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Fashion - 11/07/2017

Rabbia e coraggio, gli emergenti di FashionClash a Maastricht

La moda perde senso? Se lo sono chiesto i 150 designer in vetrina alla manifestazione globale olandese. Vediamo cosa ne è uscito.

C’era anche un’italiana all’ultima edizione di FashionClash, il festival della creatività appena conclusosi a Maastricht, in Olanda, nel cuore dell’Europa che ha qui giurato anni fa di essere unita.

Considerazioni politiche a parte, questa nona edizione della kermesse internazionale e interdisciplinare è stata davvero un’unione di intenti perché i giovani designer (oltre 150 da tutto il mondo) sono stati chiamati a esprimersi su un tema molto caldo: Fashion Makes Sense. Cioè fare moda creativa che abbia un senso ed è un focus che ha unito tutti, anche se non messo d’accordo tutti, ovviamente.

Siamo in ambito creativo e quanta più dispersione di vedute c’è, è per il meglio. L’idea era quella di non ritrarre il mondo della moda degli emergenti come un fenomeno effimero e meramente visivo, ma ci si interroga sull’aspetto del rispetto ambientale, etico, la relazione con il corpo senza il quale la moda non avrebbe ragion d’essere. Per questo agli stilisti è parso di partecipare alla più intima delle rappresentazioni artistiche, quella che deve avere utilità da “seconda pelle”.

Nei workshop e negli incontri il concetto di utilità tornava come un mantra. Il rispetto e l’accordo dei vestiti per il corpo ci aiuta a riconnetterci con il mondo, che è una visione che spesso sfugge ai più blasonati attori del campo.

L’iniziativa è stata promossa dalla FashionClash Foundation e dai suoi direttori Branko Popovic, Laurens Hamacher e Nawie Kuiper e ha cercato un dialogo col pubblico in modo da sensibilizzare anche i potenziali compratori a un acquisto responsabile. Fin dalla prima edizione nel 2009, FashionClash ha portato al pubblico oltre mille talenti complessivi da 50 paesi diversi al confronto su alcune tematiche d’attualità (gender, eredità, invecchiamento). Il festival è improntato alla scoperta del comportamento umano guidati dalla scelta degli abiti. E a giudicare da quello che abbiamo visto in questa edizione, molto è stato fatto con coraggio, sprazzi di rabbia e ribellione e soprattutto libertà espressiva, come testimoniano le foto della nostra gallery.

Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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