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Fashion

Fashion - 22/09/2018

I decoratori che resero grande Christian Dior

Maureen Footer e Hamish Bowle raccontano come Victor Grandpierre e Georges Geffroy resero unici gli ambienti del leggendario couturier.

La vena creativa di un leggendario couturier come Christian Dior era necessariamente associata anche all’ambiente e alle persone che gli stavano intorno. Il libro “Dior and His Decorators” è il primo libro (edito da Vendome Press) che parla di come due interior designer abbiano abbinato casa e vita lussuosa nell’escalation mondiale del new look dello stilista francese.

Che debuttò nel 1947 nella moda ma che aveva già al lavoro nelle sue case Victor Grandpierre e Georges Geffroy che mescolavano le tradizioni del passato con un senso di eleganza da dopoguerra assolutamente nuovo.

Maureen Footer assieme a delle foto d’archivio, riprende la paravola del trio che, grazie soprattutto anche al lavoro grafico di Grandpierre, andarono a costruire col lavoro congiunto sia gli interni che l’immaginario estetico del brand. Inventarono dal logo agli ambienti un universo di design che va ben oltre la data di morte dello stilista (1957).

Tale fu la portata creativa di Grandpierre e Geffroy, che altri stilisti e celebrità li chiamarono: Yves Saint Laurent, Marcel Rochas, Gloria Guinness, Daisy Fellowes, Maria Callas.

L’autrice Maureen Footer paragona la Francia, o meglio, Parigi, dei tardi anni 40 a una città che ha paura di perdere il suo senso dello stile. Minacciata da un americanismo imperante, aveva bisogno di rimarcare la propria identita. “Il couturier Christian Dior e due amici, l’ex fotografo charmant Grandpierre e l’ex stilista malinconico Geffroy, andarono a rilanciare il classicismo francese con inserimento di arredi inglesi, tappeti finlandesi e bronzi mediorientali. Il risultato fu rivoluzionario, cosmopolita. Che riuscì a dare tante risposte”.

Su tutto, il racconto del leggendario numero 30 di avenue Montaigne, l’atelier di Dior e della sua casa nel 16esimo arrondissement. Un illuminante approfondimento di come moda e design si incontrano e creano pietre miliari. Dior stesso sognava di studiare architettura alla École des Beaux-Arts prima di essere costretto dai genitori a frequentare l’École Libre des Sciences Politiques.



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