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Leisure

Leisure - 02/02/2017

Corrado Calda in Social Killer, il corto sulle amicizie pericolose

L'attore piacentino in un film di denuncia sui rapporti ai tempi dei social network. La nostra intervista.

Corrado Calda è un attore che ha fatto molto teatro e cinema e con Domenico Costanzo, uno dei registi cult del format dei corti contemporanei, ritorna al cinema con un progetto molto intenso. Calda interpreta il ruolo sgradevole di un marito geloso nell’ultimo film di Costanzo, “Social killer”. un cortometraggio che pone al centro dell’attenzione la violenza sulle donne e i social network.

Il titolo del resto è di per sé eloquente ma l’intreccio di questo “piccolo” gioiello è davvero destabilizzante poiché non è così scontato a fronte di un inizio che potrebbe mostrare il contrario. In sintesi, un uomo accecato dalla gelosia decide di “pedinare” la moglie attraverso un profilo creato ad hoc su un social, e fin qui tutto normale se non fosse per il fatto che in realtà la moglie sta cercando ben altro.

Corrado Calda, certo l’argomento non è dei più semplici da affrontare, soprattutto cinematograficamente dove la realtà, come in questo caso viene esplicitata, come hai reagito di fronte a questo copione?

Con difficoltà ma al tempo stesso con grande entusiasmo visto l’argomento, questo lavoro però appartiene ad un progetto che lega altri cortometraggi sempre volti a sensibilizzare l’argomento violenza sulle donne. La violenza sulle donne è sempre esistita, più o meno tenuta nascosta ma oggi la stiamo portando allo scoperto, grazie ad autori che stanno affrontando l’argomento e soprattutto grazie alle donne che stanno cominciando a denunciare. Più che per gli uomini questi lavori dovrebbero essere per le donne, per non farle vergognare davanti ad una violenza subita, perché spesso la vergogna e la paura di raccontare quanto subito porta sempre di più ad una specie di oblio. Ricordo che a teatro portai una pièce per raccontare l’oblio cui erano destinate nell’Ottocento donne che facevano passare per matte, pur non avendo nulla, e rinchiuse in manicomio; entravano sane e morivano pazze sul serio. Domenico Costanzo è un regista che lavoro molto bene sulla disabilità, ricordo ad esempio il film “I volontari” e “Io faccio rock” e anche la violenza sulle donne l’ha portata in superficie con forza ma non basta perché si interviene sempre dopo che la violenza è accaduta. Questo film mette in guardia dai social in primis ma soprattutto da amicizie fittizie, questa è stata la molla. Il mio personaggio è sgradevole sì e mi ha lasciato anche un po’ turbato, devo ammettere ma prima di tutto il set era molto familiare e poi il mio controllo del corpo e della voce, la tecnica e il mio istinto mi hanno permesso di “portare a casa” un personaggio davvero credibile, l’ho sentito molto.

corrado calda falstaff di Verdi alla Scala

Corrado Calda, oltre a serie tv, ha recitato anche in prestigiosi ruoli teatrali. Qui è nel Falstaff di Verdi al Teatro Alla Scala di Milano.

Prima hai parlato di set familiare e della difficoltà del tuo personaggio. A parte la tecnica, come ne sei uscito?

Il cinema è il mio grande amore, dopo la Scuola di Vittorio Gassman a Firenze, tornato nella mia città, vidi che stavano girando “Belle al bar” di Alessandro Benvenuti, mi presentai e cominciando dai gradi più bassi iniziai a fare l’attore; ho lavorato con Angelo Frezza, con Alessandro Benvenuti, Carlo Sarti e altri, anche in serie televisive e in teatro. Il cinema però è quello che ti permette di realizzare un sogno, come quello di andare a cavallo nel west o di guidare una
macchina della polizia (è il caso della serie Turbo nella quale interpretavo un poliziotto) tutte cose che sogni da bambino ma è anche vero che al cinema reciti da solo e alla fine c’è il montaggio e poi c’è la macchina da presa che è costretta a seguire l’attore, insomma, il cinema è un’orchestra d’attori.  A teatro invece reciti per il pubblico ed è fondamentale l’ascolto. La tecnica e la mia forza mi hanno aiutato molto a uscire dal personaggio anche se un po’ di me stesso ho dovuto metterlo in gioco, è un lavoro che ti pone di fronte a uno specchio e spesso ti mette a nudo, ma ciò non è un limite se si ha padronanza
della tecnica, la spontaneità invece va e viene.

Hai delineato un quadro davvero esaustivo, e oggi il cinema?

Il cinema è nato in un caffè e in un caffè sta tornando, basti vedere come siamo tutti connessi e come tutti ci guardiamo un film sullo smartphone al bar mentre si beve un caffè. Oggi poi ci sono troppe idee e il tutto sta diventando un cinema che sgomita, siamo nella fase dell’accatastamento, troppa roba, ma senza essere troppo catastrofico, nelle maglie delle grandi produzioni qualcosa di buono ogni tanto esce.

 



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