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Fashion

Fashion - 30/06/2018

L’icona e gli iconoclasti: mostra dei costumi di Raffaella Carrà

Ha fatto sognare e si è fatta ammirare. Ieri non c'era al tributo che le hanno organizzato a Cinecittà. Ma il suo spirito è presente in 40 abiti opere d'arte di leggende dello spettacolo.

Ma erano stilisti o costumisti quelli che lavoravano con Raffaella Carrà? Il dubbio sulla definizione non è un esercizio sterile: bisogna capire perché Raffaella nazionale ha avuto un impatto così forte nella cultura e fascinazione estetica di un intero paese. E anche di più, visto che è famosa in tutto il mondo anche per merito del suo stile “esagerato”.

Di sicuro erano iconoclasti e una mostra fino al 15 luglio presso gli studi di Cinecittà – Teatro 1 Via Tuscolana, 1055 a Roma propone lo stile di Raffaella Carrà nell’opera di costumisti e stilisti.

Si sa che le grandi dive influenzano le masse e Raffaella Maria Roberta Pelloni, in arte Raffaella Carrà, amata e celebrata da mondi diversi come la televisione, la moda, la militanza gay, le casalinghe ma anche da studiosi ed intellettuali da almeno mezzo secolo è nella coscienza collettiva popolare di tutto il mondo.

Non meraviglia quindi che la si studi come fenomeno sociologico e che Fabiana Giacomotti, autrice e direttore scientifico del Master in Teoria e Strategie della Moda a La Sapienza, specialista di costume televisivo, e Annalisa Gnesini, abbiano deciso di dedicarle una mostra che mette in evidenza i segni e le simbologie più nascoste del “fenomeno-Carrà”.

Così ieri, allo lo “Studio 1” di Cinecittà, alla serata inaugurale, una folla di curiosi, giornalisti, esponenti della moda ha riempito con il gusto della scoperta le sale che ospitano la mostra, fotografandosi davanti ai capi iconici di trasmissioni televisive, ricordando e canticchiando i brani che ancora oggi fanno divertire grandi e piccini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In esposizione costumi, abiti, accessori, oggetti, video, foto, disegni preparatori e bozzetti dei più grandi costumisti televisivi e cinematografici come Enrico Rufini, Corrado Colabucci, Luca Sabatelli, Gabriele Mayer, Gabriella Pera.

Quaranta costumi, di cui la maggior parte mai esposta fino ad oggi,  provenienti dall’archivio storico della Rai, di Annamode, della sartoria The One, e di Collezioni Carrà di Giovanni Gioia e Vincenzo Molapermettono identificano elementi,  tratti e ricorrenze stilistiche del mitico “caschetto biondo”.

In un continuo gioco di rimandi fra costume e moda in esposizione anche abiti firmati da brand e atelier del fashion system come Renato Balestra, Greta Boldini, Luigi Borbone, Mario Dice, Antonio Grimaldi, Giuseppe di Morabito, Guillermo Mariotto per Gattinoni, Leitmotiv, Fausto Puglisi, Marco Rambaldi, Francesco Scognamiglio, Daizy Shely. E inoltre fotografie, video e bozzetti di studio del “personaggio-Carrà”, risalente ai primissimi anni Settanta e firmata da Colabucci, prestitati di Stefano Rianda. Specialissimo anche il catalogo-gadget a tiratura limitata per gli ospiti: un “tributo a Raffaella Carrà” in versione paper doll su disegni di Cinzia Leone e comprensivo del cartamodello di una delle sue tute più famose, progettata da Simone Bruno dell’Accademia Koefia. Che, in mancanza della diva in carne e ossa, speso refrattaria all’autocelebrazione, è stata cosa molto gradita.



Camilla Di Biagio
The Way Magazine ha un occhio sulla "grande bellezza" di Roma (e non solo) grazie a Camilla. Sempre attratta dal fashion world lo vive sin da giovanissima. Se tre è il numero perfetto, la perfezione nasce dal connubio moda, musica, spettacolo. Fashion designer, fashion stylist ed event planner, si dedica alla scoperta ed alla formazione di giovani creativi, preferendo il dietro le quinte alle luci della ribalta. Dopo una lunga stagione dedicata alla produzione e all'allestimento di sfilate (Milano Moda, Alta Roma) e alle mostre d'arte, ora affianca alla sua professione anche l'insegnamento allo Ied di Firenze.
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