9 Giugno 2022

Michael Milesi: “Vi racconto come son diventato designer”

Ha ereditato la fattività dai genitori. Ma per il creativo di Brescia, che presenta "Tato" al Fuorisalone 2022, il mondo dell'arredo resta un amabile quanto raffinato gioco di immaginazione.

9 Giugno 2022

Michael Milesi: “Vi racconto come son diventato designer”

Ha ereditato la fattività dai genitori. Ma per il creativo di Brescia, che presenta "Tato" al Fuorisalone 2022, il mondo dell'arredo resta un amabile quanto raffinato gioco di immaginazione.

9 Giugno 2022

Michael Milesi: “Vi racconto come son diventato designer”

Ha ereditato la fattività dai genitori. Ma per il creativo di Brescia, che presenta "Tato" al Fuorisalone 2022, il mondo dell'arredo resta un amabile quanto raffinato gioco di immaginazione.

Il gusto, l’occhio estetico propenso a catturare ogni piega della bellezza, è una dote innata. Così è per Michael Milesi interior designer nato in provincia di Brescia, ad Angolo Terme il 4 Luglio 1988. Dopo una laurea triennale allo IULM in “Mercati dell’arte”, ed una magistrale in “Interior e urban design”, con la sua griffe “Millesimi” si sta ritagliando un prezioso spicchio nel rutilante, quanto scintillante, mondo del design.

Le nuove creazioni luminose di Michael Milesi sono in esposizione al Fuorisalone di Milano 2022 per la mostra “All you need is Tato” a via Madonnina, 12 a Brera, Milano al Brera Design District.

Da dove deriva l’amore per l’arredo, e la conoscenza dei materiali?

Ho un concetto di design, che è fusione tra arte e moda. I miei avevano una fabbrica di jeans: purtroppo papà è mancato che avevo appena 17 anni, e mamma non se l’è sentita di continuare. Il tributo a questo passato prezioso, è una piccola capsule di vestiti da donna in stile retrò, che definisco un capriccio sentimentale. Li propongo all’interno del mio evento, che vedrà la giornata clou l’8 Giugno, al “Brera District Design”.

Spieghi che significa essere interior design?

Lo vivo come una sintesi di studio e ricerca, impastato di cura per la cromia e la storia dell’arte. Il marchio “Millesimi”, è un acronimo del mio nome e cognome, oltre a ricordare il millesimale della progettazione, visto che lavoro molto sui pattern, ovvero sulla serialità delle grafiche ripetute.

Il tuo compagno Damiano Gallo è un imprenditore ed immobiliarista di grande successo: collabori con lui per ambientare le case?

Collaboriamo senza che questo diventi ufficiale o scontato, per non turbare il nostro rapporto. Ovvio che se un suo cliente è in linea con il mio gusto, può venire naturale lavorare assieme.

Dal 6 al 12 Giugno sei a Milano in via Madonnina 12, per presentare la tua ultima creatura: me la racconti?

All’interno del “Brera Design District”, il corpo della mia esposizione sono due collezioni di carte da parati “Toile”e “Deco”, ispirate agli anni ’20. La prima riprende una stampa, che richiama quelle giapponesi, in suggestioni da “Mille e una notte”. La seconda, è un capolavoro di opulenza, in un trionfo dell’oro, ingabbiata nella simmetria di un Oriente segreto, che conduce in un viaggio onirico, e quasi criptico, dell’esotico.

Come complemento d’arredo proponi la lampada “Tato”: qual è la sua genesi?

Ho creato la lampada “Tato”, con un omaggio a Damiano, che affettuosamente mi chiama così. E spero che abbia la stessa fortuna del nostro consolidato rapporto. Immagino i miei oggetti talmente amabili, da indurre a coccolarli come creature viventi! La peculiarità, è che sono decontestualizzati dalla mansione d’uso, per dare loro un’altra funzione. “Tato” era un bustino sartoriale da bambino, che ho deprivato della funzione passiva e secondaria. Pirandellianamente da oggetto, l’ho caricato del protagonismo di un soggetto, rivestito con i diversi tessuti di “Millesimi Design”. La lampada da tavolo o da terra, nella versione “Head”, ha all’interno della lampadina, tre diversi messaggi: “Kiss me”, “King” e “Bitch”. Invece la versione “Hook”, al posto della testa, possiede un gancio e può essere pure appesa, con un cuore scintillante a calamita, sul corpo centrale.

Classe 1988, bresciano di origine ma milanese di adozione, Michael Milesi ama definirsi “imprenditore di me stesso”. Dopo aver conseguito una prima laurea in Mercati dell’Arte e una specialistica in Interior & Urban Design laureandomi con il massimo dei voti, ho mosso i primi passi nel mondo della creatività lavorando per importanti brands di moda nel campo della progettazione e dell’allestimento retail. 

Sei famoso per i tuoi “Mori”, rivisitazione delle celebri teste siciliane.

Dei “Mori” presento quest’anno altre due varianti: una versione “soft” con effetto velluto al tatto e alla vista, ed i “mori carica”, con all’interno della base una ricarica wireless per il cellulare: basta appoggiare il telefono sulla testa del Moro.

Mi dai una definizione di bellezza, e come si sposa con la tua professione?

La bellezza non è estetica: è ciò che piace ad ognuno, con il proprio gusto e modo di scegliere un oggetto. Importante, è trasmettere un messaggio funzionale ed emotivo, che invogli il cliente a comprare l’opera. Si deve desiderarne il possesso, in un trasporto affettivo, di chi già lo immagina a casa, e lo vuole vivere nel privato delle pareti domestiche.

Come vedi il tuo futuro?

Da eterno positivo, spero di avere sempre più successo, ma sono aspirazioni dallo slancio genuino, di chi resta umile e concreto: mi prefiggo di progredire nell’attività, ampliando la gamma dei prodotti da proporre sul mercato. Tuttavia nelle fasi creative, resto il bambino dedito a fare i compiti dentro il laboratorio dove lavoravano i miei genitori. La loro fattività, mi è cresciuta dentro, e quell’ambiente artistico e fresco, ha alimentato la mia anima. E il disegnare di papà, mi spronava a prendere la matita, spendendo ore sui fogli. Viaggiavo allora nel mondo del sogno, giocando con le linee e le curve: fatale che diventassero ideazione.

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Cinzia Alibrandi

Cinzia Alibrandi

Autrice messinese ma milanese di adozione, laureata in Lettere presso l'università "La Sapienza" e diplomata all'"Accademia di arti drammatiche" di Roma. Ha un passato di attrice, specialmente teatrale, con qualche incursione nel cinema. Oggi insegna italiano e storia nel triennio di Architettura del liceo artistico milanese "Boccioni", dove ha ideato, organizzato e curato i "giovedì letterari", aperti sul territorio, per la biblioteca, intervistando autori italiani di spicco nel panorama nazionale. È sei volte edita con 'Anna e i suoi miracoli' - Armando Siciliano editore, 'Petali di Marta' - Ensemble e con 'Torna a casa lettera' - Ensemble, Collana Pongo (di cui è stata inventrice e direttrice editoriale), 'Storie di amori e disamori- dalla A alla Z e ritorno’ - Giulio Perrone Editore, 'La vita é così' - Mondadori/Piemme, scritto con la famosa attrice Dalila Di Lazzaro, e sua biografia, e la biografia scritta con il noto stilista lombardo Martino Midali pubblicata da Cairo ‘La stoffa della mia vita-un intreccio di trama e ordito’, presentata a Milano da Jo Squillo, a Roma da Stefania Sandrelli, a Napoli da Marisa Laurito. Cinzia Alibrandi ha promosso e ha girato in Italia e all'estero (Dublino e Londra) con degli happening legati al lancio dei suoi libri, stabilendo un ponte culturale con noti stilisti (Chiara Boni, Maria Grazia Severi, Martino Midali, Cettina Bucca, Josè Lombardi, Gerardo Orlando, e le siciliane Tina Arena, Milena Bonaccorso, Miluna) ed orafi raffinati (Stroili, Stellina Fabbri, Francois Larnè, Pippo Alvaro). I suoi romanzi hanno la prefazione prestigiosa dell’autore internazionale Andrea G. Pinketts; "Petali di Marta" si avvale della copertina a opera della fotografa di moda Agnes Spaak, sorella dell'attrice Catherine. Ha vinto il 'Premio Sicilia'- sezione Letteratura nel 2014; il Premio 'Orgoglio siciliano' nel 2015 - sezione Letteratura; il Premio Speciale alla Carrera al T.A.R.C. Pagliara 8^ Edizione nel 2019. Ha ideato e ha curato per "Assodigitale"per un biennio una rubrica settimanale molto seguita, "tacco & stacco". È giornalista professionista e collabora in modo fisso con i settimanali ORA, VOI, TUTTO, dove intervista le star, e ha una rubrica fissa in cui scrive di amore e tematiche di coppia nel mensile “LEI STYLE”, e intervista i più grandi pensatori italiani.
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