Magazine - Fine Living People
Leisure

Leisure - 15/01/2020

Dardust: “Ho detto no ai featuring per sperimentare”

Nove brani strumentali ricchi di suggestioni che incoronano la star italiana del piano contemporaneo a vero comuinicatore. In bilico nei tempi.

Neoclassico elettronico piace molto come definizione a Dardust. Dario Farini è l’artista musicale dietro molti progetti di ambito commerciale che sono arrivati al cuore di tutti noi italiani negli ultimi due anni. In qualche caso, come quello di “Soldi” di Mahmood, la sua bravura di producer e arrangiatore è stata notata anche all’estero.

Nonostante questo clamore, Dardust esce questa settimana con l’album più oscuro e sperimentale della sua carriera. E per questo ci è piaciuto da subito. La mossa non è passata inosservata: lui che è dietro i successi delle voci più forti in streaming in questo momento che vuole farsi apprezzare solo per la forza della sua composizione e resa strumentale, appare già un gigante. Del coraggio e dell’amore per la sua arte.

“S.A.D. STORM AND DRUGS” , oltre a recare un rimando alla corrente letteraria più tumultuosa dell’epoca moderna, è un disco importante di un artista innovativo, capace di creare un immaginario unico.

Dardust, come ti avvicini alle tue nuove composizioni? Che passi compi quando ricominci a creare?

L’approccio iniziale è molto tradizionale: compongo al piano in linea di massima anche senza uso dell’elettronica perché secondo me i pezzi devono funzionare anche solo suonati al piano. Per questo faccio concerti ‘piano-solo’, voglio sempre che l’esecuzione dei miei brani sia indipendente dall’elettronica.

Che significato ha questo nuovo disco?

Per me è l’ultimo capitolo di una trilogia discografica che attraversa l’asse geografico/musicale Berlino – Reykjavík- Edimburgo, che sono tre città che mi hanno ispirato e che hanno ispirato i miei idoli. Volevo che fosse un primo progetto italiano di musica strumentale capace di unire il mondo pianistico minimalista all’attuale immaginario elettronico di matrice Nord Europea.

Tu sei di Ascoli Piceno, però…

Certo. Ho studiato con Annamaria Bucci la maestra che hanno avuto anche Saturnino e Giovanni Allevi. Ricordo ancora quando facevamo i saggi, ma eravamo in corsi diversi.

Mai pensato a una super-band?

Con Allevi non ho rapporti. Con Saturno sì, infatti abbiamo suonato assieme a uno degli ultimi Jova Beach Party. C’è stima reciproca.

Tu sei un pianista, prima di tutto. Come mai hai scelto questo strumento?

Semplicemente perché lo vedevo in casa. Il piano lo suonava mia sorella, io avevo 9 anni. Mi sembrava un’astronave dinamica che aveva tanti strumenti. Poi sono arrivato ai synth, una versione diversa dello strumento originario. Credo che attualmente la nuova scena neoclassica abbia preferito il piano contaminato con l’elettronica. Ha dato un’altra vita allo strumento.

Ti senti a tuo agio a suonare oggi uno strumento che viene percepito così pieno di valori storici?

In termini di psicologia, la figura è il pianoforte e lo sfondo è l’elettronica e il tutto è più della somma delle parti. Quello che si genera è qualcosa che va al di là delle parti. Io stesso sono cosciente che è rischioso oggi far uscire un album di musica strumentale fondato sul pianoforte, specie per me che ho macinato successi da classifica ma per me era fondamentale immergermi in una sfida più grande. Perché credo sia importante non restare sempre nella stessa zona, come faceva Bowie che era un mio mito e si è sempre mosso senza etichette.

Dardust si è ispirato al termine “Sturm und Drang”, corrente tedesca di fine Settecento che vedeva come protagonisti alcuni scrittori e pittori come Goethe e Caspar Friedrich. “S.A.D. STORM AND DRUGS”. Le prime due foto sono di Alessio, l’ultima è di Emilio Tini (come quella di apertura di questo servizio).

Da cosa sei partito per questo disco?

Ti dico da dove non sono partito. Avrei potuto fare il producer con mille feat con tutti i famosi ma non mi interessava. La trilogia è invece un concetto legato ai luoghi che ho sognato e immaginato ascoltando i dischi di Bjork, David Bowie e Sigur Ros. Li ho cercati perché  volevo andare lì e vivere l’imprinting musicale che avevo ascoltato nei loro dischi.

Ne è uscito fuori un lavoro sperimentale, ma che comunque conserva delle peculiarità pop.

Sì perché credo di aver coscientemente usato in maniera lineare la melodia e non sono dei flow che in genere suonano gli altri pianisti che solitamente danno più importanza al sound design e pubblicano suite di sette minuti. Io metto sempre una melodia riconoscibile nel mio mondo pianistico. Sintetizzare quello che so allo stesso tempo è oltraggioso e veritiero. Se non si capirà ora, magari viene capito dopo.

Che momento stai vivendo?

Tutti mi dicono che questo è un esperimento e io sento che l’emozione è ancora viva come se fosse il mio debutto. Io questo disco, nonostante abbia nella mia testa già due anni, lo sento qui, lo sento forte e chiaro, non è chiuso, per me è longevo, è ancora mio e secondo me è il mio grande successo personale. Ora lo voglio suonare dal vivo.

Cosa c’è di intimo in queste composizioni strumentali che stai pubblicando?

C’è il momento della mia tempesta dello scorso anno, il terremoto che ha distrutto la casa di famiglia, la malattia di mio padre, la perdita di un amore importante. Ci sono le drugs come psicofarmaci che hanno
alleviato la tempesta. C’è il disincanto. Ma alla fine c’è il riscatto e la voglia appunto di “cambiare colori”, di girare pagina, di mandare affanculo il dolore perchè bisogna entrare in una nuova dimensione.

C’è qualcosa che caratterizza le tue composizioni?

Ho studiato psicologia e la mia tesi era sull’ascolto musicale. C’è un concetto chiave che guida le mie produzioni che è lincongruenza: il movimento sonoro che crea aspettative viene sempre interrotto da un elemento inaspettato che crea sorpresa. Che è poi la stessa matrice di tutti i pezzi dei geni che mi piacciono.

Hai fatto anche teatro, specialmente performance di musical. C’è qualcosa di quell’esperienza che sopravvive in te?

Il teatro e la visione teatrale è pregnante nella dimensione live della mia professione. Dal vivo l’esperienza è un racconto teatrale, un immaginario visibile con trucchi di scena, luci, un albero di led. Vedrete tutto da febbraio, ci penso da due anni e ho già definito buona parte dello show con scenografo e light designer. Non voglio ci sia margine di improvvisazione, voglio portare in giro uno show in formato teatrale, voglio che l’esperienza sia definita.

Dopo aver girato tutta l’Italia nel 2019 con il “LOST IN SPACE” tour, Dardust tornerà live da febbraio 2020 con lo “STORM AND DRUGS LIVE” con cui si esibirà in Italia e all’estero. Ogni show dello “STORM AND DRUGS LIVE” sarà articolato in due atti: il primo, Storm, più intimo e dal taglio teatrale che riprende la poetica e l’immaginario dello sturm und drang settecentesco in ogni aspetto visivo; il secondo, Drugs, attinge alla parte più electro trasformando lo show nel finale in una vera atmosfera rave. Prima di partire con il tour, Dardust terrà un concerto speciale a Berlino il
30 gennaio, un’anteprima del nuovo tour, che si terrà alla Kesselhaus und Maschinenhaus all’interno della rassegna New
Sound Of Classicalinsieme a Dirk Maassen, Alexis Ffrench e TwoPlusFour. Il tour è organizzato da BPM Concerti (www.bpmconcerti.com).

Cosa ti aspetta dopo il tour?

La trilogia è alla fine del viaggio fatto finora, se dovessi pensare a uno spin-off farei una minimal edition forse solo con piano, di questo album. Detto questo sono stato in Brasile, sono andato in Giappone vorrei prendere nuovi colori e guardarmi intorno. Farò un singolo per il mercato francese, sto facendo una produzione con Benny Benassi. E non vorrei avere l’ansia quest’anno di fare necessariamente un tormentone estivo.

Ti senti parte di un filno o di una scena?

Beh, casa mia è piena di creatori di strumenti e di musica. Le Marche non spetta a me dirlo, sono ricche di produzioni di valore, io ho sempre la sensazione di non essere all’altezza. E credo sia una mia fortuna perché non mi crea aspettative e mi dona sempre stupore.

Che tipo di pubblico ti segue?

Un pubblico vario, di nicchia che si sta allargando, speriamo anche all’estero. Per me è da conquistare ogni giono perché le persone non vengono superficialmente a sentirmi, ma con stimoli da approfondire. Lo streaming ha cambiato il pubblico che accede alla musica, il target è improvvisamente rappresentato da tantissime persone che accedono a tanti stimoli con le playlist e catturare l’attenzione non è facile. La mia non è musica strumentale da sottofondo. Non l’ascolti facendo altro, è un ascolto attivo.

Cosa ti piace dei tempi musicali che stiamo vivendo?

Dopo anni di contaminazioni con il mondo urban, ormai quelle metriche e quei ritmi hanno contaminato tutto. Mi piace, aspetto sempre qualcosa di nuovo ed eccitante che nasca. Mi piacciono i ragazzini che fanno musica così semplice ed efficacia, non sono altezzoso. Anzi, a volte mi arrabbio con me stesso perché non ho quella immediatezza che hanno loro.

 

Hai adottato un titolo che richiama a una corrente romantica, lo sturm und drang, tempesta e struggimento. Ma sei un romantico, tu?

Non credo nel senso stretto del termine, anche se questo titolo ha catturato una tempesta che ho attraversato davvero l’anno scorso. La mia esperienza personale è stato tra il sublime che è paura ed estasi, che è qualcosa che ho sempre cercato. Come l’Islanda, con quei paesaggi che incutono timore ma sono belli da vedere.

“Sublime” è il primo brano nato a Londra a Gennaio 2018, durante una
tempesta di neve che non si vedeva da anni. E’ stata la scintilla iniziale di
tutto questo viaggio e di questa tempesta che ho vissuto nella mia vita
privata. Ero in questo cottage meraviglioso a Canonbury Park a nord di
Londra.

Hai delle ambizioni?

La vita è così, ti toglie e ti offre. Io ho dovuto acquisire l’anno scorso una dimensione matura, personale in solitudine. Tra il 2018 e oggi ho affrontato turbolenze, anche se la carriera era in esplosione. E credo mi abbia tirato su, altrimenti non avrei visto la luce. Alla fine credo che abbia vinto l’estasi e quindi mi piace sognare, adesso. Sognare un duetto con Ryūichi Sakamoto, Landa Del Rey o Kendrick Lamar. Sono loro i miei idoli. Mi vorrei concentrare più su Dardust perché ho raggiunto livelli alto da produttore ed è saggio rallentare su quel versante.

 

DARDUST TOUR 2020

30.01.2020 BERLINO (Germania) – Kesselhaus
22.02.2020 BOLOGNA – TPO
27.02.2020 ROMA – Spazio Rossellini
05.03.2020 MILANO – Magazzini Generali
06.03.2020 TORINO – Hiroshima Mon Amour
20-03-2020 MADRID (Spagna) – Shoko
31-03-2020 BRUXELLES (Belgio) – ABClub
01-04-2020 PARIGI (Francia) – Café de la Danse

Biglietti per le date italiane disponibili su http://bit.ly/DardustSADLive



Design of desire - 11/02/2016

Lamborghini e Aston Martin: le luxury cars in salotto

Ormai da molti anni, osservando gli interni delle luxury cars a marchio Aston Martin e Lamborghini, [...]

Luxury - 07/03/2016

Rosan Diamond, le credit card preziose e immortali

Rosan Diamond è un produttore russo di qualità e di prestigio che è nato nel 2000 dalla famosa Ro [...]

Travel - 23/01/2019

Il Perù, uno scrigno sulle Ande

Tutti sanno che il Machu Picchu è tra le "sette meraviglie del mondo" ma per visitarlo in Perù, da [...]

Top