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Leisure - 31/12/2017

A Prato c’è l’arte Made in America

Fino al 26 gennaio Le Mille Luci di New York alla Open Art Gallery con l'Espressionismo Astratto di metà Novecento.

Made in America – Le mille luci di New York è  la mostra che a Prato presenta una selezione di 30 opere di artisti che hanno esposto alla Martha Jackson Gallery di New York, da Paul Jenkins a Sam Francis, da James Brooks a Norman Bluhm, da Michael Goldberg a Fritz Bultman, oltre a quelle di altri importanti esponenti dell’Espressionismo Astratto americano quali John Ferren, John Grillo e Conrad Marca-Relli, e alle sculture di Beverly Pepper.

Fino al 27 gennaio 2018, la Galleria Open Art di Prato ospita la mostra curata da Mauro Stefanini, omaggio alla personalità di Martha Jackson che, con la sua galleria di New York ha scritto un importante capitolo della storia dell’arte contemporanea statunitense, in particolare quella dell’Espressionismo Astratto.

In rassegna anche Beverly Pepper, una delle più riconosciute protagoniste, insieme a Louise Nevelson, della scultura contemporanea americana al femminile. Tutti i protagonisti giunsero nell’elettrizzante panorama artistico di New York nella metà del secolo scorso. È qui che arrivarono gli artisti, da Moholy-Nagy a Gropius, da Josef Albers a Piet Mondrian, in fuga dai totalitarismi che si svilupparono in Europa a partire dagli anni trenta. La Nuova Frontiera indicata dall’epocale mostra dell’Armory Show nel 1913, già attraversata da Marcel Duchamp e da Salvador Dalì, ora si presenta come il grande teatro nel quale le esperienze del modernismo artistico possono trovare attenzione e risonanza mondiale.

James Brooks -Quod 1961 - olio su tela - 122 x 170 cm. COURTESY Galleria Open Art, Prato

James Brooks -Quod 1961 – olio su tela – 122 x 170 cm. COURTESY Galleria Open Art, Prato

Nel 1942 Peggy Guggenheim apre la galleria-museo Art of This Century; Leo Krausz (Leo Castelli), dopo le collaborazioni parigine a fianco di René Drouin, è impegnato nella ricerca dei giovani talenti che si affollano nella “Grande mela” e, nel 1957, apre la sua galleria.

La “scuola di New York” sta sbocciando tumultuosa sul finire degli anni quaranta, accomunando i cultori del segno e del gesto pittorico – gli action painters – e coloro che invece prediligono le larghe campiture di colore – i color field painters. Nel 1950, gli irascibili – come spregiativamente li chiama l’Herald Tribune – contestano vivacemente il progetto di mostra presentato dal Metropolitan Museum. Tra di essi, assieme a Barnett Newman, ci sono Jackson Pollock, Willem De Kooning, Mark Rothko, James Brooks, Robert Motherwell, Franz Kline, Conrad Marca-Relli, Clifford Still, Arshile Gorky: il cuore di quell’Espressionismo Astratto che sta ricercando un equilibrio originale tra vigore del segno e “sublime”, tra astrazione e visione interiore.

E nel 1953 Martha Jackson, originaria di Buffalo, apre a New York la sua galleria che, in un decennio, raccoglierà attorno a sé artisti di prim’ordine: da Jim Dine a Sam Francis, da Adolph Gottlieb a Willem De Kooning, da Claes Oldenburg a Christo, da Paul Jenkins a Norman Bluhm, da James Brooks a Hans Hofmann.

Se, come lei stessa afferma, “il ruolo di un gallerista è quello di fare da mediatore tra l’artista e la società”, non sorprende la sua attenzione nei confronti di una delle esperienze artistiche più radicali e irriverenti come quella nei confronti del gruppo giapponese Gutai. Accompagna la mostra un catalogo bilingue edito da Carlo Cambi Editore, con testi di Beatrice Buscaroli.

Norman Bluhm - Ingot 1960 - olio su tela - 63 x 92 cm. COURTESY Galleria Open Art Prato

Norman Bluhm – Ingot 1960 – olio su tela – 63 x 92 cm. COURTESY Galleria Open Art Prato

 

In apertura: particolare di Sam Francis – Untitled 1975 – acrilico su carta – 58 x 73 cm. COURTESY Galleria Open Art, Prato

MADE IN AMERICA. Le mille luci di New York Prato, Galleria Open Art (viale della Repubblica, 24)

fino al 27 gennaio 2018 – Orari: lunedi-venerdi, 15.00 – 19.30; sabato: 10.30-12.30; 15.00-19.30; chiuso domenica e festivi. Ingresso libero

 



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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