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Leisure - 23/05/2018

Al Maxxi WunderMoRe, le opere rifiutate e dimenticate

A partire dal 5 giugno 2018, la quadreria si arricchisce di dieci nuovi progetti provenienti dall’archivio di MoRE.

7 marzo scorso negli spazi gratuiti del foyer Carlo Scarpa del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, la mostra WunderMoRE restituisce, attraverso una quadreria di immagini, l’archivio di progetti non realizzati di MoRE a Museum of refused and unrealised art projects (www.moremuseum.org), piattaforma digitale che raccoglie, conserva ed espone on-line progetti non realizzati di artisti del XX e XXI secolo.
Si tratta del primo appuntamento nel 2018 di THE INDEPENDENT – il programma del MAXXI dedicato alle realtà indipendenti, che vede protagonista MoRE come vincitore di i8, il format di ArtVerona, a cura di Cristiano Seganfreddo, dedicato agli spazi indipendenti, che includeva fra i suoi premi l’esposizione al MAXXI.

WunderMoRE vuole proporre una visione unica e densa dell’archivio, mostrandone l’eccezionalità e alludendo all’idea di collezione, alla storia del museo e della museologia. Come suggerisce il titolo, il tema centrale dell’allestimento è la meraviglia, intesa come insieme di mirabilia, naturalia et artificialia, oggetti facenti parte delle antiche Wunderkammer, prime forme di esposizione del collezionismo, ma anche  come quella fondamentale componente del progetto d’artista collegata alla visionarietà e alla potenza evocativa.

A partire dal 5 giugno 2018, la quadreria si arricchisce di dieci nuovi progetti provenienti dall’archivio di MoRE, che non sono stati realizzati per motivazioni di diversa natura, tra cui numerosi esempi di idee che destano meraviglia, per la loro natura spettacolare o utopica, o per le loro caratteristiche intrinseche.

Se Franco Guerzoni propone di portare l’arcobaleno all’interno di una galleria con Fontana in galleria, 1969, la Fiat 126 rossa di Liliana Moro sarebbe dovuta rimanere con il motore acceso per tutta la durata di documenta 9, agganciata attraverso un cavo d’acciaio che attraversava tutta la Neue Galerie di Kassel (Tiramolla 92).
Ci sono poi alcuni inviti “sorprendenti”: quello di Enzo Umbaca al calciatore Alessandro Del Piero, che Gianni Agnelli aveva soprannominato “Pinturicchio” (Del Piero, 2007); quello di Runo Lagomarsino ai tatuatori (Dear Tattooist, 2013), nuovi cartografi di una mappa del mondo immaginata da chi dipinge storie sulla pelle delle persone; quello ai visitatori della fiera londinese Frieze da parte di Sissi, che avrebbe voluto lavorare direttamente sui soprabiti lasciati durante la visita nel guardaroba trasformato per l’occasione in un laboratorio di taglio e cucito (Cloakroom workshop, Frieze, 2013). I progetti di Flavio Favelli, Giallo-Dromo, 2009, e di Invernomuto, Noises from Above (2005-?) si sarebbero invece confrontati con realtà storicamente significative del nostro Paese: il primo con la centrale nucleare a Caorso smantellata nel 2009; i secondi con l’aeroporto militare di San Damiano, posto a poca distanza da un santuario legato all’apparizione della vergine Maria nei primi anni Sessanta, ancora nel piacentino, terra natale dei due artisti.
Un vero e proprio omaggio alla piccola città in cui vive nelle Langhe è invece quello offerto da Valerio Berruti con la Rotonda di Verduno, 2009, il progetto di una scultura per una rotatoria. Anche il museo come luogo di esposizione, ma soprattutto come istituzione attiva e parte della società, compare infine in questa quadreria: il Louvre nel progetto non realizzato di Giulio Paolini, Quadro generale, 2010-2012, e il MAXXI nella proposta di Massimo Uberti, Esser Spazio, 2008.

Tra i progetti già presenti in quadreria non manca la monumentalità e spettacolarità dell’arte pubblica che mira a modificare il paesaggio come il progetto firmato da Erwin Wurm & Coop Himmelb(l)au, Forum Volgelsang Banana, 2008, l’enorme altalena di Veit Stratmann, The Rhine Swing, 2000, Il fiore e la pietra di Debora Hirsch, 2002 o la Proposal for the Olympic Park Gateways, 2012, di Jeremy Deller, che immagina una struttura simile a Stonehenge, o a un menhir, per evidenziare le entrate e le uscite del parco olimpico costruito per ospitare gli impianti di Londra 2012.

Altrettanto coinvolgente sarebbe stato camminare all’interno del Cannocchiale Ottico  Percorribile di Paolo Scheggi nel centro di Firenze nel 1968, e percettivamente straniante giungere di fronte a Rotazione continua orizzontale, 1975, di Antonio Scaccabarozzi, un intervento pittorico ambientale proposto dall’artista per la facciata della Scuola Materna di Merate. Il progetto di Gian Maria Tosatti assume invece connotazioni decisamente monumentali e ambiziose ne Il palazzo di Atlante, 2013.

L’idea di meraviglia si fonda sull’inatteso: come una presenza imprevista quale potrebbe essere un leone vivo in un museo, nel progetto di Braco Dimitrijević, Lion walking freely in the Louvre, 1996, o come il mitico mondo di Sandokan proiettato in una periferia cittadina per Luca Vitone, Una tigre per Torino, 2002; trovarsi nel mezzo di una scenografia teatrale: Grazia Varisco, Arciteatro, 2000, o imbattersi in una scala mobile in mezzo al nulla, Lorenzo Scotto di Luzio, Scala mobile con deserto, 2012, o ancora trovarsi faccia a faccia con il quarto plinto di Trafalgar Square a Londra trasformato in un’enorme mensola domestica da Matthew Darbyshire, Knick Knacks, 2012. Intervenire sul concetto e sulle tipologie del monumento in questo senso rappresenta un interessante esperimento di natura (anche) sociologica, come nel caso del Monument for a Forgotten Education di Kostis Velonis, 2016.

L’idea di meraviglia legata alla finzione e all’illusione caratterizza ancora oggi la ricerca degli artisti contemporanei, anche se in chiave concettuale. Ne sono esempi, in modo diverso, le Finestre di Cesare Pietroiusti, 1989, i Caleidoscopi (Kaleidoscopes) di Claudia Losi, 2004, le illusioni costruite da Silvio Wolf, I Nomi del tempo, 2009, Un solo orizzonte di Giovanni Ozzola, 2003, o le forme scultoree che sembrerebbero uscire da ll pop up che non si apre, 2011 di Luca Trevisani.

La meraviglia può essere anche negli occhi di guarda, per esempio quelli dei più piccoli, protagonisti dei progetti non realizzati di Silvia Cini, Plastic Oplalà, 2004, e racchiusa nella valigetta di Eva Marisaldi, Metto in moto il prato e partiamo, 2004, o nel progetto di un parco giochi per bambini con elementi ispirati ai disegni del biologo, zoologo, filosofo e artista tedesco Ernst Haeckel immaginato da David Casini, Io non piango mai, 2010.

Indagini botaniche di mirabilia e naturalia sarebbero state condotte a fianco di scienziati da Ibro Hasanović per Lilium Bosniacum, 2004 e da Mathis Collins per Quercus suber Utopia, 2014, un progetto che si caratterizza però con una forte carica sociale, elemento determinante anche in progetti come quello per una nuova rivista di Hassan Khan, Sketches for an unrealised magazine, 1995 dedicata a tematiche e immaginari intrecciati tra loro o quello di documentazione della meraviglia insita in una (critica) quotidianità in Cartoneros, un progetto di Sandro Mele, 2006.

Ancora la meraviglia è in viaggi verso mete impossibili da raggiungere, come quello che sarebbe stato intrapreso per rintracciare l’enorme isola di rifiuti che si dice galleggi in mezzo all’Oceano Pacifico da Goldschmied & Chiari, Looking for the island, 2007, o addirittura lo spazio per Davide Bertocchi, Meteorite al contrario, 2010.

Fondamentale poi lo spazio urbano, ora riletto attraverso il suono come in TRITON, 1976-77 e in La luce del suono, 1984-86 di Davide Mosconi, oppure trasformato nel set di una performance dove un coro notturno sarebbe stato introdotto da 50 skater rumorosi per Annika Strom nel progetto non realizzato Proposal for a performance work at Sergels Torg, Stockholm, 2016.

La meraviglia contiene anche una natura epifanica o “letteralmente” miracolosa, come accade nell’opera dell’artista malese H.H. Lim Omaggio a Woytila, 2005, un progetto di mostra per ringraziare il papa, a seguito di un incidente automobilistico che l’artista ebbe e da cui uscì illeso.

Utopia e distopia destano meraviglia: la rinascita di una città basata sulle arti dopo un devastante terremoto in Monolite in bilico di Elio Marchegiani è un progetto pensato per la nuova città di Gibellina nel 1979; le proposte evidentemente inverosimili dell’artista inglese Scott King, A Better Britain, 2010, un progetto realizzato sotto il nome di Crash!  insieme a Matthew Worley, che consiste in una serie di 12 proposte irrealizzabili per la Gran Bretagna contemporanea. Queste possono essere accostate al lavoro di Jonathan Monk in Small Proposal Book, 1990. Ma anche la provocazione distopica di Luigi Presicce, che con La Camera della Morte, 2012, propone una (irrealizzabile) performance che prende ispirazione dalla mattanza dei tonni ipotizzando un surreale ribaltamento di ruoli.

Anche la pittura può essere estremamente significativa, sia quando si trasforma in performance – Riccardo Baruzzi, D.X XY, 2013 – sia quando si fa immaginazione come nei taccuini di Andrea Kvas Taccuino, 2015 e negli Studi per quadri non realizzati. Quaderno 16 di Thomas Braida, 2015-2016.

Esistono poi progetti che di per sé contengono aspetti meravigliosi e insoliti, come la vicenda della residenza del gruppo Gorgona riunito nel 1991 dal collezionista ed editore Francesco Conz per un’edizione d’artista poi mai pubblicata.

Il sito www.moremuseum.org è composto da un archivio di progetti interamente in formato digitale reso possibile anche grazie alla collaborazione con il centro CAPAS dell’Università degli Studi di Parma.
THE INDEPENDENT è un progetto di ricerca del MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo a cura di Giulia Ferracci ed Elena Motisi, incentrato sull’identificazione e promozione degli spazi e del pensiero indipendente. configurazione sempre nuova, presentando una selezione di gruppi indipendenti italiani e internazionali.

Orari
Dal martedì al venerdì 11.00-19.00
Sabato 11.00-22.00
Domenica 11.00-19.00

Chiusure
Tutti i lunedì, il 1 maggio e il 25 dicembre
www.maxxi.art

Foto d’apertura:

Giulio Paolini, Quadro generale, 2010-2012. Courtesy the artist and MoRE museum



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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