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Leisure

Leisure - 25/10/2017

Daniele Carpi e il viaggio mitico portato nell’arte

Nel progetto Come cima selvosa emerge l’isolamento del Ciclope, testa-montagna separata dal resto del mondo.

All’ultima fiera d’arte di Verona, ArtVerona, Daniele Carpi è stato presentato dalla galleria milanese Dimora Artica con un’installazione molto coinvolgente e innovativa chiamata Come Cima Selvosa.

L’artista comasco ha indagato sul concetto di viaggio. Rispetto alle azioni ordinarie che si svolgono nella prevedibilità di un ambiente già noto, viaggiare è un’azione che presuppone uno sposta mento più ampio in luoghi meno noti, e quindi un’apertura all’imprevedibile. Il viaggio è da sempre associato alla dimensione immaginativa, la tensione rinviante che spinge all’esterno di sé aprendo la strada a nuove possibilità. Nei racconti mitici il viaggio associato alla perdita di coordinate certe è un mitologema ricorrente: che si navighi nel mare, nello spazio o nel web, l’uomo deve sempre fare i conti con un destino imprevedibile e un’alterità perturbante.

Il peregrinare di Ulisse tra sconosciute isole abitate da esseri fantastici non è dissimile dall’esperienza del protagonista di 2001: Odissea nello spazio. In entrambi i casi lo smarrimento, il pericolo e l’abbandono aprono un confronto tra volontà e destino, in cui la coscienza razionale deve fare i conti con il proprio substrato pulsionale.

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Pur essendo espressione di aspetti innati della natura umana, i segni che emergono dal profondo possono apparire incongrui come creature bizzarre, in cui la dimensione antropologica si perde in un altrove che, selvatico o tecnologico che sia, chiede di essere integrato alla coscienza.

Proprio nel nono libro dell’Odissea nel quale il mostruoso Ciclope viene comparato alle impervie aree boschive di una montagna isolata dal resto, separandolo così da ogni concezione di civiltà umana. Il passo originale recita: “Ed era un mostro immenso, non somigliava ad un uomo che mangia pane, ma alla cima selvosa di altissimi monti, che appare isolata dalla altre”. Affrontando il Ciclope, Ulisse si scontra con i residui di un’era titanica dominata da incontrollabili forze telluriche, incarnate da figure talmente remote da non poter essere descritte in termini umani.

In parte ispirata a suggestioni aperte dalla lettura della descrizione omerica del Ciclope-montagna, l’installazione Come cima selvosa s’inserisce con coerenza nella ricerca di Daniele Carpi, sviluppata intorno ad una visione dell’opera come risultato di una sintesi mai definitiva, in cui il dialogo tra istanze opposte genera forme composite che, come nel fenomeno della pareidolia, stimolano una percezione instabile. Nelle opere di Carpi l’uomo è formato dall’ambiente che lo circonda e viceversa, aprendo riflessioni sull’agire umano tra volontà e abbandono, potere e fallimento.

Nel progetto Come cima selvosa emerge l’isolamento del Ciclope, testa-montagna separata dal resto del mondo come sintomo di una natura originaria inaccessibile.

Nella testa-paesaggio si mettono in discussione le definizioni di natura e cultura, in un confronto tra una realtà in divenire e le definizioni astratte che ne vogliono fissare i limiti. Il paesaggio osservato assume una forma antropomorfa e l’uomo diviene paesaggio, soggetto e oggetto della visione si fondono in un gioco di specchi in cui interiorità e mondo esterno coincidono. Il busto del Ciclope, sviluppato in più versioni presenti nell’installazione, si presenta come un asteroide, una pietra aliena che osserva dall’alto unendo il mondo minerale a quello umano, in una dimensione in cui il singolo sasso coincide con l’intera montagna.

Nella propria ricerca, Daniele Carpi (Chiavenna, 1976, vive e lavora a Como) segue un procedimento di accumulo e sottrazione che porta alla luce il costante confronto tra l’impermanenza della realtà e l’astrazione delle definizioni.

Accostando elementi eterogenei, Carpi assembla “oggetti simbolici” che comprendono insieme: stimoli percettivi instabili e regole di composizione, mutamenti imprevisti e punti di equilibrio. Tra le principali mostre recenti L’imperatore era un vecchio all’Edicola Radetzky (Milano) e Nomos a Dimora Artica (Milano). Ha inoltre esposto presso: PAC Padiglione d’Arte Contemporanea (Milano), Museo Civico della Ceramica e della Terra Rossa (Castellamonte, Torino), MAC Museo d’Arte Contemporanea (Lissone).



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