6 Ottobre 2022

A Mantova c’era un designer nel Cinquecento: Giulio Romano

Alla corte dei Gonzaga: cosa si ammirava, come si guardava all'arte, dove si mangiava. Al Palazzo Te un'occasione unica per un viaggio nel tempo.

6 Ottobre 2022

A Mantova c’era un designer nel Cinquecento: Giulio Romano

Alla corte dei Gonzaga: cosa si ammirava, come si guardava all'arte, dove si mangiava. Al Palazzo Te un'occasione unica per un viaggio nel tempo.

6 Ottobre 2022

A Mantova c’era un designer nel Cinquecento: Giulio Romano

Alla corte dei Gonzaga: cosa si ammirava, come si guardava all'arte, dove si mangiava. Al Palazzo Te un'occasione unica per un viaggio nel tempo.

Prestiti internazionali e opere ricreate per riportare in vita gli oggetti perduti e godere del loro fascino senza tempo a Mantova, Palazzo Te, per la mostra Giulio Romano Il Fascino delle cose. L’artista del Cinquecento italiano è passato alla storia per la frase: “that rare italian master” come lo definì Shakespeare che lo citò, unico artista del Belpaese, nel suo teatro.

Nato Giulio Pippi de’ Jannuzzi, o Giannuzzi a Roma nel 1499, l’architetto e pittore, importante e versatile personalità del Rinascimento e del Manierismo, fece scuola.

LE SEZIONI – Il prodigioso talento da designer dell’artista che tanto contribuì a creare l’immagine dei Gonzaga, riportando nelle sale del “suo” Palazzo gli straordinari oggetti concepiti per contribuire alla creazione dello “stile di vita” della corte dei signori della Mantova rinascimentale. La mostra è l’ultimo evento della stagione espositiva 2022 Mantova: l’Arte di vivere, ed è a cura di Barbara Furlotti e Guido Rebecchini (visitabile dall’8 ottobre 2022 all’8 gennaio 2023). Il percorso espositivo si articola in cinque sezioni, di cui la prima, nella Camera degli Imperatori, è interamente dedicata al design per armi e armature, oggetti che avevano tanto rilievo nella vita di corte. Caso unico ed eccezionale in cui progetto di Giulio Romano e oggetto sono sopravvissuti sino a noi, vengono qui esposti il disegno giuliesco per lo scudo di Carlo V e lo scudo stesso (rispettivamente Haarlem, Teylers Museum e Madrid, Patrimonio Nacional).

La seconda sezione mostra come anche i più grandi artisti del Cinquecento progettassero oggetti animati da esuberanti figure umane creando in questo modo narrazioni simili a quelle illustrate in affreschi e dipinti. Vengono qui presentati alcuni capolavori grafici di questo genere: una saliera disegnata da Michelangelo per il duca di Urbino (Londra, British Museum); e due progetti per argenteria sacra e profana (rispettivamente Torino, Biblioteca Nazionale Universitaria, e collezione privata americana), di mano di Francesco Salviati, il quale, insieme a Giulio Romano, fu uno dei più prolifici designer del Cinquecento.

Da questo arazzo si capisce come si mangiava alle opulenti corti del 1500. Anche animali al guinzaglio e bambini vestiti a festa ai banchetti.
Installation view
Giulio Romano. La forza delle cose
Palazzo Te di Mantova, foto Gian Maria
Pontiroli © Fondazione Palazzo Te

GIULIO ROMANO.

LA FORZA DELLE COSE

a cura di Barbara Furlotti e Guido Rebecchini

Una mostra che ricostruisce il genio che Giulio Romano seppe trasmettere anche nel design

Prestiti internazionali e opere ricreate per riportare in vita gli oggetti perduti e godere del loro fascino senza tempo

Mantova, Palazzo Te

8 ottobre 2022 – 8 gennaio 2023


Il genio di Giulio Romano anche nella realizzazione degli oggetti era ben noto fin dal passato, tanto che Giorgio Vasari citò per ben due volte nelle sue Vite la spettacolare credenza nella Sala di Amore e Psiche a Palazzo Te, che ebbe modo di vedere nel 1541. Da questa stessa credenza prende spunto il progetto espositivo, per celebrare l’energia creativa di Giulio Romano come designer di oggetti di alta rappresentanza, capaci di animare lo spazio della corte. Realizzati in materiali preziosi e decorati da forme in cui si integravano motivi classici, imprese gonzaghesche ed elementi naturali, armi, vasi, brocche, piatti, e perfino saliere e coltelli erano espressione del raffinato gusto della corte mantovana e contribuivano in modo determinante a plasmarne un’immagine di assoluto splendore in competizione con le grandi corti europee. In questo senso, l’inesauribile fantasia di Giulio Romano ebbe un ruolo determinante nel trasformare Mantova in un avamposto del design cinquecentesco.

Coscienti del prestigio derivante da questa produzione, i Gonzaga furono molto accorti nel proteggere quello che oggi chiameremmo il copyrightdelle creazioni giuliesche, arrivando ad esercitare un controllo pressoché esclusivo sulle sue idee. Dopo la morte dell’artista (e soprattutto dopo la vendita da parte del figlio Raffaello della raccolta di disegni del padre a Jacopo Strada, orefice mantovano diventato antiquario imperiale), la circolazione dei progetti giulieschi si intensificò, raggiungendo una scala europea: l’eco delle sue soluzioni fantasiose si avverte infatti in oggetti di lusso prodotti alla corte di Spagna, Fontainebleau e Praga nella seconda metà del Cinquecento.

La mostra raccoglie un vasto corpus di progetti di Giulio Romano per armi e oggetti in argento provenienti da numerose istituzioni europee, i quali illustrano come l’artista avesse trovato proprio in questa produzione la dimensione ideale per esprimere la sua vena più fantasiosa, libera e originale. Da segnalare l’eccezionale prestito di fogli sciolti provenienti dal Codice Strahov, un ricco album di progetti giulieschi, appartenuto a Jacopo Strada e conservato a Praga, qui esposto per la prima volta dopo un accurato restauro. Accompagnano le invenzioni giuliesche alcuni straordinari disegni di famosi artisti cinquecenteschi che pure si cimentarono nella progettazione di oggetti in argento, come Michelangelo, Francesco Salviati e Girolamo Genga; un’accurata scelta di quadri; e una vasta selezione di raffinate opere di design italiano ed europeo del Cinquecento, che mostrano come l’impegno in questo campo non fu qualitativamente inferiore a quello profuso in altri campi della produzione artistica. Oggetti in oro e argento erano soggetti a un continuo reimpiego nel Cinquecento, a volte perché il proprietario voleva aggiornarne l’aspetto o semplicemente per utilizzarne il materiale per battere moneta. Il risultato di questa situazione è che nessun pezzo d’argenteria progettato da Giulio Romano è giunto sino a noi. Per ovviare a questa mancanza, la mostra include cinque ricostruzioni tridimensionali, realizzate in collaborazione con Factum Foundation e Factum Arte avvalendosi della più sofisticate tecniche digitali, ispirate ad altrettanti progetti di Giulio Romano. Senza avere la pretesa di sostituire gli originali perduti, queste ricostruzioni ci aiutano a comprendere il grande impatto visivo delle creazioni giuliesche e le ragioni della sua fama internazionale come designer di oggetti per la tavola.

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