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Leisure - 12/05/2019

Dai Krafwerk ai Daft Punk, l’electro celebrata alla Philarmonie di Parigi

Una grande mostra sulla musica elettronica attraverso l'esplorazione della sua immaginazione, le sue innovazioni, le sue mitologie e la sua corrispondenza con le arti visive.

Che la Francia sia una culla amorevole per gli sviluppi delle ondate musicali elettroniche non era in dubbio. Ma che addirittura questo genere fosse celebrato con una mostra immersiva alla prestigiosa Philarmonie de Paris era poco immaginabile. La mostra visitabile nell’avveniristico centro culturale parigino si chiama Exposition Electro e dura fino ad agosto 2019.

Continuano così le esperienze mondiali legate ai percorsi espositivi di patrimoni immateriali che affascinano. Pensate a una mostra esperienziale legata all’elettronica, dai Krafwerk tedesci anni 70 agli odierni Daf Punk e tutti i sogni li vedrete probabilmente realizzati qui.

A oltre 120 BPM, l’electro fa ballare il pianeta. I giovani di Parigi o Berlino, i turisti di Ibiza o Goa, i nuovi punk o i millenial di Los Angeles, la generazione post-rivoluzionaria di Tunisi o Il Cairo, senza dimenticare i ragazzi dei ghetti di Luanda , Durban o Rio.

Dal 2010, la musica elettronica è emersa come una grande tendenza artistica nella cultura contemporanea. Accompagnando la rivoluzione digitale, la musica dance elettronica è nata più di trenta anni fa nei club underground di Chicago e Detroit. Grazie al talento dei musicisti e dei dj neri americani, questa musica, i cui generi fondatori sono house e techno, ha conquistato prima i party rave underground prima di imporsi su tutta l’Europa.

Influenzare molte aree dell’arte, grafica, video, arte contemporanea, cinema, fumetti, danza, elettronica ha dato vita a una vasta cultura. Dalla comunità LGBTQ agli attivisti di partito libero, ha persino acquisito la dimensione di una controcultura politica, manifestata in eventi, spettacoli, feste e sfilate, ridefinendo una nuova relazione con l’alterità e il mondo.

Come se le sue utopie, la sua energia e il suo BPM riuscissero a dare il polso e il tempo del nostro tempo. Da Kraftwerk a Daft Punk, da Jean-Michel Jarre a Jacques o Molécule, da Laurent Garnier a 1024 architetture, artisti e musicisti hanno sequestrato la mostra per immaginare una nuova esperienza, creando un nuovo rapporto con questa musica. Esplorando la sua immaginazione, le sue innovazioni, le sue mitologie e le sue relazioni con altre arti, la mostra Electro riecheggia la vitalità e la modernità di questa scena musicale.

Un dance party del 2016 fotografato per mostrare continuità con le summer of love che ciclicamente si sono susseguite nei movimenti giovanili. Celebre quella del 1967 a San Francisco. Di rottura quella tra il 1987 e 1988 ai tempi dell’esplosione dell’Acid House in Gran Bretagna.

Con i Daft Punk la musica sperimentale francese ha ritrovato dagli anni Novanta un nuovo corso stimolante. La mostra alla Philarmonie ne celebra il valore innovativo. E anche simbolico: anche loro aderiscono alla fascinazione estetica per geometrie e panorami distorti.

Strumenti innovativi 1910 ad oggi, l’arte contemporanea (Xavier Veilhan, Peter Keene, Christian Marclay), fotografie (Andreas Gursky, Massimo Vitali, Bill Bernstein, Jacob Khrist …), grafica e fumetti (Abdul Haqq Qadim, Alan Oldham) installazioni musicali e visive (molecola e il suo dispositivo di realtà virtuale, Jacques e il suo “Phonochose”), eccezionale corpus di opere in mostra grazie alla generosità dei musicisti e degli artisti che hanno contribuito alla realizzazione della mostra.

I Kraftwerk, presenti alla Philharmonie a luglio per tre spettacoli in 3D, progettano per la mostra una serie di video proiettati in 3D e trasmessi utilizzando un suono spazializzato.
Jean-Michel Jarre presenta uno “studio immaginario” dalla sua collezione personale di rari sintetizzatori, rendendo omaggio alle tecnologie rivoluzionarie che lo hanno accompagnato durante la sua carriera.
Daft Punk, formazione tra le più famose della scena electro, hanno optato per una forma di anonimato dal 1993, prima di cambiare questo atteggiamento verso estetica globale quanto più grafica visiva e scenica. Il loro mondo si ispira a tutta la cultura pop, prendendo in prestito suoni, immagini e riferimenti alla disco, funk o hard rock, i film d’autore o di fantascienza, videogiochi o manga. Nel 2001, i membri di Daft Punk svelano due robot alter ego, come i personaggi precedentemente creati da artisti come The Residents o David Bowie. Presentano Technologic Redux (2019) un’installazione ispirata alla clip Technologic (2005), accompagnata da immagini inedite che svelano in parte la produzione segreta del loro universo.

Fino all’11 agosto 2019

Parigi Espace d’exposition – Philharmonie

Billetterie
Fotoservizio da Parigi di Andrea Agostinelli per The Way Magazine



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