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Leisure - 08/07/2021

Alessandro Ghia: “Dipingo il mare per sognare un mondo pacifico”

Incontro col pittore che ha iniziato la sua attività in seguito al lockdown. Subito notato, è stato chiamato per collettive a Genova e Milano.

Il mare, dall’alto, nella sua dimensione più lucente e tranquilla. Alessandro Ghia, 44 anni, pittore autodidatta, sta riscuotendo molti consensi su Instagram , il social media che ha scelto per divulgare la sua arte dal febbraio 2021.

In pochi mesi, Alessandro ha già i primi estimatori: noi di The Way Magazine che lo abbiamo scoperto, tanti followers e curatori d’arte. Tanto che lo abbiamo intervistato alla vigilia di due importanti appuntamenti. A Milano, per la rassegna Arte sul Naviglio, dove esporrà in strada sul caratteristico canale il 19 settembre, e a Genova dal 9 al 23 luglio. Quella di Genova è un’occasione prestigiosa: sarà un’esposizione con vari artisti e la curatela di Loredana Trestin coadiuvata da Maria Cristina Bianchi, l’ideazione dell’Associazione ARconTE e l’organizzazione di Divulgarti.

Alessandro come hai iniziato a dipingere il mare?

Avevo programmato il viaggio della mia vita in Polinesia nel 2020. Lo aspettavo da tempo, avevo scelto le location meticolosamente e poi per il Covid è saltato tutto. Dentro, evidentemente, mi è rimasta la voglia di mare spettacolare, mi attraeva la serenità e il senso di libertà che percepisco dalla mancanza di confini nel mare. Così ho iniziato a dipingere scegliendo solo ambientazioni pacifiche, serene, con colori che inducono allo sguardo riposante.

Avevi avuto qualche esperienza prima di questo debutto ai pennelli?

Avevo dipinto in passato dei quadri per casa ma con dei soggetti banali. Mi è sempre piaciuto il disegno, ho studiato arte al Liceo e quando mi sono iscritto all’Università, dove ho studiato Ingegneria edile e architettura, mi sono appassionato a tutto quello che è estetica. Il disegno fin da bambino mi dava una dimensione in cui mi riconosco e sono felice che dall’anno scorso si stia concretizzando come mia strada professionale.

Cosa è per te la pittura?

A volte nei post su Instagram dico che la pittura è una fuga, ed è una condizione mentale che nei lockdown che abbiamo superato ci ha aiutato. Conosco molte persone che si sono rifugiate nell’arte. La creatività è stata un modo per fuggire dalla situazione contingente. Io ho scelto di esprimermi con colore acrilico su tela, finora il più grande che ho realizzato è stato un metro per un metro, e il più piccolo è un quadrato da 40 centimetri per lato.

Dove realizzi i tuoi dipinti?

Dipingo in soggiorno, non lo vorrei fare all’aperto, la luce deve essere controllata. Non è un mare localizzato, il mio, piuttosto è un mare immaginario, il posto idilliaco che più o meno tutti abbiamo in testa. A volte sogno me e il mare, con tutti i sentimenti positivi che emergono da questa situazione.

Hai iniziato questa attività di successo nel momento più difficile per l’emergenza pandemica. Come ti ha influenzato questa contingenza?

Per me il Covid è stata un’opportunità, stando a casa senza potersi muovere ho avuto tempo per dedicarmi a questa nuova passione, la pittura. Che ad oggi ancora mi rilassa, ho visto che mi aiutava a esprimermi e anche a guardare i problemi quotidiani con più distacco perché avevo altro obiettivo da sviluppare.

Alessandro Ghia sta macinando consensi con le sue opere attraverso l’esposizione sul suo profilo Instagram, l’unico social media che usa per la sua arte. I primi dettagli del suo nuovo progetto pittorico si preannunciano diversi dai suoi quadri precedenti, anche se la barca a vela e il mare saranno ovviamente i protagonisti dei dipinti, sempre acrilico su tela. “Questa volta la barca a vela sarà molto molto vicina!”, scrive sul web l’artista.

Che mostra sarà a Genova?
All’esposizione che comprende lavori di 15 artisti, ci saranno miei tre quadri. Per questa prima mostra della mia carriera a Palazzo Ducale mi ha contattato la curatrice raccontandomi il concetto di “Hide Away”. Si vuol raccontare il modo con cui gli artisti svelano le proprie ambientazioni intime. Per me il mare è centrale, infatti un titolo scelto per me è “Il cuore del mio mare”. Nei dipinti ci sono barche ormeggiate in una baia immaginaria, scene riprese dall’alto di un luogo di tranquillità calmo e paradisiaco.

Che caratteristica comune hanno questi quadri del mare?
Tendo a rappresentare il mare dall’alto, secondo me è un punto di vista che non è naturale per l’uomo. Mi piace perché il mare lo vedi dalla costa o dalla barca, mentre i miei quadri offrono un punto di vista anomalo che per me fa la differenza. L’elemento originale che posso dare ai miei quadri è questa visione a volo d’uccello quasi che rade l’acqua.
Riconosco che sono molto realistici. Prendo delle fotografie per ispirazione, ma non sono mai la trasposizione fedele di scatti in pittura, perché da lì parto per fare progetto del quadro, e trasformo quello che vedo. La parte che viene trasposta dalle foto è una piccola parte, perché le ambientazioni sono inventate, quindi non esiste una vera corrispondenza tra quello che si vede in foto e nel quadro.

Che tipo di processo avviene nella fase preparatoria?
Mi piace interpretare e non copiare. Uso quasi sempre gli stessi colori del mare, quelli che sono i più rappresentativi di un mare paradisiaco. La terra non ha la mia stessa attenzione, ma le mie origini siciliane mi hanno accompagnato fin da bambino su questo amore per il mare. A Palermo e dintorni, da piccolo ho trascorso le più belle estati.

Che soggetti cerchi di riprodurre?
Per ora a lungo termine il soggetto è fondamentale, dubito che lo cambierò a meno che non mi stanchi fare gli stessi quadri. quello su cui punto è trasformare la mia passione in mio lavoro.
Trovo piacere nell’evadere dipingendo, non ci sono mai persone nel mio mare. Per me è bello che non ci sia caos o vita, cùla vita nell’acqua è calma, le vele sono tutte tirate mai in navigazione. Descrivo un momento di tranquillità, la barca a vela è una metafora, la barca trova la baia e ormeggia.

Che feedback hai collezionato in questi mesi in riferimento ai tuoi quadri?
Mi dicono che sono molto realistici, mi stupisce perché li realizzo come mi vengono però vedo che attraggono per l’aderenza alla realtà. Una mia caratteristica anche sul lavoro è che sono preciso e questo si traduce nei quadri nella ricerca del dettaglio, non mi piace lasciar nulla di incompleto, ci torno sempre per perfezionarlo. Per un quadro grande non lavorando continuativamente, visto che ho bisogno del periodo per sedimentare l’immagine, tre settimane.

A cosa non rinunci quando prnsi a un nuovo quadro?

Deve essere qualcosa di estremamente naturalistico, nessun segno del passaggio dell’uomo è contemplato. Mi piace conoscere l’uomo ma non per questa forma di espressione. Io stesso ho girato il mondo e ho scoperto che c’e una voglia di vivere come i locali che poplano posti bellissimi, ma nella rappresentazione pittorica l’umanità non è presente, almeno apparentemente.

Ci sono delle figure artistiche che ti guidano nella tua evoluzione?
Di artisti del passato Kandinsky è quello che sa trattare dal realismo all’astrattismo, mi ha affascinato il modo di trattare il colore, il come esprimere emozioni col colore. Per me i mari turchesi sono mezzo per trasmettere serenità.
Non mi ispiro ma mi piacciono Turner, che dipingeva mare ma mossi in tempesta, ma io di base sono tranquillo.

La tua arte va a braccetto con altre discipline?

Mi interessa molto l’architettura, mi interessa vedere le costruzioni contemporanee, nei viaggi ho occasione di organizzarmi itinerari per ammirare gli edifici anche in periferia.


Dove vedresti bene questi quadri?

Devono essere su uno sofondo neutro. I miei quadri li vedo bene anche come arredamento nei salotti contemporanei, sono sempre lusingato nell’essere scelto per essere appeso nella propria casa. Per goderseli, si ha bisogno di vederli da una certa distanza.



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