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Leisure - 10/12/2018

Boris Veliz, la street art portata sui biglietti dei tram

A Milano l'artista originario dell'Ecuador sta incuriosendo per i suoi ritratti sul retro dei ticket ATM. Le sue mostre sono sempre piene di ammiratori.

Quando lo incontriamo a margine di una sua nuova mostra con i biglietti dei tram con i suoi disegni, Boris Veliz, 24 anni, originario dell’Ecuador e residente a Milano, è raggiante. Ha appena discusso la sua tesi all’Accademia di Brera, in Scenografia per il cinema e la televisione.

Ma il nostro incontro verte su altro. Il giovane street artist, che è anche set designer, si sta facendo conoscere ora per una forma d’arte molto particolare: i disegni sui biglietti dei tram, precisamente quelli dell’ATM a Milano, la società che emette i documenti viaggio di metro e bus.

Con una bella mostra attualmente visibile presso Biblioteca Chiesa Rossa a Milano (fino al 13 dicembrem via San Domenico Savio) ha portato anche in questa simbolica location milanese la sua arte sui biglietti di viaggio che aveva stregato il pubblico modaiolo di Porta Venezia. Stesso materiale, allestimento diverso rispetto a quello della Biblioteca Venezia: giovani pensierosi, anziani in metropolitani, paesaggi alientanti, specchi dell’anima in molti ritratti spesso solo eseguiti con la matita.

“Per me è come fissare delle emozioni in un contesto particolare – ci racconta l’autore di questi suggestivi lavori – perché il viaggio è una condizione affascinante, è anche una metafora di quel viaggio che ho affrontato io per arrivare qui. Ma soprattutto sono interessanti questi disegni perché vengono fatti mentre io stesso viaggio, o magari li raccolgo cestinati e depositati ovunque e scelgo quelli con le timbrature orarie più disparate”.

Boris Veliz in posa con la locandina della sua mostra con i biglietti ATM dipinti (foto: The Way Magazine).

La creatività che “invade” lo scoccare delle ore segnate dalle obliterature è molto suggestiva. Boris ora pensa di raccogliere i suoi maggiori lavori e farne anzitutto un progetto digitale con un sito visibile a tutti. E poi esportare questa singolare esperienza artistica altrove. “Non pensavo che dopo i murales sarei diventato riconosciuto per una forma d’espressione così piccola, dimensionalmente parlando”, ci confida. Forse la sua forza è proprio questa: essere comunicativo sia sul grande formato che sul tascabile.

 



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