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Leisure - 04/02/2019

Arte Fiera Bologna, i memorabili del 2019

La galleria Jean-Louis Ramande, Glauco Cavaciuti, Studio Guastalla e le sezioni più interessanti della fiera.

La 43esima edizione di Arte Fiera a Bologna, sotto la direzione artistica di Simone Menegoi, per quest’anno ha visto partecipare 141 gallerie.
L’edizione 2019 prevedeva la Main Section dal moderno al contemporaneo di ricerca. Nella seconda sezione, Fotografia ed Immagini in movimento, fotografia e video sotto la guida della piattaforma curatoriale Fantom.

Arte Fiera 2019, Galleria Continua, foto di Teresa Sartore.

l padiglione 26 della fiera ospita la mostra Solo figura sfondo, curata da Davide Ferri, che include opere di arte moderna e contemporanea dalle collezioni istituzionali, pubbliche e private, della regione Emilia-Romagna, legate dall’intento di celebrare il patrimonio artistico del territorio. La mostra è la prima di un ciclo complessivo dal titolo Courtesy Emilia-Romagna.

Nello stesso padiglione, nell’area dedicata, la rivista Flash Art cura un ciclo di talk e tavole rotonde, incentrati sul tema dell’arte In Italia oggi dal titolo Dialoghi sull’arte italiana.

Il Centro Servizi ospita, invece, l’ambiente creato appositamente dall’artista Flavio Favelli, intitolato Hic et Nunc, “scultura abitabile” che accoglie il pubblico di Arte Fiera.
In quest’area, la Fondazione Golinelli è presente da venerdì 1 a domenica 3 febbraio, con i laboratori didattici micro//macro incentrati sul rapporto tra arte e scienza, dedicati ai visitatori più piccoli, ma anche a ragazzi ed adulti.

Infine, Silvia Fanti cura la rassegna di performance Oplà. Performing activities, che lega gli spazi della fiera a quelli della città e animata dai progetti di quattro artisti italiani di fama internazionale: Alex Cecchetti, Cesare Pietroiusti, Cristian Chironi, Nico Vascellari.

GUASTALLA – Studio Guastalla arte moderna e contemporanea ha esposto opere di Isgrò, Alioto, Aubertin, Ballocco, Beuys, Boetti, Bonalumi, Calzolari, Cuoghi, Chin, Christo, Dadamaino, De Kooning, Festa, Giacomelli, Hassoun, Klein, Kounellis, Melotti, Munari, Pinelli, Pistoletto, Puglisi, Rotella, Spalletti, Simeti, Schifano, Veneziano

Emilio Isgrò, Bertrand Barère de Vieuzac, Acrilico su tela, Cm 80×80, 1979

CAVACIUTI – Glauco Cavaciuti da Milano ha portato il solo show di Massimo Kaufmann e una selezione di artisti tra cui Angeli, Gusmaroli, Hassan e Giò Pomodoro.

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Ma l’impegno della galleria non finisce con la fiera. Infatti, presso Palazzo D’Accursio, Sala Farnese, Bologna c’è la mostra personale di Massimo Kaufmann “MILLE FIATE” aperta al pubblico sino al 03 marzo 2019. MILLE FIATE è una narrazione astratta con grandi tele teatrali che sono imponenti decorazioni tattili in dialogo con gli affrerschi del Seicento presenti nella sala, opere che ci sono pervenute dalla straordinaria esperienza della bottega di Carlo Cignani, che rappresentano otto episodi della Storia della città. Accompagnata dalle suggestioni della fisica epicurea, filtrate dalla lettura della poesia di Lucrezio nel De Rerum Natura, la pittura di Massimo Kaufmann indaga la ritmica del caos in una serie di opere dedicate al Clinamen, termine lucreziano che suggerisce l’indeterminatezza della materia e l’imponderabilità del caso.

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La galleria Jean-Louis Ramande ha portato lavori di graffite su carta di Sandra Kasker. Tramite le onde della storia, Sandra Krasker ci propone attraverso il suo lavoro un viaggio lungo la sua genealogia. A partire dalle foto dei suoi nonni, del loro matrimonio, esplora il passato anarchico al tempo delle utopie giovanili, periodo felice ricostruito attraverso la punta di grafite della sua matita. Ma i sogni e gli ideali si sono presto scontrati con la guerra civile spagnola, presentata attraverso allusioni, nei disegni rossi sovrapposti ai tranquilli ritratti. Il rosso delle disillusioni che arriveranno, del doloroso viaggio per la sopravvivenza. Ma anche il rosso dell’ideale: l’Ulissi degli anni trenta, coinvolti nella guerra, ecco questi personaggi mossi dalla speranza, la promessa di Itaca come ambizione, uliveto della pace ritrovata. Nel ricordo dell’identità delle masse umane tormentate dai conflitti, Sandra Krasker cerca di decostruire i miti fondanti della nostra Storia. Attraverso la sua installazione «Santa Dolores», l’artista ne crea nuovi nella sua sacralizzazione dei Repubblicani all’interno di un libro religioso o un cuore ispirato alla simbologia del Cristo portacroce. In questo cammino verso la morte, il sacrificio personale è consentito attraverso il riscatto collettivo, la salvezza degli uomini.

Sandra Krasker – Verser l’offrande 2018, 25x25cm Drawing, graphite on paper

In foto d’apertura: particolare di Sandra Krasker – Ressac | 2018, 80x80cm, Drawing, graphite on paper 



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