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Leisure - 26/03/2018

“Autoarchitettura”, l’arte di Gianfranco Pardi

Fondazione Marconi e Cortesi Gallery dedicano mostre all'artista scomparso nel 2012. E poi tutti i luoghi di Milano che parlano di lui sono allo scoperto.

Gianfranco Pardi, milanese, scomparso nel 2012. Dal 2013 esiste un archivio a lui dedicato per divulgare la sua figura artistica.

Gianfranco Pardi è uno dei nomi dell’arte milanese che di recente è stato anche valorizzato all’estero. Fondazione Marconi e Studio Marconi ’65, in contemporanea con la sede milanese di Cortesi Gallery, dedicano a Gianfranco Pardi un’ampia antologica, a 85 anni dalla sua nascita.
Promosso dall’Archivio Gianfranco Pardi, il progetto, a cura di Bruno Corà, mira a presentare integralmente la ricerca dell’artista milanese, imperniata sullo studio dello spazio e sul rapporto tra astrazione e costruzione.

Gianfranco Pardi nasce nel 1933 a Milano. Durante gli anni Sessanta sviluppa uno stile che integra il disegno, la pittura, la scultura e l’architettura. Del 1965 è la sua partecipazione alla mostra collettiva La figuration narrative dans l’art contemporain a Parigi.

L‘artista nel 1967 iniziò il rapporto di collaborazione con lo Studio Marconi, e negli anni seguenti si dedicò allo sviluppo di opere rigorosamente geometriche. Nella seconda metà degli anni Ottanta la conquista dell’equilibrio formale si arricchisce di una nuova tensione e le sue composizioni acquistano una dimensione più lirica.

Nel corso della sua carriera realizza numerose sculture per spazi pubblici e privati tra cui Danza, a Milano, in Piazza Amendola (2006).

L’opera pubblica Danza sulla copertina di un libro.

ARCHITETTURA – La riflessione di Pardi sull’architettura inizia già a partire dalla fine degli anni Sessanta. Con “architettura” l’artista vuole intendere una modalità, un processo creativo, un mezzo attraverso il quale potersi concentrare sulle possibilità costruttive della forma, su esperienze plastiche, che evidentemente rimandano alle utopie dell’avanguardia, al Suprematismo e al Costruttivismo russi e al Neoplasticismo olandese. La rilettura di Malevič, Tatlin, El Lisitzky e di altri protagonisti di quei movimenti, permette all’artista di cogliere gli elementi ancora vitali di quelle esperienze artistiche, facendone uno dei protagonisti e interlocutori più qualificati nelle vicende della pittura e scultura contemporanee.

MOSTRA – Ora questa riflessione è protagonista di un’antologica alla Fondazione Marconi di Milano (via Tadino 15, 20124 Milano – info@fondazionemarconi.org) che ripropone l’indagine artistica di Pardi in ogni sua fase, dalle prime raffigurazioni di interni ed esterni architettonici degli anni Sessanta – come gli Ambienti e i Giardini pensili – ai lavori successivi degli anni Settanta chiamati, appunto, Architetture.

La montagna Sainte Victoire, 1993, olio su tela, 100 x 150 cm. Gianfranco Pardi

Ai primi anni Ottanta appartengono le serie delle Diagonali, linee rette, il cui ritmo serrato oscilla tra il bianco e il nero, alla ricerca di nuovi montaggi e movimenti. Seguono le Piante e gli Absidi e i cicli intitolati Cinema e Body Building. Negli anni Novanta figurano le serie delle Maschere e della Montagna Sainte Victoire, chiaro riferimento a Cézanne e riflessione totale sulla pittura.
Vi sono poi la serie dei Nagjma, che in arabo vuol dire “stella”, nata dai lunghi soggiorni dell’artista a Tangeri, in una sorta di rievocazione del viaggio verso sud vissuto da Paul Klee o Henri Matisse; e i Box realizzati con scatole di cartone, in cui crescente è l’interesse di Pardi per la pittura, pur sempre con elementi geometrici e riferimenti architettonici.
Concludono il percorso i più recenti Senza titolo del 2011, una serie di acrilici su tela in cui la gamma cromatica ridotta a pochi toni, bianchi, neri e grigi, sembra voler richiamare la pittura a fresco.

Gianfranco Pardi,
Abside, 1981, acrilici e matita su tela, 120 x 200 cm

L’opera di Gianfranco Pardi è presente a Milano in importanti collezioni e realtà museali, come le Gallerie d’Italia e il Museo del Novecento che, insieme alla considerevole serie di opere pubbliche e sculture disseminate nel tessuto cittadino documentano lo stretto legame esistente tra l’artista e la sua città.

Fondazione Farmafactoring contribuisce a questo progetto, non solo in virtù dell’importante collezione di opere di Gianfranco Pardi che possiede, ma soprattutto per il perfetto accordo tra queste e lo spirito stesso della fondazione, nel voler combinare rigore e serietà con l’innovazione e l’attenzione al cambiamento.

Ad accompagnare le mostre verranno realizzati un video, per documentare la presenza di opere pubbliche di Gianfranco Pardi in città, e un volume, pubblicato congiuntamente da Fondazione Marconi e Cortesi Gallery. Edita da Skira e curata da Bruno Corà, la monografia è corredata dalle immagini a colori di tutte le opere esposte; include una ricca selezione di documenti fotografici e apparati che illustrano il fertile cammino creativo di Gianfranco Pardi nel tempo ed è intesa a diventare una pubblicazione di riferimento della sua opera che, per quanto possa apparire semplice ed essenziale, rivela molteplici significati e insospettate complessità.
Tra le più recenti mostre monografiche a lui dedicate ricordiamo quelle della Fondazione Marconi a Milano (2014), della Galerie Balice Hertling a Parigi (2015), della Cortesi Gallery nelle sue sedi di Lugano (2016) e Londra (2017).

Gianfranco Pardi – Diagonale, 1978, acrilici su tela e alluminio verniciato, 200 x 150 cm

Fondazione Marconi Arte moderna e contemporanea
Via Tadino 15 – 20124 Milano – Tel. +39 02 29 41 92 32 – Fax +39 02 29 41 72 78
info@fondazionemarconi.org – www.fondazionemarconi.org
Orario: martedì-sabato 10-13, 15-19 (aperto 15 aprile; chiuso 31 marzo, 25 aprile, 1° maggio) Ingresso libero

Cortesi Gallery
Corso di Porta Nuova 46/B – 20121 Milano – Tel. +39 02 36 75 65 39
info@cortesigallery.com – www.cortesigallery.com
Orario: lunedì-venerdì 10.30-19.00 (aperto 15 aprile; chiuso 25 aprile, 1° maggio)
Ingresso libero

Archivio Gianfranco Pardi
Tel. +39 02 36753462 – archiviopardi@gmail.com



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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