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Leisure - 12/02/2017

Art Déco è uno stile di vita raccontato in un museo a Forlì

I ruggenti anni 20 in Italia protagonisti di un viaggio dell'ammirazione: per il design, i decori e i sentimenti di un'epoca da cui imparare.

C’è un decennio del secolo scorso che ha sintetizzato un gusto, una fascinazione, un linguaggio in un solo movimento: l’Art Déco. Che da qualche tempo è tornato a popolare i sogni dei collezionisti italiani e dei visitatori di mostre, proprio perché è un lifestyle più che una corrente artistica. Ed è stato anche breve, perché se è vero che è sopravvissuto come stile di decoro all’estero (in America fino agli anni 40) da noi già negli anni 30 si era cambiato registro.

L’Art Déco fu uno stile di vita eclettico, mondano, internazionale. Il successo di questo momento del gusto va riconosciuto nella ricerca del lusso e di una piacevolezza del vivere, tanto più intensi quanto effimeri, messa in campo dalla borghesia europea dopo la dissoluzione, nella Grande guerra, degli ultimi miti ottocenteschi. Dieci anni sfrenati, “ruggenti” come si disse, della grande borghesia internazionale, mentre la storia disegnava, tra guerra, rivoluzioni e inflazione, l’orizzonte cupo dei totalitarismi.

“Art Decò. Gli anni ruggenti in Italia” (Museo San Domenico di Forlì, fino al 18 giugno 2017) mette in relazione lo stile decorativo con il Liberty, che lo precede cronologicamente, fino alla contrapposizione. La differenza tra l’idealismo dell’Art Nouveau e il razionalismo del Déco appare sostanziale. L’idea stessa di modernità, la produzione industriale dell’oggetto artistico, il concetto di bellezza nella quotidianità mutano radicalmente: con il superamento della linea flessuosa e asimmetrica legata ad una concezione simbolista nasce un nuovo linguaggio artistico.

Gli oggetti che oggi definiremo di “design” di quel particolare gusto definito “Stile 1925”, dall’anno dell’Esposizione universale di Parigi dedicata alle Arts Décoratifs, da cui la fortunata formula Art Déco, si vedono a Forlì in tutto il loro incantato manierismo estetico. Lo stesso che abbellì su grande scala sale cinematografiche, stazioni ferroviarie, teatri, transatlantici, palazzi pubblici, grandi residenze borghesi. Largo quindi agli arredi e alle ceramiche, primi esempi di etno-chic occidentale, dai vetri ai ferri battuti, dall’oreficeria ai tessuti alla moda negli anni Venti.

La mostra ha una declinazione soprattutto italiana, dando ragione delle biennali internazionali di arti decorative di Monza oltre naturalmente dell’expo di Parigi 1925 e 1930 e di Barcellona 1929. Il fenomeno Déco attraversò con una forza dirompente il decennio 1919-1929 con arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti impersonando il vigore dell’alta produzione artigianale e proto industriale e contribuendo alla nascita del design e del “Made in Italy”.

Si vedono gli impianti di illuminazione di Martinuzzi, di Venini e della Fontana Arte di Pietro Chiesa, ceramiche di Gio Ponti, Andlovitz, sculture di Wildt, Martini e Andreotti, statuine Lenci o sculture di  Tofanari, bizantine oreficerie di Ravasco e argenti dei Finzi, arredi di Buzzi, Ponti, Lancia, Portaluppi e le sete preziose di Ravasi, Ratti e Fortuny, come gli arazzi in panno di Depero.

Non si è mai allestita in Italia una mostra completa dedicata a questo variegato mondo di invenzioni. Sono qui essenziali i racconti delle opere di  Galileo Chini, pittore e ceramista, affiancato da grandi maestri, come Zecchin e Andlovitz, che guardarono a Klimt e alla Secessione viennese; le invenzioni del secondo futurismo di Depero, Balla e Mazzotti; i dipinti, tra gli altri, di Severini, Casorati, Martini, Cagnaccio di San Pietro, Bocchi, Bonazza, Bucci, Marchig, Oppi, Metlicovitz.

Trattandosi di un gusto, di uno stile di vita non mancarono influenze e corrispondenze con il cinema, il teatro, la letteratura, le riviste, la moda, la musica. Dalla Scala a Hollywood, alle pagine indimenticabili de Il grande Gatsby (1925), di Francis Scott Fitzgerald, ad Agata Christie, Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio.

Foto d’apertura: Galileo Chini, Studio preparatorio per la decorazione dello scalone delle Terme Berzieri a Salsomaggiore, 1922, tempera su carta. Mugello, collezione privata

 

Per info qui



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