3 Aprile 2022

Caravaggio a Napoli, a Capodimonte in mostra un’epoca irripetibile

Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli" (31 marzo 2022-7 gennaio 2023), a cura di Stefano Causa docente di Storia dell’arte moderna e contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” e Patrizia Piscitello, responsabile Real Bosco di Capodimonte.

3 Aprile 2022

Caravaggio a Napoli, a Capodimonte in mostra un’epoca irripetibile

Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli" (31 marzo 2022-7 gennaio 2023), a cura di Stefano Causa docente di Storia dell’arte moderna e contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” e Patrizia Piscitello, responsabile Real Bosco di Capodimonte.

3 Aprile 2022

Caravaggio a Napoli, a Capodimonte in mostra un’epoca irripetibile

Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli" (31 marzo 2022-7 gennaio 2023), a cura di Stefano Causa docente di Storia dell’arte moderna e contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” e Patrizia Piscitello, responsabile Real Bosco di Capodimonte.

“Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli” a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello, presentata il 31 marzo 2022 al Museo e Real Bosco di Capodimonte dal direttore Sylvain Bellenger, insieme al direttore generale dei Musei Massimo Osanna, ai curatori della mostra e al presidente di “Amici di Capodimonte ets Errico di Lorenzo.”

Fotoservizio a Capodimonte a cura di Maurizio De Costanzo – The Way Magazine / Napoli
Da sinistra: Patrizia Piscitello; Sylvain Bellenger; Massimo Osanna (archeologo, funzionario e accademico italiano); Stefano Causa. (foto ufficio stampa museo Capodimonte)

La mostra “Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli” (dal 31 marzo 2022 al 7 gennaio 2023), a cura di Stefano Causa, docente di Storia dell’arte moderna e contemporanea presso l’Università degli studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa” e Patrizia Piscitello, responsabile Ufficio mostre e prestiti del Museo e Real Bosco di Capodimonte si sviluppa nelle 24 sale del secondo piano del Museo e Real Bosco di Capodimonte, diretto da Sylvain Bellenger. In esposizione 200 opere provenienti tutte dalle collezioni permanenti del museo, senza prestiti esterni. Una mostra, realizzata in collaborazione con le associazioni Amici di Capodimonte Ets e American Friends of Capodimonte, che si propone di rilanciare il dibattito presentando un’altra lettura del ‘600 napoletano, diventato per amatori e storici il secolo di Caravaggio.

Il ’600 napoletano è una ‘invenzione’ recente. È stato riscoperto e definito meno di un secolo fa dallo storico d’arte Roberto Longhi (1890-1970). Secondo lo studioso, il naturalismo di Caravaggio sarebbe la spina dorsale dell’arte napoletana. “Cosa significasse per Caravaggio l’incontro con l’immensa capitale mediterranea, più classicamente antica di Roma stessa, e insieme spagnolesca e orientale, non è difficile intendere a chi abbia letto almeno qualche passo del Porta o del Basile; un’immersione entro una realtà quotidiana violenta e mimica, disperatamente popolare” scriveva
Roberto Longhi, nel libro dedicato a Caravaggio, nel 1951. Qui sopra, Sylvain Bellenger, del Museo e Real Bosco di Capodimonte.

I curatori della mostra, Stefano Causa e Patrizia Piscitello, sulla base degli studi degli ultimi decenni, propongono di riconsiderare lo schema di Longhi, ormai ampiamente storicizzato, e di ripensare l’intera articolazione di un secolo che non fu solo quello di Caravaggio, ma soprattutto quello di Jusepe de Ribera, uno spagnolo arrivato a Napoli nel 1616, sei anni dopo la morte di Caravaggio. La mostra “Oltre Caravaggio” porta Ribera, rappresentato nelle collezioni di Capodimonte da opere sacre, mitologiche e nature morte, al centro della scena artistica napoletana.

Presentare la civiltà artistica napoletana vuol dire mettere in giusto risalto gli apporti esterni e gli scambi con gli altri centri, l’invio da fuori di opere e progetti, la residenza in città degli artisti ‘forestieri’. Napoli, infatti, era ed è una grande città portuale, crocevia della vita e della cultura italiana. Nel XVII secolo era diventata una delle megalopoli più popolose del mondo esercitando una profonda influenza sulla cultura europea; la sua storia si presenta come una ricca stratigrafia, fatta di diverse civiltà, popoli e espressioni artistiche che hanno lasciato tracce nel patrimonio artistico e monumentale. Per secoli ha subito attacchi, invasioni e distruzioni, facendo fronte a numerose catastrofi naturali: eruzioni vulcaniche, terremoti, maremoti e pestilenze.

All’ingresso del ’600 la scena napoletana è molto variegata, difficilmente racchiudibile nella definizione “tardo manierismo”. Alla vigilia dell’arrivo del Caravaggio dominano in città pittori ad affresco, imprenditori e scopritori di talenti, come Belisario Corenzio (1558-1646[?]), con cui si forma il giovane Battistello Caracciolo (1578-1635). Spicca, tra tutti, uno dei grandi maestri di secondo ’500 come Francesco Curia (documentato 1588-1608), la cui Annunciazione, del 1597, Caravaggio (1571-1610) avrà potuto ammirare al suo arrivo a Napoli nella chiesa di Monteoliveto, per la quale il Merisi realizzò la Resurrezione, purtroppo perduta. L’Annunciazione di Curia è qui presentata a confronto con quella di Scipione Pulzone da Gaeta (1544 ca.-1598), del 1587, manifesto devozionale della Controfirma, e l’altra di Louis Finson (1580-1617), firmata e datata 1612, che apre la storia, anche commerciale, del naturalismo dei cosiddetti “amici nordici” del Caravaggio. Tra i sodali napoletani del Merisi, certamente Battistello Caracciolo (1578 – 1635) è il più stretto, come dimostra il confronto tra il Cristo alla Colonna, 1620 e la Flagellazione, 1607 di Caravaggio. I rapporti con l’ambiente romano in avvio di secolo sono testimoniati dal San Sebastiano di Domenico Cresti detto il Passignano (1559-1638), pittore fiorentino attivo a Roma e in relazione tangenziale con il verismo caravaggesco. La grande Adorazione dei pastori, 1612-1614 ca di Fabrizio Santafede (1555-1626 ca.) documenta un aggiornamento del maturo maestro, ultracinquantenne all’arrivo di Caravaggio a Napoli (1606), al “lume” del naturalismo.

“…I musei hanno il dovere di ricordare la storia e gli storici dell’arte devono sempre riportare la ricchezza e complessità della storia e lottare contro la semplificazione, per questo ho chiesto a Stefano (Causa ndr) ed a Patrizia (Piscitello ndr) di fare questa rilettura del 600 napoletano e di proporre altre cose. Rendere omaggio a Caravaggio, ovviamente, ma anche vedere come era ricca la storia a livello artistico in generale. La musica ci ha dato già una indicazione di questa ricchezza culturale, vedrete tutti gli eventi che sono accaduti a Napoli. Napoli è una grande città portuale, un luogo di passaggio; le persone vengono a Napoli e vengono cambiate da Napoli, e questo è vero dall’origine di Napoli. A Napoli lo straniero, e lo dico anche per me, non si sente straniero ma si sente “nella storia”. Gli artisti sono sempre stati a casa a Napoli, oggi come all’epoca di Giotto.

COSA ERA NAPOLI NEL 600 – Stefano Causa e Patrizia Piscitello, sulla base degli studi degli ultimi decenni, propongono di riconsiderare lo schema di Longhi, ormai ampiamente storicizzato, e di ripensare l’intera articolazione di un secolo che non fu solo quello di Caravaggio, ma soprattutto quello di Jusepe de Ribera, uno spagnolo arrivato a Napoli nel 1616, sei anni dopo la morte di Caravaggio. La mostra “Oltre Caravaggio” porta Ribera, rappresentato nelle collezioni di Capodimonte da opere sacre, mitologiche e nature morte, al centro della scena artistica napoletana.
Presentare la civiltà artistica napoletana vuol dire mettere in giusto risalto gli apporti esterni e gli scambi con gli altri centri, l’invio da fuori di opere e progetti, la residenza in città degli artisti ‘forestieri’. Napoli, infatti, era ed è una grande città portuale, crocevia della vita e della cultura italiana. Nel XVII secolo era diventata una delle megalopoli più popolose del mondo.

Stefano Causa racconta: “…Il 600 a Napoli ed il 600 napoletano ha una articolazione, una ricchezza, una pluralità di situazioni e strategie narrative e di dinamiche che vanno dalla musica alla letteratura, Porta e Basile ce li racconta Roberto Longhi, piemontese, uno dei grandi scopritori del 600 napoletano. Oltre Caravaggio, il de Ribera, questo pittore spagnolo che diventa napoletano per diritto, per cultura, per sensibilità. Il 600 napoletano è soprattutto il tempo di de Ribera, piuttosto del secolo di Caravaggio. Poi ci sono dei rimescolamenti, tra il primo il secondo ed il secondo piano, un respiro intero, verso l’arte contemporanea. Questo museo deve riprendere ad essere la nostra casa, la grande casa dei napoletani. Noi vogliamo un visitatore curioso, appassionato, questo vogliamo riconquistare, un visitatore che riesca ad apprezzare ed ammirare gli accoppiamenti che abbiamo provato ad immaginare da una sala all’altra. Questo è l’auspicio che vogliamo avere…”.

La curatrice Patrizia Piscitello e un’opera di Jusepe De Ribera, artista spagnolo a Napoli nel 600.
Momento inaugurale della mostra “Oltre Caravaggio” a Napoli con il liceo musicale “Margherita di Savoia” di Napoli e il direttore di Capodimonte, Sylvain Bellenger.

COSA SIGNIFICA CAPODIMONTE OGGI – Capodimonte è l’unico museo in Italia che abbia la capacità di raccontare tutta la storia dell’arte italiana dell’umanità dal dodicesimo secolo sino ad oggi oltre alle attività sull’arte contemporanea. Gli allestimenti a Capodimonte hanno una storia lunga, il catalogo di questa mostra è uscito oggi e di questo sono molto orgoglioso. E’ difficile per un museo aver il catalogo che esce lo stesso giorno dell’inaugurazione…”

Un omaggio in musica per la mostra Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli: è quello che gli studenti e i docenti del Liceo Musicale “Margherita di Savoia” di Napoli Hanno proposto il giorno dell’inaugurazione giovedì 31 marzo 2022.
Un programma di musiche del Seicento napoletano che spazia dalle villanelle di Andrea Falconieri ai cromatismi del principe Carlo Gesualdo da Venosa, scelte tenendo ben presente il milieu artistico dell’epoca, al fine di un’armoniosa contestualizzazione delle atmosfere musicali nell’ambiente storico e sociale della Napoli barocca.
L’organico previsto, un ristretto gruppo di musica da camera, costituito da flauto, violino, viola, violoncello, arpa e chitarra, risponde con il giusto equilibrio alle sonorità richieste della musica che si sarebbe potuta ascoltare a Napoli del ‘600.

INFORMAZIONI
Oltre Caravaggio. Un nuovo racconto della pittura a Napoli 31 marzo 2022 – 7 gennaio 2023 Museo e Real Bosco di Capodimonte

Da un’idea di Sylvain Bellenger – a cura di Stefano Causa e Patrizia Piscitello

date e orari 31 marzo 2022 – 7 gennaio 2023, tutti i giorni (chiuso il mercoledì) dalle ore 10.00 alle ore 17.30

sede Museo e Real Bosco di Capodimonte, via Miano 2 – Napoli / II piano

biglietti intero: 12 euro ridotto young (18-25 anni): 2 euro gratuito (0-18 anni) e possessori Artecard

info e prenotazioni: 848 800 288 da cellulare e dall’estero: 06 39967050 www.coopculture.it prenotazioni tramite app Capodimonte su App store e Google store
per saperne di più capodimonte.cultura.gov.it T. + 39 081 7499130 mucap.accoglienza.capodimonte@beniculturali.it

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