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Leisure - 02/12/2016

Antonio Maggio: “Amore Pop col Salento nel cuore”

Il cantautore pugliese torna con un assaggio del nuovo disco che richiama alla magia di Dalla. "Per me era uno dei geni italiani".

antonio maggio

Antonio Maggio, fotografato durante l’incontro con The Way Magazine a Milano.

Antonio Maggio è davvero un cantautore dalla grande sensibilità. A partire dalle radici che non ha mai mollato, quelle del suo Salento, dove tuttora vive e spesso scrive le sue canzoni.

Ha solo 30 anni Antonio, ma ha già avuto due o più vite artistiche. Ha vinto X Factor nel 2008 con gli Aram Quartet e si è rimesso in gioco da solo nel 2013 vincendo il Festival di Sanremo tra i Giovani nel 2013 con la celebre Mi Servirebbe Sapere.

Dopo il secondo, intenso album L’Equazione, oggi torna con una canzone, Amore Pop che è una delle poche eredi del gusto del cantautorato italiano in circolazione in questo momento. L’abbiamo incontrato per farci raccontare i suoi cambiamenti e i suoi progetti, qualche giorno prima che ricevesse il prestigioso Premio Giorgio Faletti nella sezione Musica.

Un bel video girato in Salento ti ha fatto tornare sulla scena musicale italiana. Che rapporto hai con le tue origini?

Tutto l’appeal che il Salento sta avendo turisticamente contagia molti campi. Ma anche prima del boom turistico è sempre stata terra di arte e cultura. Se ci fermiamo alla musica negli ultimi 15 anni, pensa a quanti talenti: da Emma, Caparezza, Negramaro. Il mio paese d’origine, Squinzano non è certo famoso per Antonio Maggio ma per Nicola Arigliano.

E poi accanto c’è la famosa Cellino San Marco…

Sì ed è lì che abbiamo girato Amore Pop. Il video è registrato nel bosco primitivo che è all’interno della tenuta di Al Bano.

Lo conosci?

Certo, ma questa volta non l’ho sentito io. L’ha contattato il regista Mauro Russo, che è un altro talento della zona, è di San Pietro Vernotico, il luogo d’infanzia di Domenico Modugno. Pensa che non avevamo mai lavorato assieme ma ci conosciamo da tempo e oggi è uno dei registi musicali più affermati. Otto anni fa quando ho vinto X Factor con gli Aram Quartet mi aveva scritto su Facebook proponendomi di girare un video. In quel momento eravamo con Sony e avevamo poca libertà di scelta. I due video più visualizzati della storia italiana sono di Mauro: 150 milioni di views Roma-Bangkok e quasi 120 milioni per Vorrei Ma Non Posto di J-Ax e Fedez.

Ti sei fatto un’idea sul perché di così tanti talenti in quella zona?

Le bellezze naturali e l’eredità culturale aiutano tanto lo spirito ad aprirsi artisticamente. Per esempio, la zona del nord Salento tremila anni fa era completamente ricoperta di bosco, e queloo che si vede nel video è uno dei pochi spazi rimasti intatti all’interno di Carrisi-land. Si sta bene, non c’è che dire…mi arrabbio quando sento gli italiani esterofili che vanno per vacanza o lavoro all’estero e ne decantano meraviglie, vorrei far capire quanto la nostra terra ci aiuti a stare bene con noi stessi. In un momento particolare di crisi, guardiamo il bicchiere mezzo pieno altrimenti non se ne esce più.

La tua carriera si muove da Milano, però. Come vivi l’alternanza?

Frequento volentieri Milano anche se metereologicamente è in antitesi col sole salentino. La città ha molti pregi e offre spunti in tutti i campi. Ho vissuto quasi tre anni nel periodo tra la fine degli Aram Quartet e l’inizio della mia carriera solista. Poi ho finito i soldi e son dovuto tornare a casa. Con la mia seconda vita artistica che è più mia, più autentica, son ripartito a vele spiegate. Oggi ci torno per lavoro perché è il centro della musica italiana, della nostra industria, perché di industria si tratta.

E tu ne hai cambiate di fasi in questa industria! Che idea ti sei fatto dello stato di salute della musica italiana?

Avendo avuto diverse esperienze ho un buon bagaglio da elencarti: da Sony a Rusty Records con Sanremo, poi sono stato riassorbito da una major, la Universal e ora sono con Mescal dove ho trovato la mia giusta collocazione nell’industria discografica. Loro hanno fatto la storia della musica italiana negli ultimi 20 anni. Penso ad Afterhours, Bluvertigo e Subsonica, passando da Carmen Consoli e Ligabue. Valerio Soave, che è il fondatore, tratta gli artisti con rispetto e voglia di collaborazione che non ho trovato con nessuno prima, ed è forse questo il segreto del successo di Mescal. Il loro passato mi offre stimoli, sono nomi così diversi e di successo. Questaè una forza di Mescal, l’aver lavorato con le unicità, in un periodo storico dove c’è omologazione di canzoni. Oggi si sfornano dei dischi come se fossero panini. Bisognerebbe tornare a fare i dischi quando c’è qualcosa da dire. Quando mi dicono: a che punto sei? Rispondo che ci vuole tempo. I primi due album sono usciti in tempi così ravvicinati, a riguardare indietro avrei aspettato. Il disco ha bisogno di tempo per essere assimilato. E dal punto di vista creativo anche a me serve il tempo per assimilarlo.

Amore Pop è molto Dalla. Che influenza ha avuto su di te?

Questo è il complimento più grande che potessi farmi, me l’hanno detto già ma forse sono influenzati dal fatto che quest’anno ho portato in giro uno spettacolo chiamato Maggio canta Dalla in jazz che riprenderò l’anno prossimo. Per me Lucio Dalla è il più grande genio della musica italiana, l’ho incrociato due volte e non ho mai avuto il coraggio di presentarmi. Eravamo a uno spettacolo in Veneto nel periodo con gli Aram Quartet e fece un’interpretazione di Caruso che mi stese. Quel brano è uno dei pochi che non faccio nel mio spettacolo, non deve essere toccato.

Tra l’altro, Caruso è uscito nell’anno della tua nascita.

Sì, nell’86. È uno dei pezzi italiani più famosi al mondo, in maniera abbastanza atipica per la scrittura di Dalla, è una melodia classicamente italiana che il resto del mondo ama molto. All’estero ovviamente se ascoltano canzoni italiane si concentrano molto sulla melodia più che sul contenuto. Ma quello è un capolavoro, ti manda in paradiso quando l’ascolti. Probabilmente anche incosciamente, avendolo consumato Dalla negli ascolti, ancora oggi influisce nel modo di approcciarmi nella scrittura.

L’amore pop che cos’è per te?

È un sentimento impersonale, grezzo che ha bisogno delle cure del tempo per potersi affinare, per poter diventare unico e incorruttibile. È anche una mezza provocazione, sono le due parole che messe una accanto all’altra sono atipiche per un cantautore.

Tu sei un cantautore pop?

Credo di essere un cantautore pop con tutte le accezioni positive che il termine comporta. Popolare è una parola bistrattata ma ha grande dignità, è un pregio arrivare a tutti. Cantautore in Italia nel senso più autentico è sempre stato di controtendenza al popolare, il mio intento è invece avvicinare testi cantautoriali alla gente. Quando canto nel singolo “che poi guardiamoci in faccia, senza la tua bocca sono vuoto e mi sento quasi inutile come la R di una Marlboro …” è il mio mondo trasportato in una canzone popolare.

Come ami comporre?

Compongo al piano, non necessariamente prima delle parole. Nella maggior parte dei casi mi viene un’idea in un momento, la registro al cellulare e poi vado al piano. Non scrivo sempre a casa, Mi Servirebbe Sapere mi è venuta mentre salivo sul tram a Milano, figurati. Ora col produttore Diego Calvetti sto registrando nel suo studio a San Gimignano nelle colline senesi. Nella sala d’incisione c’è un finestrone enorme nel verde dove vedi le torri ed è talmente surreale che a volte penso sia un quadro.

 



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