Magazine - Fine Living People
Leisure

Leisure - 18/02/2021

Barocco e Rinascimento nell’opera contemporanea: la filosofia di Antonio Proietti

Un artista di oggi impara e divulga la lezione del passato. La notizia è: nessuno lo fa più. E la cura e la bellezza delle opere è più viva che mai.

Antonio Proietti ha 39 anni, è cresciuto a Tivoli e a Roma e ha una passione ragguardevole per l’arte sacra e la pittura figurativa. Non solo queste radici lo influenzano nello studio e nella ricerca, ma anche nella realizzazione delle sue opere d’arte. La pittura di Proietti è un ritorno alla bellezza di cui noi italiani ci dobbiamo riappropriare e che spesso diamo per scontata. È un movimento in avanti, piuttosto che indietro, perché si libera dell’obbligatoria ribellione a quella che a torto viene identificata come arte convenzionale.

Antonio, che sul suo profilo Instagram ha un’incredibile galleria di soggetti moderni realizzati con tecniche antiche, ci racconta: “Ho iniziato a interessarmi all’arte col liceo artistico di via Ripetta nel 1996 a Roma. Ho avuto la fortuna di frequentare dal primo anno di liceo lo studio di pittura del maestro e storico dell’ arte Rodolfo Papa, che tutt’ oggi lavora per il Vaticano e si occupa di arte sacra, non che “Accademico dei virtuosi al Pantheon”.

Antonio Proietti: Pittore, disegnatore, scultore italiano, lavora a Roma. Lavora a Roma. Ispirato dall’ arte rinascimentale e barocca, realizza commissioni private.

Con questa guida prestigiosa, sin da ragazzo Proietti ha masticato e si è immerso nell’arte della riproduzione anatomica e delle ambientazioni classiche: “Come ogni cosa che raggiunge un’evoluzione nel tempo, anche l’arte e’ fatta per andare oltre, parlo della pittura e scultura. Quindi è sciocco pensare che cio che è stato raggiunto con estrema sapienza sia da considerare superato, solo perché bisogna estremizzare ogni cosa fino al suo limite, ed è lì che si ritorna a guardare al nostro passato, specie in Italia, dove L’ arte aveva una certa concretezza. Nell’arte antica risiede la conoscenza, la pratica, la manualità, il rapporto tra tela, colore e gestualità istintiva dell’ artista, il manufatto artistico è il testimone stesso che crea l’opera. Quel tipo di manifestazione viene esposta, si manifesta, sopravvive all’artista stesso, si tocca, raggiunge una perfezione a livello comunicativo che non si può mettere in dubbio. Non ha meno potenza di un prodotto contemporaneo, anche perché l’uomo è sempre stato un artista al di là dello strumento con cui si esprimeva”. 

A sinistra, San Benedetto dipinto da Antonio Proietti per il Santo Speco di Subiaco. Particolare di un legionario romano dipinto con colori a pastello Unison Colour.

Siamo nell’era del digitale, della video-art, dell’arte concettuale, e fa effetto rimanere impressionati davanti alle evidente bellezze dei tratti dei quadri di Proietti. “L’evoluzione – racconta l’artista – è visibile da Giotto a Michelangelo, per esempio. Si vede il cambio del tratto e della prospettiva. Io non copio, nel mio caso, la contemporaneità è legata al messaggio dell’epoca che vivo, che è lo stesso che si riscontra in chi scrive un libro. Oggi si compra il libro come nel Quattrocento. Cambia ciò che si comunica, le atmosfere, i colori, le espressioni creano il messaggio che interpretano la contemporaneità”. 

Il tempio di Vesta a Tivoli. Antonio Proietti ha usato graffite, sanguigna, matita grassa su carta da incisione.

Nelle ultime raffigurazioni, Antonio Proietti ha introdotto un soggetto anatomico maschile che diventa parte stessa della natura. Gli ultimi disegni riguardano la sua Tivoli in un paesaggio come non l’hanno rappresentata mai in 200 anni. “La mia città – ci dice l’artista – si trova su una collina con cascate, dal punto di vista naturalistico è molto scenografica, una gola con vestigia romane ha fatto sì che da Goethe ai pittori del Grand Tour si fermassero a rappresentare la natura. Il paesaggio è cambiato nei secoli, io ho voluto rappresentare Tivoli anche oggi, in una versione più decadente e onirica, quindi il personaggio antropomorfo è simbolo naturalistico che esprime la sofferenza di monumento in decadimento. È stata una novità nel solco della tradizione”. 

La leggenda del dover distruggere l’arte classica per andare avanti, i professori che tendevano a volte a insinuare negli allievi la necessità di negare e guardare al futuro, hanno avuto effetto contrario sulla formazione di Proietti. “A volte questa attitudine maschera il talento, o la mancanza di padronanza dello strumento. Abbiamo gravi problemi di insegnamento dell’ arte anche tra i bambini nelle scuole Italiane, saper dipingere imitando la natura è conoscere il mondo circostante. Il bambino dal primo momento che si rende indipendente disegna, mica legge o scrive. I bambini sono obbligati a imparare qualcosa per rapportarsi, come la scrittura, invece il disegno e il colore ce l’hanno innato, è un modo per conoscere il mondo circostante toccando mano. Con un insegnamento adeguato, tutti potremmo arrivare a un livello di qualità di espressione migliore”.

Chi dice che oggi bisognerebbe essere tutti Picasso “dovrebbe sapere che lo stesso genio era un pittore accademico eccezionale. Ha imparato le basi e poi ha tirato fuori quello che doveva dire, ecco perché secondo me le basi devono essere obbligatorie”. 

Antonio Proietti, un’opera a pastello, 2020.

Le luci, i contrasti e i colori dell’opera di Proietti sono ereditati dai maggiori artisti citati, Michelangelo è un rifeirmento per la forma dei corpi scultorei (“la sua pittura è tridimensionale”). Per le passioni personali, l’artista racconta: “Caravaggio ha rappresentato la luce e le ombre facendole uscire fuori coi sentimenti, la sua importanza risiede nella carica emotiva delle zone scure. Quel grado di contrasto così forte ha rotto con la pittura legata al Rinascimento, ha creato un linguaggio diverso. Ci sono anche dei pittori che mi emozionano da altri punti di vista. William-Adolphe Bouguereau è un pittore dell’Accademismo francese dell’Ottocento che è riconosciuto per la rappresentazione della luce piena e irradiata, avendo una pittura figurativa proveniente dalla scuola di Raffaello e un gusto notevole per lo studio degli incarnati carnicini. Ci sono poi alcune opere che segnano delle epoche. Dei quadri speicfici che per la composizione e forza dei colori mi hanno ispirato più degli artisti che li hanno realizzati”.

Sul perché questo tipo di pittura continua a piacere, Proietti elabora: “Per lo spettatore comune è il tipo di quadro più simile all’idea di un’immagine reale più simile alla verità’ e quindi è di facile identificazione, questo stile è sicuramente più vicino all’idea che si ha di prototipo di bellezza. Committenti di diverse culture possono scegliere lo stile classico, da un semplice ritratto di famiglia, ad un contenuto più notevolmente filosofico, con soggetti mitologici. Ci sono poi le gallerie che riscoprono l’arte figurativa e il nostro retaggio culturale italiano. La cosa ironica è che oggi noi abbiamo una forte carenza di conoscenza di questo filone, mentre all’estero si stanno costruendo la propria identità artistica studiando la nostra cultura. Sono decenni che studenti arrivano da tutto il mondo, a Firenze, per esempio, a imparare la nostra arte classica, cosa che le nostre scuole non fanno più nel modo giusto. Gli altri stanno cercando di conquistare questo segmento perché è di molto valore. Rappresenta quello che siamo, la prima nostra natura umana, la materia del corpo e l’ideale di bellezza”.

Un’opera di Antonio Proietti. Pan e il suono di Siringa. ninfa che cercò di sfuggire dall’infatuato Dio trasformandosi in una canna, da cui fu creato lo strumento a fiato che oggi ne prende il nome.

Corpi maschili e animali ritornano spesso nell’arte di Antonio Proietti, proprio come nell’arte antica: “Lo sviluppo e la forza muscolare maschile dà un’espressività più marcata e permette maggiore drammaticità. Mi piace associare a volte degli animali a degli stati d’animo, in funzione del ritratto che mi viene commissionato. L’aquila, il lupo come la lupa, ancora mantengono il simbolo,l’elemento più selvaggio che rappresenta non solo la singola persona, ma un identità di più civiltà nel mondo”.

Eppure, straordinariamente, è un mezzo moderno come il social media a divulgare queste suggestioni: “Instagram permette di avere una vetrina che non era possibile prima, dove venivano privilegiati solo gli artisti che erano scoperti e finanziati da galleristi. Oggi c’è la possibilità di aprirsi verso il mondo. È un mezzo popolare e democratico”.

In foto d’apertura – Antonio Proietti: Dalla serie “Tempus fugit ars manet” una danza evocativa delle tre ville storiche di Tivoli con Ercole dionisiaco. Carboncino e graffite su carta artigianale di Subiaco.



Luxury - 11/05/2020

McLaren 765LT, avanguardia e dinamica Longtail per esperienza di guida ottimizzata

Più leggera, più potente e con livelli di performance ancora più elevati su strada e pista, la Mc [...]

Trends - 13/09/2016

L’arte italiana degli anni 80 alla WeGallery di Berlino

L'arte italiana di Stefano Arienti (1961), Antonio Catelani (1962) e Daniela De Lorenzo (1959) è pr [...]

Fashion - 16/06/2019

Angeli e Demoni, la mostra a Roma

In mostra a Santa Severa "ANGELI e DEMONI" di stilisti affermati e giovani designer". La moda come p [...]

Top
Iscriviti alla newsletter e ai nostri contenuti speciali!

Con soli pochi step si entra in un mondo “privè” con alert sulle novità e sezioni extra che stiamo sviluppando. Obbiettivo: sorprendere i nostri lettori nel corso del 2021!