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Leisure - 13/10/2019

Biennale Némo, in Francia la kermesse d’arte che dura cinque mesi

Gilles Alvarez, direttore artistico della Biennale Némo José-Manuel Gonçalvès, direttore di CENTQUATRE-PARIS raccontano l'arte del futuro in esposizione a Parigi e Île-de-France.

In questo momento a Parigi e Île-de-France si sta svolgendo una grande biennale d’arte con 80 eventi tra concerti, mostre, spettacoli, incontri, conferenze che si spalmano in 40 città della regione attorno a Parigi. Si chiama Biennale delle arti digitali Némo, ha 45 sedi e si tiene fino al 9 febbraio 2020.

Il CENTQUATRE-PARIS è stato incaricato della direzione generale e del bilancio dell’evento dalla regione Ile-de-France. Gilles Alvarez, fondatore di Némo, entra a far parte del team CENTQUATRE-PARIS e continuerà a fornire direzione artistica. L’edizione 2019/2020 è stata progettata sulla base delle precedenti, dando spazio all’innovazione e al cambiamento dell’utilizzo del digitale nelle espressioni artistiche.

Nel percorso si trovano l’arte digitale contemporanea, lo spettacolo vivente in contatto con le nuove tecnologie, la creazione nello spazio pubblico, i rapporti tra le arti e le scienze.

La Biennale Nemo 2019/2020 esamina la possibile scomparsa dell’umanità, non necessariamente dal punto di vista ecologico ma in termini di nuove tecnologie e in particolare della famosa NBIC (nanotecnologie, biotecnologie, informatica e scienze cognitive). Discute dell’onnipresente concetto di “intelligenza artificiale” (un ossimoro?),l’apprendimento esponenziale di macchine, realtà aumentata e virtuali applicate alla vita di tutti i giorni, la “mano invisibile” dei dati, l’uomo “aumentato” e tutte le sue qualità e funzioni.

E, come negli episodi precedenti, con un approccio decisamente umanistico.

Il design speculativo (o design fittizio) è uno dei metodi utilizzati per esporre queste domande, sotto il prisma dell’arte. Dicono Gilles Alvarez, direttore artistico della Biennale Némo, e José-Manuel Gonçalvès, direttore di CENTQUATRE-PARIS; “Storie o oggetti più o meno futuristici, desiderabili, inquietanti o distopici, dovrebbero permetterci di comprendere meglio questi futuri che sono inventati nel presente. Queste rappresentazioni artistiche di possibili futuri susciteranno indubbiamente dibattiti sulle nostre questioni sociali e sulle preferenze future per suggerire che c’è ancora tempo per agire”.

Fotoreport di Andrea Agostinelli



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