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Design of desire

Design of desire - 09/07/2018

Singapore si interroga sullo spazio libero: No More Free Space?

Alto valore simbolico per l'esposizione alla Biennale di Architettura di Venezia 2018. La potenza del pensiero libero nel trasformare i vincoli spaziali in possibili alternative.

Partiamo da un dato geografico per spiegare la magnificenza dell’ingegno architettonico di Singapore. La nazione asiatica è 400 volte più piccola dell’Italia, ma con questo vincolo spaziale, Singapore ha trasformato le limitazioni in opportunità, immaginando un nuovo, possibile modello di città ad altissima densità.

E questo si evince visitando il padiglione di Singapore alla 16esima Biennale di Architettura di Venezia, in corso quest’anno nel cuore della Laguna, proprio perché in qualità di città e di nazione, Singapore deve rendere disponibile il territorio non solo per le funzioni abitative, i servizi, il business, il bacino idrico e l’intrattenimento, ma anche per garantire la crescita futura e mantenere vitale e fiorente lo sviluppo economico.

Centrato quindi il tema Freespace proposta dalle curatrici della Mostra Internazionale di Architettura. Del resto Singapore è un paese ad alta densità e da anni attivamente promotore di una filosofia progettuale fondata sul design thinking, che sono alla base dei 12 progetti presentati a Venezia.

“’No More Free Space?” è una domanda con la quale Singapore ha dovuto confrontarsi costantemente nel corso dei 53 anni trascorsi dalla costituzione della nazione. Fortunatamente, la risposta è stata fino ad oggi un eclatante ‘No!’ poiché la costruzione di una nazione è riuscita, con un’economia florida da decenni. “Questo è comunque un viaggio senza fine  -dice Gabriel Lim, segretario Permanente del Ministero delle Comunicazioni e dell’Informazione di Singapore, presentando il progetto – . Dobbiamo attingere dalla nostra creatività e passione quando ci troviamo di fronte alla domanda ‘No More Free Space?’ per creare un futuro migliore per la nostra gente. Non finiremo mai di costruire una Singapore migliore attraverso il design”.

Sejima Kasuyo (Pritzker Prize 2010) di JP Architect, Erwin Viray della SUTD, curatore del Padiglione Singapore e Gabriel Lim,
Segretario Permanente del Ministero delle Comunicazioni e dell’Informazione di Singapore

A Venezia si vede quindi come è declinata la domanda No More Free Space?‘ dai progettisti. una domanda provocatoria lanciata dal curatore Erwin Viray, e da un team di 4 co-curatori, di cui ha argomentato  la risposta attraverso 12 progetti visionari. Ogni singolo progetto evidenzia come l’immaginazione, l’apertura mentale, lo spirito di ricerca e la determinazione riescano a trasformare i vincoli in nuove opportunità.

Quello che è in mostra è l’ingegnosità degli architetti che, di fronte alla densità urbana di Singapore, sono riusciti a realizzare le loro idee attingendo a risorse naturali come la luce, l’aria, l’acqua e il verde. Ogni singolo progetto evidenzia come l’immaginazione, l’apertura mentale, lo spirito di ricerca e la determinazione riescano a trasformare i vincoli in nuove opportunità. I progetti fanno anche leva sul capitale sociale, trasmettendo positività e gioia e connettendo le persone in una comunità più ampia.

Il cuore del Padiglione ospita un’installazione immersiva. Una nuvola eterea di nodi acrilici realizzati abilmente a mano e sospesi nei vasti spazi delle Sale d’Armi, completata da una proiezione multisensoriale di luci, suoni e immagini di Singapore. I visitatori sono invitati a immergersi nella nuvola e a godere della multisensorialità dell’installazione, essa stessa un esempio ingegnoso di spazio inaspettatamente libero.

Foto Padiglione Singapore: Luca Privitera



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