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Leisure - 11/10/2019

Andrea Candolfo: “Tornerà la musica senza tempo”

Il cantautore milanese ci racconta del suo modo di affrontare la scrittura senza pensare alle mode. Come ha fatto nel nuovo brano "Il tempo dona il tempo".

Con un emozionante video girato presso l’azienda agricola Lurani Cernuschi di Almenno San Salvatore (Bergamo) torna al suo pubblico Andrea Candolfo. Il giovane cantautore milanese ha composto un bel brano di rentrèe, “Il tempo dona il tempo”, che racconta i momenti felici che due persone ricordano durante la fine di una storia d’amore, in solitudine.  Il tempo fa da collante e diventa fondamentale dal momento che un rapporto sta per terminare.

Andrea, come avete scelto la location per il nuovo video?

Ho scritto con il regista Steve Saints la sceneggiatura e cercavamo un posto estremamente suggestivo. L’abbiamo trovato in provincia di Bergamo, dal verde delle vigne fino all’interno del convento di S. Maria della Consolazione, detto di S. Nicola, eretto alla fine del XV secolo e abitato dai frati Agostiniani fino alla fine del XVIII secolo.

Il tempo sembra tornare nella tua storia. Che importanza ha per te?

Scrivo senza pressioni, sono stato fermo due anni e mezzo, certamente in giro per l’Italia ho fatto molto per portare la mia musica a tante persone, continuavo a scrivere… ma per avere qualcosa da raccontare devi cercare di capire di cosa vuoi parlare, e ci vuole, appunto, tempo.

Che sapore ha questo ritorno?

Sono un artista indipendente e ce la devo mettere tutta per farmi ascoltare e trovare i canali giusti. Ovviamente i social media mi aiutano a tenere un contatto diretto col mio pubblico. Ma in un momento in cui in musica tutti parlano d’amore, non volevo essere ripetitivo, e ho scritto questo testo che racconta delle fasi diverse di un rapporto. Mi piace il fatto che sia diverso dal mio passato.

Ti stai addentrando nel compartimento degli amori “difficili”…

Quando ho scritto questa canzone mi trovavo a Parigi quasi due anni fa, canticchiavo la melodia nella mia testa e ho trovato una tematica adatta. Così sono tornato e ho elaborato il tutto in studio, come nell’80% dei miei pezzi. La tematica richiama sempre l’amore ma sfata il mito della positività a tutti i costi. Le storie d’amore hanno anche un lato malinconico, un fascino particolare anche quando si spengono. Detto questo, vorrei sempre essere speranzoso, al di là dell’amore. Questa non è una canzone autobiografica perché non parlo facilmente di me nei miei pezzi, parlo di un amore che sta per finire e il tempo è importante. Penso a quando due persone si amano ancora ma quando la loro storia non ha una direzione capiscono che il tempo è importante.

Ti hanno mai suggerito temi per le tue canzoni?

Io penso in maniera indipendente da quello che mi dicono, anche perché per un emergente sembra sempre che ci sia qualcuno che ti consiglia un tempo di uscita giusto o un taglio che possa fare successo. La mia musica dipende dalla mia ispirazione e basta. Per farti un esempio,  mi hanno proposto di fare una canzone politica ma non mi sono sentito all’altezza. Meglio essere sinceri e non creare a tavolino.

 

Come ti vedi tu diversamente nel tempo?

Mi vedo cresciuto professionalmente nel 2019. Mi vedo di aver fatto un salto di qualità nell’arrangiamento di questo brano e il tempo è stato fondamentale fermarmi due anni per capire quello che dovevo fare, ho potuto guardare coi miei occhi quello che mi succedeva intorno. Ho un sacco di canzoni lasciate a metà che proprio col tempo capirò se portare avanti o meno. In questo momento vedo questo pezzo come un’uscita singola, poi l’anno prossimo penserò a un ipotetico disco.

Che progetti hai?

Mi piacerebbe molto collaborare con qualcuno, scrivere insieme al mio autore Luigi Andrea Cimini anche per altri artisti. Sarebbe bello ascoltare da altre voci quello che creiamo. Vorrei delle interpretazioni che sorprendano, perché la nostra scrittura non riflette la moda del momento e quindi si presta a tante sfumature diverse.

Tu come artista come ti senti?

Mi sento un pesce fuor d’acqua, oggi va la trap e io faccio pop all’italiana, che è quello che mi piace, riflette i miei ascolti, seguo da anni Eros Ramazzotti, per esempio. Secondo me ci sarà sempre spazio e bisogno di questo tipo di pop nella discografia. In “Il tempo dona il tempo” ho provato a miscelare i suoni anni 80 ad atmosfere che funzionano oggi, anche se devi anche tener conto degli standard da seguire per rendere fruibile la canzone nelle radio. Il ritornello deve arrivare subito, per dirne una, e io cerco di tenere il bello scrivere di cuore. Pensa che quando ho scritto cose più orientate al suono radiofonico come “Questa sottile alternanza” è andata bene ma non come “Come il profumo delle tue mani”, che è molto più classica. Alla fine vince quello che la gente apprezza.

Ti piace lo stato in cui versa la musica italiana?

Ascolto poche cose interessanti italiane, sono poche le canzoni che resteranno di questi anni. Non ci sono i Battisti di una volta, ma ovviamente i geni nascono raramente. Però ci deve essere un motivo per cui molte cose degli anni 70 o simili restano ancora attuali oggi. Per questo è bello fare una canzone senza tempo. Quando inizio a comporre al piano o alla chitarra, penso sempre a questo obiettivo. Spesso mi viene chiesto come faccio a scrivere cose così orecchiabili. Non c’è un segreto è qualcosa di innato, che deriva sicuramente anche dai miei ascolti. Quello che è venuto prima di noi ci aiuta, in qualche modo.

Oggi però ci sono i social media ad amplificare la creatività. Tu sei molto seguito, ti fa piacere?

Ho degli standard molto puliti e definiti nel modo di pormi, ci tengo molto alla qualità dei contenuti che posto per i miei profili social e quindi credo che questo sia apprezzato. Quel mezzo è una promozione quotidiana, gli dedico tempo, dialogo con chi mi scrive. Anche se devo confessarti che non sento la necessità di farmi vedere ogni giorno. Queste Instagram stories…ci sono giorni che mi va di scomparire ed è poi bello ritornare.



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