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Fashion

Fashion - 03/10/2016

Alessandro Nardi: “Ecco come rinnovo uno storico marchio di pelletteria made in Italy”

Bianchi e Nardi è un'azienda di prodotti di lusso di Scandicci, Firenze. L'imprenditore spiega a The Way Magazine il rilancio con l'iconica borsa 1946.

Bianchi e Nardi è una di quelle aziende del made in Italy che nascondono una storia affascinate e complessa. L’imprenditoria toscana del settore pelli è stata per decenni uno dei fiori all’occhiello del saper fare tricolore e parte di questo successo lo si deve anche a Mario Bianchi e Aldemaro Nardi, i creatori del marchio che da amici, nel 1946, fondarono un laboratorio poi diventato industria. “La nostra azienda – ci ha detto l’erede del brand, Alessandro Nardi, che oggi guida il comparto produttivo di Bianchi e nardi a Scandicci – è sempre stata famosa per una tecnica di lavorazione del coccodrillo unica nel suo genere. Il risultato è una pelle splendente, capace di conquistare le donne al primo sguardo”.

Sarebbe stato un peccato disperdere questo know-how. Infatti dall’anno scorso, gli eredi delle due famiglie, tutti intorno ai 30 anni, hanno rivoluzionato la storia del marchio, riportandolo sul mercato con prodotti propri dopo decenni di lavoro prevalentemente per conto terzi.

Così nasce “Bianchi e Nardi 1946” la nuova collezione di borse in pellami pregiati, che ereditano i segreti della lavorazione artigianale più raffinata. Una manualità antica che diventa patrimonio culturale di tre generazioni di Bianchi e Nardi, e che ritroviamo in un modello di borsa, la 1946 che ormai è un’opera del design italiano, essendo arrivata in un momento storico di rinascita per la società e la creatività italiana.

 

Bianchi e Nardi intervista The Way Magazine

La Bianchi e Nardi nasce a Firenze nel 1946. Dopo 70 anni torna protagonista del mercato con una sua linea.

Come la descrive Alessandro quesa borsa unica, che celebra con ricercata eleganza 70 anni di successi nel mondo del lusso? “Nel nuovo modello c’è una rivisitazione con tanti punti in comune con l’icona di famiglia, ma anche cambiamenti in veste moderna. Fatta in coccodrillo, con alcuni dettagli che riprendono il concetto di selleria, poche parti metalliche per non appesantire il prodotto e dare giusto la percezione di riconoscibilità, come in tutti i modelli. Ci sono tre passaggi: il 1946, che è la nascita, il 1966, secondo anno importante perché l’azienda si trasferisce dal laboratorio centrale di Firenze a quello di Scandicci. E il 2016, che è oggi, il momento di rientro sul mercato”.

Tutta la collezione Bianchi e Nardi è incentrata sull’utilizzo di materiali pregiati. Si parte dall’impiego di coccodrillo lucido, “che è il nostro materiale di punta – spiega Alessandro Nardianche perché ha lavorazione difficile e particolare. Abbiamo fatto un video per spiegarlo, sono pezzi unici. Ogni pelle ha la sua particolarità la lavorazione è stata artigianale, ogni piccolo difetto dà la qualità e la sicurezza che è fatta a mano”.

L’azienda per stare al passo coi tempi ha voluto uno stilista di esperienza decennale, Alessandro Fumagalli, e ha affidato il reparto marketing a Gabriele Bianchi, altro erede delle due famiglie storiche.

Alessandro Nardi intervista The Way Magazine

Nel nostro incontro, Alessandro Nardi, che segue la produzione dell’azienda, ci ha detto: “Il made in Italy ha un grosso appeal. Ci ha fatto tornare l’orgoglio di produrre per il marchio”.

Chiediamo a Nardi lo stato delle cose nella regione in cui Bianchi e Nardi opera gloriosamente da decenni. “La filiera della pelletteria toscana sta attraversando un periodo particolare. Ci sono aziende che vanno a produrre all’estero, altre che hanno fatto tentativi e rientrano. Il made in Italy ha un appeal straordinario. A mio parere dovrebbe essere molto più tutelato, noi facciamo totalmente in Italia, anzi regionale, abbiamo una certificazione. Abbiamo anche produzione per altri brand importanti e loro ce lo richiedono. A partire da chi taglia le borse a chi le disegna o le assembla”.

La nostra azienda – prosegue l’imprenditore – ha attraversato varie fasi che coincidono con il variare del mercato in questi ultimi 70 anni. Dal 1946 al finire degli anni Settanta, si è concentrata sulla produzione propria. Con l’arrivo degli anni 80 e con il boom delle firme made in Italy, facevamo molto contoterzismo, producevamo molto di più per terzi che a nostro marchio. Adesso che siamo alla terza generazione c’è la volontà di riportare con orgoglio il nostro brand e la nostra conoscenza al pubblico. Per questo abbiamo rilanciato la linea delle borse che parte da un percorso vintage attualizzato. È anche una soddisfazione per noi, lavorare per le firme impone ormai margini sempre più risicati. L’imprenditoria giovanile per questo settore non ha saputo rendersi protagonista di un ricambio generazionale all’altezza, secondo me“.

Ed è per questo che salutiamo con entusiasmo l’arrivo del marchio nel panorama fashion di lusso italiano e mondiale. Chi avrebbe mai immaginato, dopo 70 anni, che quelle borse portate a Gucci dall’allora giovanissimo Aldemaro, avrebbero avuto un’eredità tanto prestigiosa. Tanto da indurre trentenni inorgogliti a riprendersi il testimone e rifondare un business di alto livello.

Fotoservizio realizzato presso Pisa Orologeria – Milano in esclusiva per The Way Magazine.

Per info qui

 



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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