21 Febbraio 2022

“Un tram che si chiama desiderio”, dramma dell’ipocrisia sociale

Fabrizio Lopresti ha visto per noi lo spettacolo su testo di Tennessee Williams con Mariangela D’Abbraccio, Daniele Pecci e con Giorgia Salari, Eros Pascale, Erika Puddu, Giorgio Sales, Massimo Odierna. Regia e scena Pier Luigi Pizzi.

21 Febbraio 2022

“Un tram che si chiama desiderio”, dramma dell’ipocrisia sociale

Fabrizio Lopresti ha visto per noi lo spettacolo su testo di Tennessee Williams con Mariangela D’Abbraccio, Daniele Pecci e con Giorgia Salari, Eros Pascale, Erika Puddu, Giorgio Sales, Massimo Odierna. Regia e scena Pier Luigi Pizzi.

21 Febbraio 2022

“Un tram che si chiama desiderio”, dramma dell’ipocrisia sociale

Fabrizio Lopresti ha visto per noi lo spettacolo su testo di Tennessee Williams con Mariangela D’Abbraccio, Daniele Pecci e con Giorgia Salari, Eros Pascale, Erika Puddu, Giorgio Sales, Massimo Odierna. Regia e scena Pier Luigi Pizzi.

La storia di “Un tram che si chiama desiderio” è ben nota: Blanche DuBois, vedova e purtroppo attaccata alla bottiglia, decide di andare dalla sorella e passare del tempo insieme ma finisce per cadere vittima del cognato Stanley, marito di Stella, precipitando infine nella pazzia. Una donna forse troppo sensibile e incapace di reggere al dramma che le è capitato: quello di scoprire che il giovane marito era in realtà omosessuale e che finì suicida dopo le offese urlategli dalla moglie. Blanche, sentendosi colpevole, si rifugia così nella disperazione più totale. Il marito non c’è più, non ci sarebbero state più quelle dolci poesie che le scriveva e che lei conserva, non ci sarebbe più stata quella tenerezza che era sinonimo di vita, di quotidianità protetta. Allora fa quello che, forse per non pensare e non soffrire troppo, ha sentito di voler fare: concedersi. Concedersi a più uomini, rinchiudendosi in un alberghetto e consumando ore e ore di sesso per alleviare l’anima. E in tutto questo Mariangela D’Abbraccio, una delle signore del teatro italiano, sa perfettamente giocare con i toni della disperazione interpretando una Blanche estremamente tormentata ma mai sopra le righe, sempre vera, presente, reale.

Stanley è interpretato dall’attore Daniele Pecci, conosciuto al grande pubblico per le fiction di successo che interpreta. Daniele si lascia disegnare dal regista, il Maestro Pier Luigi Pizzi, il personaggio di Stanley sul proprio corpo come fosse un vestito, rappresentando il prototipo dell’uomo volgare, arrogante e maschilista e mettendo in evidenza muscoli misti a rabbia, mali parole miste a mani violente che, non si sa come, vengono accettate con amore dalla moglie Stella. E per cosa? Perché Stanley si sente derubato dalla possibilità di fare una futura vita agiata con i soldi della tenuta di Belle Reve di proprietà della famiglia della moglie e che Blanche ha perduto, finita pignorata dai creditori. A nulla può neanche l’interesse di Mitch per la triste Blanche che sognava di poter passare ad una vita migliore, senza più crudeltà e crisi di nervi.

Un dramma crudo e crudele che scorre davanti lasciandoci nell’impossibilità di intervenire, come se il palcoscenico fosse un canale acceso e stessimo guardando una brutta notizia di abusi famigliari al telegiornale. Per la povera Blanche non si mette bene, tanto che si lascia poratre via da uno sconosciuto affascinata dalla sua gentilezza, che altri non è che un medico, pronto per farla internare. L’allestimento è di sicuro impatto visivo, non a caso Pier Luigi Pizzi, artista di fama internazionale, ha all’attivo un’intensa carriera tra lirica e prosa, a partire dall’importante sodalizio con la Compagnia dei Giovani fondata da Giorgio De Lullo, Romolo Valli, Anna Maria Guarnieri, Elsa Albani e Rossella Falk, ha curato attentamente la regia e le evocative scenografie del dramma di Tennessee Williams, riuscendo in pieno a far rivivere le atmosfere di un’epoca insieme agli stati d’animo dei personaggi.
Le repliche vanno avanti fino al 27 febbraio. Questo spettacolo non va perso, va visto e fatto vedere.

Ambientato nella New Orleans degli anni ’40, il dramma A Streetcar named Desire, alla sua uscita all’Ethel Barrymore Theatre di Broadway il 3 dicembre 1947 per la regia di Elia Kazan, con Marlon Brando nel ruolo di Stanley Kowalsky alzò il velo su temi quali l’omosessualità, il sesso, il disagio mentale, la famiglia come luogo di violenza, il maschilismo, il maltrattamento delle donne, l’ipocrisia sociale. Nel 1951 Elia Kazan diresse l’omonimo adattamento cinematografico del dramma, con Marlon Brando, Kim Hunter e Karl Malden nei ruoli già interpretati a Broadway.

Un tram che si chiama desiderio – al Teatro Franco Parenti di Milano fino al 27 febbraio
di Tennessee Williams
traduzione di Masolino d’Amico
adattamento Pier Luigi Pizzi
con Mariangela D’Abbraccio, Daniele Pecci
e con Giorgia Salari, Eros Pascale, Erika Puddu, Giorgio Sales, Diego Migeni
regia e scena Pier Luigi Pizzi
musiche Matteo D’Amico
artigiano della luce Luigi Ascione
produzione GITIESSE Artisti Riuniti diretta da Geppy Gleijeses

Mariangela D’Abbraccio sarà protagonista il 21 febbraio 2021 in Sala Grande Teatro Franco Parenti (Milano) dello spettacolo tratto dall’autobiografia di Giorgio Albertazzi “Un perdente di successo” di cui cura anche l’adattamento.

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Fabrizio Lopresti

Fabrizio Lopresti

Fabrizio Lopresti, autore, giornalista e regista, nonché attore della famosa sitcom “Sensualità a Corte”. Viaggiatore di cultura, per la rubrica culturale di The Way Magazine tratta di tutto quello che potrà nutrire l’anima. Festival, rassegne, cinema, mostre, libri, viaggi interspaziali e musicali. Tutto in prima persona, vivendo quel momento per raccontarlo ai lettori. “Perché la cultura sociale ci aiuta a vivere meglio, ci aiuta a diventare persone migliori”, dice.
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