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Design of desire

Design of desire - 29/12/2016

Paolo De Francesco, da bassista a più grande cover artist della musica italiana

Abbiamo parlato con il creativo che sta dietro i più memorabili dischi degli ultimi tempi. Da Tiziano Ferro a Fiorella Mannoia e Ligabue.

Paolo De Francesco è il creativo più ricercato dei big della musica italiana in questo momento. Sue sono le copertine e le rinfrescate di immagine di cui si sono avvalsi negli ultimi anni Ligabue, Tiziano Ferro e Fiorella Mannoia. Solo per citare i più mainstream tra gli artisti. Ma De Francesco, che ha sviluppato la professionalità nella grafica e nella fotografia, ha anche fatto styling di impatto enorme per artisti indie e rock.

cover art de francesco tiziano ferro

La fotografia (con montaggio) dell’ultimo disco di Tiziano Ferro è stata scattata in California.

Paolo De Francesco ha una personalità molto affascinante perché dentro il suo estro artistico c’è tutto un background multiskill che affonda le radici nella sua formazione al liceo artistico di Bergamo, gli anni di regia alla radio RTL 102.5, le sue esperienze in un locale nella provincia di Bergamo facendo, il DJ e direttore artistico. Tutto questo lavorare “attorno” alla musica gli ha sicuramente conferito una professionalità e una sensibilità che pochi hanno nel suo campo. Ha suonato il basso e ha inciso due album con un cantautore bergamasco prima di fondare 20 annifa con Paolo Valietti la MoltiMedia srl, società attiva nello sviluppo di servizi di comunicazione comprendenti la grafica (stampa e web), il video e la fotografia. Con questa avventura imprenditoriale è diventato il riferimento per la comunicazione nel settore musicale occupandosi dell’immagine di numerosi artisti (Ligabue, Morgan, Laura Pausini, 883 e Max Pezzali, Battiato, Litfiba), realizzando per loro copertine, poster e servizi fotografici.

Paolo De Francesco cover Fiorella Mannoia

Combattente (2016) è l’album con la copertina di “rottura” per Fiorella Mannoia.

Quello che affascina del tuo lavoro è che ti porta a costruire o de-costruire l’immaginario estetico di personaggi che il pubblico ama molto. Tieni conto di quello che rappresentano per l’audience quando crei per loro?

Certo, ma non mi concentro su quello… diciamo che quello è il “contenitore” delle idee e della loro trasposizione in immagine. Certo poi capita di scegliere di cambiare contenitore e di provarne uno nuovo. Con Combattente di Fiorella Mannoia ad esempio ho azzardato un’immagine un po’ più estrema e forzata per Fiorella certo che “l’audience” avrebbe gradito.

Che differenza c’è tra fare il packaging di un cd di Ligabue e quello di un artista con ancora un percorso in definizione come Noemi?

Onestamente per quel che mi riguarda nessuna differenza se non per la differenza di budget e per l’attenzione e la pressione da parte della casa discografica che nel caso di personaggi importanti è maggiore. Per Noemi che ancora non ha una collocazione precisa a livello di immagine, ci si può sbizzarrire un po’ di più giocando anche sul fatto che la sua popolarità è legata più alla sua simpatia e alla sua voce che al suo essere semplicemente solo bella.

Abbiamo tutti amato la ventata quasi Shepard Fairey che hai portato alla Mannoia per l’ultimo disco, Combattente. Difficile far accettare queste scelte radicali?

Toglierei il “quasi”. In realtà senza nulla togliere a Obey che ha saputo reinventare in epoca moderna uno stile già consolidato in ben altre epoche, io avevo già realizzato una copertina ispirata alla propaganda socialista nel 2001 con Ferro Battuto per Battiato. Sicuramente però la proposta a Fiorella è stata il frutto di una ricerca che ha inevitabilmente preso in considerazione anche le opere di Fairey che è decisamente più noto della mia copertina per Battiato. La scelta però alla fine non è nemmeno stata così sofferta. L’artista ha scelto un titolo molto chiaro e vista la sua attività nel sociale (ben documentata attraverso i suoi social) la strada era già di per se tracciata. Le dissi: con un titolo come questo e per come sei tu mi domando: se non ora quando? Vorrei comunque anche sottolinerare l’aspetto ironico dell’immagine così palesemente estrema da strappare anche un sorriso… o almeno queste erano le mie speranze.

Paolo De Francesco con Tiziano Ferro

Paolo De Francesco con Tiziano Ferro.

L’ultima copertina open-air di Tiziano Ferro credo sarà ricordata come una delle sferzate della sua carriera. Che ruolo hai avuto in questa decisione?

Sono stato chiamato perché la voglia di cambiare rotta era stata già presa da Tiziano. Me ne sono accorto perché dopo una prima prova meno elaborata, anche se a mio parere forse più potente, Tiziano mi ha chiesto di provare una strada più estrema e più in linea con quanto aveva visto nel mio book. Voleva evidentemente un cambio di immagine dopo quanto fatto in precedenza e quindi ha scelto un grafico che lo aiutasse in tal senso. Nella copertina del best lui era sorridente e dava un calcio al suo passato e quindi, che volesse un cambiamento era già nella sua testa da tempo. Per questo mi ha chiamato ed evidentemente, vista la tua domanda, ha ottenuto quel che voleva.

Quando contano oggi le copertine dei dischi, seppur amate, così mortificate dai pixel degli schermi di pc e mobile?

Non ne ho la più pallida idea. Contano il tempo che vengono pubblicate su Facebook prima di essere sostituite da un nuovo post. Non saprei dire davvero. Non credo ci sia molta differenza rispetto a quanto contassero prima dell’avvento dei social, sono solo più soggette a commenti e giudizi che diventano globali anche se arrivano da chi non ne capisce molto e che può essere troppo di parte perchè “innamorato” dell’artista. Poi ci sono gli haters… Per quel che riguarda la “qualità” dell’immagine direi che negli ultimi anni ho trovato più fastidiosa certa poca cura nella stampa del fisico. Non si fanno più le prove di stampa quindi capita spesso (vedi la stessa Fiorella) che la stampa del cd sia molto lontana da quanto avevo in testa io e che è visibile sugli schermi del pc o del telefono. Provate a confrontare il CD Combattente stampato con la copertina che vedi in Internet.

Paolo De Francesco con Noemi.

Paolo De Francesco con Noemi.

Quale artista internazionale ti piacerebbe impacchettare col tuo design?

A dire il vero ho perso quella speranza e non ci penso più. Da ragazzo magari sognavo ma già all’epoca vedevo la cosa lontana se non impossibile. Avrei dovuto fare altre scelte di vita, tipo trasferirmi all’estero. E comunque da qui non ci ho mai provato. Non faccio nomi, non ha molto senso… sarebbero comunque “tanti”, “troppi”… ma anche “tutti” come di fatto è successo in Italia: ho lavorato su tutti i fronti dall’indipendente al mainstream.

Da adolescente cosa ti colpiva delle copertine di dischi?

Da adolescente sognavo di suonare, non di fare grafica o fotografia. Poi ovviamente facendo l’artistico magari mi soffermavo un po’ di più a guardare le immagini e ricordo anche di aver comprato dischi di artisti a me sconosciuti solo perchè mi piaceva la copertina. Ma non sognando di fare quel mestiere la mia attenzione era nell’ascolto più che nell’osservazione. Vero è che una volta si ascoltavano i dischi con davanti la copertina e si aveva spesso modo di viaggiare dentro l’immagine durante l’ascolto. Ormai non è più cosi, si ascolta musica facendo altro o anche solo col telefono in mano.

Ho notato che gli artisti più attenti ti chiamano anche per fare design extension. Mi parli di cosa si può fare con una foto, un logo,, fin dove si può arrivare? Fai merchandising anche?

Ho sempre lavorato per far capire al cliente che il mio lavoro poteva andare anche oltre all’immagine di copertina ed alcuni l’hanno capito e mi hanno “usato” anche per tutto quel che la copertina comprende (grafica, logo, fotografia) e per le sue “estensioni” successive come il merchandising e la grafica per i tour. D’altra parte si parla di di coerenza di immagine. Ho fatto un po’ di tutto, certo anche il merch, ma purtroppo non sempre si può o si riesce perché spesso gli artisti si muovono in autonomia e spesso i grafici interni alle agenzie di merch fanno di testa loro. Se posso faccio altrimenti no problem, gli dò gli elementi da usare nella speranza non facciano troppo danno. Per rispondere alla domanda direi che comunque le applicazioni di una foto, di un logo e di un’immagine sono infinite. Ho fatto magliette, personalizzazione di chitarre, contributi per le esibizioni live, pelli di grancasse della batteria, tazze…

Paolo De Francesco con Ligabue.

Paolo De Francesco con Ligabue.

Il fatto di essere stato un bassista in una band e un dj ti aiuta?

Beh, tutto nasce da lì, dalla passione per la musica. Quando mi sono stancato di suonare il basso e quando mi sono sentito troppo vecchio per fare il DJ, il socio della mia società MoltiMedia mi ha invitato a prendere in mano un computer e a provare a fare la grafica. Non credo che comunque le mie esperienze da musicista e da DJ abbiano aiutato… molto semplicemente mi ci hanno portato.

Fai sopralluoghi di location con artisti, lavori a stretto contatto con loro?

Sì, il più delle volte cerco un’interazione con gli artisti. Mi basta farci due parole, sentire i pezzi e capire se hanno già qualche idea da sviluppare. Capita anche di dover fare tutto di testa mia e di cercare eventualmente una location per le foto che si allacci in qualche modo all’idea devo sviluppare. Ovviamente con l’artista condivido tutto, faccio delle prove ma il più delle volte quando credo che l’idea sia buona la sottopongo quasi già finita perché anche a me deve convincere. E per convincermi deve essere una bozza che gode già di una sua efficacia.

Secondo te perché ti cercano tutti nello stesso momento, proprio come accade ai produttori oggi

In realtà lavoro in questo settore da circa 20 anni quindi nell’ambiente mi conoscono in tanti. A parte gli artisti coi quali ho già lavorato e che spesso mi cercando direttamente capita anche che il mio nome e il mio book sia sottoposto all’artista dalla casa discografica. Questo succede per lo più per gli artisti nuovi che magari nemmeno io conosco. Poi è anche vero che a causa del mercato il mio lavoro si concentri molto nel periodo natalizio o sanremese. Quest’anno poi a Natale è uscito tutto il mondo quindi ovviamente ho lavorato più del solito. La chiamerei casualità. Succede però che ci siano dei periodi di relativa calma dove almeno la sera posso non lavorare.

paolo de francesco

Paolo De Francesco e le copertine da lui firmate negli ultimi anni (dal profilo Facebook dell’artista).

Ascolti la musica di cui devi fare il design prima di lavorare? Quanto tempo ci metti?

Sì, chiedo sempre di sentire la musica per entrare meglio nel progetto. Se invece si sceglie di mettere una foto in copertina (magari già realizzata da altri fotografi) o che l’artista faccia un genere che non necessita di chissà quale elaborazione grafica, allora posso anche non sentire il disco nuovo e limitarmi ad entrare in quel mondo già definito con album precedenti. Il tempo per farla è legato a diversi fattori… il primo è il tempo a disposizione ad esempio. Artisti come Ligabue mi contattano molti mesi prima e quindi posso cominciare a pensare e fare ricerca con largo anticipo anche se il più delle volte mi ritrovo a chiudere tutto nelle ultime settimane. Capita anche che mi diano pochi giorni e in quel caso lavoro su idee ovviamente più semplici anche se non sempre meno belle. Per Acrobati di Daniele Silvestri ricordo di aver avuto poco tempo… tipo 10 giorni. L’idea per fortuna, mi è venuta subito all’ascolto del disco e parlando con Daniele quindi, zero tempo impiegato al pensare l’idea e 10 giorni di lavoro pesante e continuo per renderla al meglio.

Per info sull’artista qui



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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