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Leisure

Leisure - 12/10/2019

Al Mudec l’inevitabile abbraccio tra oriente e occidente

Reciproci scambi tra Europa e Giappone raccontati in due mostre fino al 2 febbraio.

Siamo tutti consapevoli, data la fragilità della natura umana, dell’eterna diatriba tra Oriente ed Occidente, ma non siamo qui per ripercorrere le motivazioni per le quali questo accadde. Ciò che ci preme sottolineare è che, ancora una volta, la cultura e l’arte sono state più forti ed incisive di qualunque conflitto. E due mostre al Mudec, museo delle culture a Milano, in questo periodo lo confermano. Non ci sono differenze linguistiche, politiche o sociali che tengano di fronte all’impellente bisogno di realizzare e condividere la bellezza.
La paura del “diverso” – realtà attualissima anche ai giorni nostri – cede lo spazio alla curiosità, alla voglia di confronto, al bisogno di esplorazione insito nel più profondo della natura umana. A qualunque cultura essa appartenga.
Ed ecco che il Mudec, che da anni fa suo questo concetto, dà alla luce il progetto “Oriente Mudec”, che si traduce in dialoghi non convenzionali tra le diverse culture e in approcci alla fruizione mai scontati.
Questo progetto coinvolge tutti gli spazi espositivi del Museo e racconta da diversi punti di vista (artistico, storico ed etnografico) i reciproci scambi tra Giappone ed Europa (soprattutto Italia e Francia).
Oriente ed Occidente camminano qui mano nella mano dispiegando dinanzi ai nostri occhi la reciproca attenzione al percorso culturale ed artistico, nonché umano, della “fazione opposta”.
Il progetto, curato da un importante comitato scientifico, si articola in due mostre:
1. IMPRESSIONISMO D’ORIENTE. ARTE E COLLEZIONISMO TRA EUROPA E GIAPPONE
Attraverso una selezione ampia e diversificata di opere provenienti dall’Italia e dall’estero, questa prima parte della mostra illustra lo sviluppo del gusto orientato verso il Giappone che caratterizza la cultura artistica occidentale tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
La mostra si focalizza sui maggiori artisti di questo periodo che subirono l’incanto del “giapponismo”: De Nittis, Rodin, Induno, Van Gogh, Gauguin, Toulouse-Lautrec, Monet, e molti altri.
È inoltre illustrato il percorso dei “viaggiatori della seta”, artisti e artigiani italiani che per primi subirono il fascino del Paese del Sol Levante, iniziando a collezionarne i manufatti e contribuendo così a diffondere un nuovo gusto collezionistico in Europa.

Galileo Chini (1873-1956) Paravento “Turandot”, 1926 Olio su tela, cm 212 x 62 (ciascun pannello) Parma, collezione privata.


Gerolamo Induno (1825-1890) La giapponesina, 1880-85
Olio su tela, cm 45 x 34,8
Collezione privata, courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
PHOTOCREDIT: Photo Courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano.

2. QUANDO IL GIAPPONE SCOPRÌ L’ITALIA. STORIE D’INCONTRI (1585-1890)
La seconda parte della mostra racconta i rapporti tra l’Italia e il mondo giapponese (dal 1885 al 1890) e, attraverso di essi, scruta l’immaginario di entrambi nei confronti dell’altro proprio nel momento “clou” di apertura dell’Europa al resto del mondo.
Significativo ed altamente simbolico, oltre che artisticamente rilevante, è il ritratto di Ito Mancio realizzato da Domenico Tintoretto, esposto in quest’occasione per la prima volta in Europa.
La mostra si è inoltre rivelata una preziosa occasione per far conoscere uno dei più grandi collezionisti milanesi che hanno contribuito a costruire il patrimonio del Museo: il conte Giovanni Battista Lucini Passalacqua.
Ieri come oggi, anche se in maniera differente, l’Oriente rimane una dimensione più sognata che realmente conosciuta anzi, talvolta addirittura temuta.
A nulla serve cercare di annullare le distanze e di omologare le differenze perché la nostra forza risiede proprio in questo: nell’essere DIVERSI.
Non c’è curiosità senza diversità, né attrazione, né tantomeno amore. La ricchezza del nostro esistere si riassume proprio nel fatto che, sotto lo stesso cielo, esistono creature diverse tra loro, culture e stili di vita differenti dal nostro, lingue e forme mentis che, proprio perché diversi, ampliano i nostri confini.
E, ancora una volta, chi può compiere il “miracolo” di far coesistere tante diversità sono la cultura e l’arte.
Lo stupore supera ogni barriera.
È inevitabile.


Manifattura giapponese, Umayoroi (bardatura di cavallo), sec. XVIII, legno, intaglio, laccatura, argentatura, doratura, Coll. G.B. Lucini Passalacqua – Museo delle Culture, Milano.

Attribuito a Archita Ricci (1560-1635), Ritratto di Hasekura Tsunenaga, 1615 ca., olio su tela, Proprietà privata della famiglia Cavazza Isolani, Bologna.

Mostre al Mudec:

Impressioni d’oriente. Arte e collezionismo tra Europa e Giappone

1 ottobre 2019 / 2 febbraio 2020

QUANDO IL GIAPPONE SCOPRÌ L’ITALIA. Storie di incontri (1585 – 1890)

1 ottobre / 2 febbraio 2020



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