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Il carrozzone viaggiante

Il carrozzone viaggiante - 29/08/2021

Festival di Borgio Verezzi, nel 2021 lo spettacolo è per la Belle Epòque

Teatro con Paola Quattrini, Michele La Ginestra, Anna Mazzamauro, Tosca D’Aquino, Laura Curino, Antonio Cornacchione, Margherita Di Rauso, Paolo Conticini e Jurij Ferrini.

Si è da poco conclusa la 55ma edizione del Festival di Borgio Verezzi, provincia di Savona, con un ricco cartellone composto da 13 spettacoli e 11 prime, nella magnifica cornice della piazza centrale del borgo, uno dei più belli d’Italia.

La manifestazione, diretta da Stefano Delfino con coraggio e intuizione, ha visto sul palco attori del calibro di Paola Quattrini, Michele La Ginestra, Anna Mazzamauro, Tosca D’Aquino, Laura Curino, Antonio Cornacchione, Margherita Di Rauso, Paolo Conticini e Jurij Ferrini nelle diverse rappresentazioni. Un’edizione ricca che contraddistingue questo festival nel panorama teatrale italiano come festival d’eccellenza.

Abbiamo assistito alla messa in scena dello spettacolo Belle Epòque e Polvere da Sparo, scritto e diretto da Paolo Coletta e con la variopinta interpretazione della Di Rauso, coadiuvata da Lello Giulivo, dove si esibisce in un insieme di personaggi alla cafè chantant partenopea, tra canti, balli e musiche dal vivo eseguite dalla piccola orchestra Susette Bon Bon Trio.

Dal Festival di Borgio Verezzi in Liguria uno spettacolo su Napoli ambientato nel 1915. Su un palcoscenico deserto, Susette Bon Bon, sciantosa eccentrica, riceve la visita di un detective sulle tracce dell’impresario Gaetano Capraja, denunciato dalle ballerine del Salone Margherita per mancato pagamento e altri reati. È l’inizio di una serie di equivoci, seduzioni sbagliate, mascheramenti e cambi di identità inaspettati, fino alla sconcertante rivelazione finale che condurrà i due protagonisti della storia a ritrovarsi uniti dalla speranza di una nuova vita. Una commedia con le canzoni del celebre repertorio del Café Chantant, come Ninì Tirabusciò, Lariulà, ‘A frangesa, e le macchiette più famose di Maldacea e Viviani. Un divertente noir musicale che si stempera nei colori di un’epoca di lustrini, paillettes e umanità alla vigilia della Grande Guerra.

Siamo nel 1915 a Napoli, la dolce Susette, sciantosa eccentrica, riceve la visita di un detective, lo stesso Giulivo, sulle tracce del manager Capraja, denunciato dalle ballerine del Salone Margherita per pagamenti mai avvenuti. Tra cambi di identità e capovolgimenti di scena, la bella sciantosa Margherita Di Rauso, snocciola con talento da vendere tutto, o quasi, il celebre repertorio del varietà napoletano da Mimì Tirabusciò a Lariulà, dalle macchiette di Viviani alla Frangesa, relegando al ricordo della Belle Epòque, periodo dove il caffè teatro spadroneggiava, tutta la rappresentazione.

Ma il periodo ha anche le sue tragedie, come la Grande Guerra. Ed è per colpa di essa che Susette, accortasi di un sentimento d’amore corrisposto verso il detective, che io avrei chiamato semplicemente Commissario nel copione, declinerà la fine di questo amore.

La Di Rauso impersona efficacemente il ruolo, dotata di una voce potente e armoniosa, una fisicità non comune, riporta lo spettatore ai lustri e alle miserie ( ricordate Totò in Miseria e Nobiltà, dei teatrini con le ballerine, spesso ragazze fuggite dalla povertà cercavano una via di fuga, una vita migliore proprio nel teatro )alle le luci soffuse, alla figura dell’impresario di una volta, dei teatrini di provincia dove troverà, a cavallo delle due guerre mondiali, vita la rivista e il varietà con una Wanda Osiris stellare.

Personalmente amo molto l’ambientazione minimale che potevi trovare in quei caffè dove, tra una coppa di spumante (lo champagne in Italia costava troppo) ed un caffè potevi assistere ad una piccola pièce in cui il comico e imitatore di turno, sciorinava il suo repertorio accompagnato da balletti e can can. Una delizia per gli occhi.

Questo spettacolo, come dicevo, ti riporta indietro nei tempi. Ti riporta a Totò, ad Eduardo Scarpetta, a Petrolini. Ti riporta a Parigi, ai suoi “cafè” ma maggiorati dalla bellezza napoletana, dal suo spirito divertente e risolviguai, dal sapore della pizza infarinata di dialetto.

BELLE ÉPOQUE E POLVERE DA SPARO ha debuttato al Festival di Borgio Verezzi in Liguria.
Con Margherita Di Rauso e Lello Giulivo
Di Paolo Coletta
Con Margherita Di Rauso e Lello Giulivo
Accompagnamento musicale dal vivo con Susette Bon Bon Jazz Trio
Regia Paolo Coletta
Produzione Golden Show Impresa Sociale Trieste e Teatro della Città Catania

Te si’ fatta na vesta scullata, nu cappiello cu ‘e nastre e cu ‘e rrose… stive ‘mmiez’a tre o quattro sciantose e parlavi francese…accussí. Recita Reginella, scritta nel 1917 da Libero Bovio e ricordata oggi come una delle canzoni napoletane più famose di tutti i tempi. Ma chi era la sciantosa? Nel linguaggio attuale con questo termine, oramai divenuto di uso comune anche nella lingua italiana, si identifica una donna di bell’aspetto, vanitosa e civettuola.

La sciantosa, pur essendo maliziosa e provocante, faceva ben altro mestiere. Legata al mondo dell’arte e del teatro era un’artista del Café-chantant parigino, difatti il termine viene fatto risalire al periodo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

l termine sciantosa difatti, rappresenta l’italianizzazione della parola francese chanteuse, traducibile in maniera letterale con il termine “cantante”. Le artiste erano solite esibirsi in piccoli locali con brani tratti da canzoni popolari e brevi stralci di opere liriche. Piccole dive, osannate dal pubblico, spesso bellissime e irresistibili. Da qui l’associazione sempre più frequente del termine, ad aggettivi quali “seducente”, “fascinosa” e “ammaliatrice”. Tra le più famose sciantose del passato troviamoAnna Fougez, Gilda Mignonette, Olimpia D’Avigny e Yvonne De Fleuriel.

Tutte qualità messe in scena dalla brava interprete, tutte qualità che rendono Margherita un’attrice di grandi qualità.

Arrivederci alla prossima edizione del Festival di Borgio Verezzi.



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