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La scrittora racconta

La scrittora racconta - 25/10/2016

Nobel sì, Nobel no: giusto darlo all’aedo dei tempi moderni

Se ne é scritto tanto, e stavolta la spaccatura Capuleti/Montecchi non è solo italica ma mondiale. Di cosa si parla? Ovviamente della designazione come Nobel della Letteratura al cantautore Bob Dylan. I più feroci urlano scandalizzati “è un cantante!”, che equivale a sottintendere, arte secondaria, di “serie B”. I più magnanimi mediano puntualizzando che visti i messaggi lanciati a ben tre generazioni da Dylan, era il Nobel per la Pace, a loro dire il più idoneo: insomma di errore sempre si tratta,  ma in questo caso di categoria.

Fatto salvo che sull’universalità dell’arte sono scorsi fiumi, quindi volere incasellare un genio, è come raccogliere il mare in un catino, mister Zimmerman che fa? Quello che gli riesce meglio! Canta fuori dal coro alla sua geniale maniera. Come? Non risponde all’Accademia. Anzi, la ignora proprio! 

Incredibile gridano in molti! Pure se la tira! E qualche flemmatico cattedratico norvegese la “fa fuori dal secchio” e lo taccia di presuntuoso e arrogante. E la scrittora?

Io penso, e la commozione per la recente morte non mi fa cambiare idea, che il Nobel per la Letteratura a Dario Fo fu sopravvalutato, mentre tanto mi sarebbe piaciuto in una recita dell’assurdo, una consegna all’immarcescibile Fabrizio De André, che di Dylan è una nobile versione nostrana.

Ai fautori del “sì” che hanno definito Dylan un menestrello medievale contemporaneo, io faccio un volo pindarico e torno alla pre-epica greca, quando gli aedi accompagnati da uno strumento, giravano di piazza in piazza regalando arte. Dopo i rapsodi, ovvero i “cucitori” di queste storie, pensarono di scriverle. Ed una delle teorie in merito alla stesura dell’ Iliade, la vuole ‘cucita’ appunto da più rapsodi.

La mia idea?
Il silenzio di Dylan è un clamoroso NO: si é schierato con i suoi denigratori, e rifiuta qualcosa di cui può fare a meno.

Perché? Perché chi ha scritto  ‘Blowin’ in the wind’ vola in quel mondo impercettibile eppure sonoro e vibrante chiamato eternità. Tutto il resto, é letteratura.
Così si liquida un Nobel, un ricco premio in danaro, un’inutile contesa.

La foto di apertura di questo articolo è un ritratto di Bob Dylan dell’artista emergente americano Justin Herber

Cinzia Alibrandi
Autrice messinese ma milanese di adozione, laureata in Lettere presso l'università "La Sapienza" e diplomata all'"Accademia di arti drammatiche" di Roma. Ha un passato di attrice, specialmente teatrale, con qualche incursione nel cinema. Oggi insegna italiano e storia al liceo artistico milanese "Boccioni", dove ha ideato, organizza e cura i "giovedì letterari", aperti sul territorio, per la biblioteca intervistando autori italiani di spicco nel panorama nazionale. È tre volte edita con 'Anna e i suoi miracoli' - Armando Siciliano editore, 'Petali di Marta' - Ensemble e con 'Torna a casa lettera' - Ensemble, Collana Pongo (di cui è direttrice editoriale). Ha girato in Italia e all'estero (Dublino e Londra) con degli happening legati al lancio dei suoi libri, stabilendo un ponte culturale con noti stilisti (Chiara Boni, Maria Grazia Severi, Martino Midali, Cettina Bucca, Gerardo Orlando) ed orafi raffinati (Stroili, Stellina Fabbri, Francois Larnè, Pippo Alvaro). I suoi romanzi hanno la prefazione prestigiosa di Andrea G. Pinketts; "Petali di Marta" si avvale della copertina a opera della fotografa di moda Agnes Spaak, sorella dell'attrice Catherine. 'Premio Sicilia'- sezione Letteratura - nel 2014 e Premio 'Orgoglio siciliano' 2015 - sezione letteratura. Ha ideato e ha curato per "Assodigitale"per un biennio una rubrica settimanale molto seguita, "tacco & stacco". Attualmente collabora con il settimanale ORA. Ha curato il romanzo di Dalila Di Lazzaro 'La vita è così' - Piemme/Mondadori
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