – , il mio modello di riferimento è il Caravaggio. Sono sempre stato affascinato dalla luce dei quadri del Caravaggio. La luce non è mai banale ed è sempre utilizzata in modo teatrale. È una luce cinematografica. I personaggi sembrano che escano dal buio. Secondo la mia visione, il ristorante è teatro. I ristoranti che preferisco sono dei luoghi in cui il cliente ha la possibilità di compiere un’esperienza. Un’esperienza non solo enogastronomica, ma anche visiva, olfattiva, acustica.In questi ultimi anni ho avuto la fortuna di illuminare alcuni ristoranti. “Luce nel piatto” racconta i pensieri e le idee che ho maturato in occasione di queste straordinarie esperienze. “Luce nel piatto” nasce dall’idea di mettere la luce in scena. Una luce intesa come ingrediente della cucina, usata con garbo, ma nello stesso tempo con decisione, sui tavoli, sulle soglie e sui percorsi. Un vero lavoro di foto-grafia, all’insegna della seduzione e dell’ospitalità”.

“La luce valorizza angoli nascosti, suggerisce soluzioni impreviste e dettagli dimenticati. Sottrae, crea pieni e vuoti, sottolinea gesti ed espressioni. La luce non è mai neutra, agisce come protagonista indirizzando il corso dei nostri pensieri e delle nostre azioni”.

IL SEGRETO  – Così il designer racconta delle sue metodologie: “Nel mio lavoro ho sempre cercato di varcare i confini, di scoprire terre inesplorate, alla ricerca di un senso, di una possibile verità. Quando progettiamo cerchiamo consenso, cerchiamo di fare in modo che le altre persone condividano con noi il senso che assegniamo alle nostre idee. Probabilmente, per questo motivo, le idee che nella storia dell’uomo hanno funzionato sono quelle che, in qualche modo, si sono avvicinate a uno stato che possiamo definire di verità. Alcune verità, istintivamente, le riconoscono tutti. Forse progettare significa cercare la verità per ottenere la bellezza?”

Venerdì 6 settembre, in occasione del Festival del cinema di Venezia e della Venice Glass Week 2019, Davide Groppi ha presentato “NelBlu”, un viaggio sensoriale di arte e luce alla Collezione Peggy Guggenheim. “La luce è un elemento fondamentale che scatena sensazioni profonde, mettendo in dubbio le nostre percezioni tipiche. Oltre la realtà. Una nuova idea di bellezza”.

Recentemente, in occasione della Bologna Design Week, Davide Groppi ha presentato il libro INCONTROLUCE nel rinnovato Spazio Esperienze a Bologna. “La luce è racconto … “INCONTROLUCE” è il diario di un viaggio iniziato nel 1988, e nello stesso tempo segna un punto dipartenza verso nuove esplorazioni”, dice il designer che ha iniziato a creare lampade alla fine degli anni Ottanta, in un piccolo laboratorio nel centro storico della sua città, Piacenza. I

n questi trent’anni di lavoro ha avuto importanti e numerosi riconoscimenti, tra i quali due premi Compasso d’Oro ADI nel 2014 e la Menzione d’onore nel 2016, portando il suo marchio in tutto il mondo, illuminando case private, palazzi e giardini, le tavole dei ristoranti più famosi e le opere d’arte dei più grandi musei. Davide Groppi si è contraddistinto da sempre per indipendenza creativa e imprenditoriale, sviluppando prodotti originalissimi e immediatamente riconoscibili: lampade e progetti di luce in cui semplicità, leggerezza, emozione, invenzione e sorpresa sono le componenti fondamentali.

Il libro “INCONTROLUCE” è il racconto per immagini e parole di trent’anni di progetti con la luce. Luce per vedere, ma anche per sentire; luce come visione, ma anche come emozione”.

Lo Spazio Esperienze di Bologna è un luogo aperto ai progettisti e a tutti coloro che vogliono immergersi nella luce Davide Groppi, aperto nel 2017 all’ombra delle due torri. Un luogo pensato come un teatro, in cui creare nuovi mondi possibili e inconsueti. Un luogo per raccontare e mostrare come nascono le lampade, creazioni fatte di ingegno e fantasia, di passione e organizzazione, di anima e cervello. Tutti i meravigliosi pezzi di arredamento e gli accessori utilizzati nell’allestimento sono stati forniti da Danord – Design Storico Scandinavo.

 

VENEZIA – Dal 2018 Davide Groppi è entrato a far parte di Guggenheim Intrapresæ, il prestigioso gruppo di eccellenze aziendali che sostiene la programmazione espositiva e le attività della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia. E per il 2019, in occasione della Mostra del Cinema di Venezia, Davide Groppi ha presentato “NelBlu”, un percorso sensoriale fatto di luce e arte alla Collezione Peggy Guggenheim di cui abbiamo collezionato suggestive immagini. Un’installazione luminosa ispirata ai temi portanti del movimento surrealista, in particolare a “L’impero della luce” (L’Empire des lumières) di René Magritte, opera esposta nel museo veneziano.

Come nella pittura, nella fotografia e nel cinema surrealista, anche “NelBlu” la luce è un elemento fondamentale che scatena sensazioni profonde, mettendo in dubbio le nostre percezioni abituali. Luci e ombre vibrano insieme, trasportando lo spettatore in una dimensione onirica: quello stato intermedio tra sogno e veglia che è dominio incontrastato dell’inconscio e delle sue pulsioni più autentiche.

La facciata e il giardino del museo s’immergono in un’atmosfera evocativa rendendo omaggio a un colore che da sempre ha un posto speciale nel mondo dell’arte, da Vasily Kandinsky a Magritte, da Vincent Van Gogh a Lucio Fontana, dal malinconico “periodo blu” di Pablo Picasso all’espressione perfetta di blu” resa celebre da Yves Klein.

“NelBlu”prosegue coerentemente il percorso ormai trentennale di Davide Groppi nel campo dell’illuminazione, da sempre contraddistinto da un profondo legame con l’arte moderna e contemporanea, in particolare per quanto riguarda il rapporto tra arte e illuminazione.

 

PORTOGALLO – E da questo weekend in occasione della prima Biennale del Design di Porto, Davide Groppi è stato invitato a prendere parte alla mostra ABITARE ITALIA: icone del design italiano dal 28 settembre all’8 dicembre in Portogallo. Il curatore Paolo Deganello ha selezionato le lampade Flash e Sampei di Davide Groppi come espressione di una nuova idea di bellezza e di una nuova estetica, che ha anche messo in luce il valore reale degli oggetti.

 



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