1 Dicembre 2023

Brachetti eterno supore e trasformismo

Uno show travolgente con una storicizzazione precisa. Visto da Fabrizio Lopresti al Nazionale di Milano, tempio del musical.

1 Dicembre 2023

Brachetti eterno supore e trasformismo

Uno show travolgente con una storicizzazione precisa. Visto da Fabrizio Lopresti al Nazionale di Milano, tempio del musical.

1 Dicembre 2023

Brachetti eterno supore e trasformismo

Uno show travolgente con una storicizzazione precisa. Visto da Fabrizio Lopresti al Nazionale di Milano, tempio del musical.

Fino al 10 dicembre 2023 fa tappa al Teatro Nazionale di Milano (via Giordano Rota 1) il tour di Cabaret: the Musical, nuova produzione targata Fabrizio Di Fiore Entertainment, con Diana Del Bufalo e Arturo Brachetti. Lo show trasporta il pubblico nella sfrenata Berlino degli anni Trenta ad un passo dall’avvento del nazismo, tra eccessi, privazione delle libertà, decadenza e contraddizioni quotidiane, in un momento storico distante ma nello stesso tempo anche molto attuale.

Chi non ha mai sentito e canticchiato alcune tra le canzoni più famose di questo musical come “Money Money” e “Wilkommen”?

Chi di noi non ha mai pensato di essere una sera al KitKat ed esplorare le misteriose notti berlinesi di una città aperta e disinibita. Tutto questo rimanda ai miei ricordi da ragazzino quando riuscii a vedere il film con Liza Minnelli e Michael York in un cinema di second’ordine agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso (il film uscì nel 1972).

Il film Cabaret è la  trasposizione cinematografica dell’omonimo musical di Broadway del 1966, a sua volta ispirato ai racconti berlinesi di Christopher Isherwood: il centro della storia è la vita ai tempi della Repubblica di Weimar nel 1931, prima dell’ascesa al potere del Partito Nazionalsocialista di Adolf Hitler.

Venne definito “il primo musical adulto” e ottenne un grande successo di pubblico anche se con qualche dissenso da parte della critica. Ma andiamo con ordine.

Siamo intorno al 1930 nella Berlino e lo spettacolo narra la storia di un americano sbarcato a Berlino che incontra la ballerina Sally (Diana Del Bufalo forse nel suo migliore ruolo), ragazza inglese dai liberi costumi. Condividono una stanza in una pensione modesta, tenuta da una anziana zitella tedesca innamorata a sua volta di un fruttivendolo ebreo. Fulcro della narrazione è il Cabaret Kit Kat Club dove Emcee, un presentatore ambiguo e irriverente, interpretato da Arturo Brachetti – in veste anche di regista con la collaborazione di Luciano Cannito – si prende gioco della libertà sessuale e del potere. Alla fine, l’arrivo del nazismo spegne questa libertà di pensiero e di costumi per lasciar posto al periodo nero che la storia punirà. Eccome se lo punirà. Si entra piano piano in più un ventennio di distruzione e soprusi, violenze e guerra. I personaggi di questo club ed in particolare il maestro delle cerimonie Emcee, ci fa vivere momenti fantastici, magici, dove la sensualità, il divertimento, l’assenza di preconcetti culturali e sessuali, rendono il Kit Kat Klub, precursore del mondo contemporaneo, anche se decisamente in controtendenza rispetto all’epoca buia delle leggi razziali e della catastrofe del Nazismo.

Un inizio frizzante che ti fa venire voglia di salire sul palco e metterti a ballare con la compagnia da quanto è coinvolgente il tutto ma in un attimo cambia e si trasforma, le scenografie si srotolano, man mano che la pièce prosegue, fino a diventare il vagone di un treno, la stanza dove vie il giovane Clifford – interpretato dal bravo Cristian Catto, il negozio di Herr Shultz e il primo su tutti il KitKatKlub.

Sally è la star del Klub, conturbante e trasgressiva si innamora e fa innamorare di sé il giovane scrittore di belle speranze Clifford. Anche se può sembrare un buon inizio non sarà così il corso della storia. Perché ormai l’avvento del nazionalsocialismo di Adolf Hitler è alle porte.

La compagnia dà il meglio di sé stessa, anche spinti dal prestigio di un Teatro come Il Nazionale di Milano tempio del musical, e non si risparmia. Tutti affiatati e accompagnati da una ottima band dal vivo. Brachetti ci incanta con le sue trasformazioni fino a riempirci il cuore di rabbia legata al suo talento che riesce nel suo intento. Pochi, forse pochissimi, avrebbero avuto la stessa forza impattante e raccontato, come lui ha fatto, il finale dello spettacolo:

lo sterminio degli ebrei nelle camere a gas e la follia della guerra.

Un autentico pugno allo stomaco. Applausi a non finire, le date continuano a Milano fino al 10 dicembre.

Uno spettacolo da non perdere.

www.teatronazionale.it

basato su uno spettacolo di John Van Druten

Soggetto Christopher Isherwood

Libretto Joe Masteroff

Musica John Kander

Testi Fred Ebb

Traduzione e adattamento Luciano Cannito

Scene Rinaldo Rinaldi

Costumi Maria Filippi

Direzione musicale Giovanni Maria Lori 
Coreografie di Luciano Cannito
Regia di Arturo Brachetti e Luciano Cannito

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Fabrizio Lopresti

Fabrizio Lopresti

Fabrizio Lopresti, autore, giornalista e regista, nonché attore della famosa sitcom “Sensualità a Corte”. Viaggiatore di cultura, per la rubrica culturale di The Way Magazine tratta di tutto quello che potrà nutrire l’anima. Festival, rassegne, cinema, mostre, libri, viaggi interspaziali e musicali. Tutto in prima persona, vivendo quel momento per raccontarlo ai lettori. “Perché la cultura sociale ci aiuta a vivere meglio, ci aiuta a diventare persone migliori”, dice.
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