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Leisure - 11/07/2018

Davide Locatelli, il pianista rock che ipnotizza col suo crossover

Il singolo che avvia al milione di views è il tema di "Pirati dei Caraibi": il classico e il contemporaneo, collegati dalla forza magica del piano..

Davide Locatelli ha 25 anni ma tra web e tv ha una presenza nella musica italiana contemporanea davvero massiccia. In Rete i suoi video sono seguitissimi da anni, da quando il pianista bergamasco, il giorno del diploma da pianoforte, decise di prendere il suo strumento e trasportarlo nell’universo rock.

Un viaggio che l’ha portato al primo video per Sony Music, singolo “Pirates of Caribbean”, una personale interpretazione del tema principale della colonna sonora dell’omonimo film. Nel video che sta raggiungendo il milione di views su YouTube, una misteriosa profezia fa scatenare la magia sulla tastiera d’oro e d’argento del pianoforte, affidato alle sapienti ed energiche mani di Davide Locatelli.

L’artista ha un modo sanguigno e muscolare di far volare le mani sulla tastiera, con il prezioso apporto di una base che coniuga la Dubstep e la Trap e regala un mix incredibile, unendo insieme due mondi apparentemente lontani.

Il pianista rock (classe 1992), è figlio d’arte, e a 4 anni prende la sua prima lezione dal padre Tati, ex batterista dei Dalton. Nel 2011 esce il suo primo cd Tunnel con il passaggio a New York per una serie di concerti in prestigiosi locali come il Blue Note ed il Don’t Tell Mama. Fly Away è il secondo disco del 2014, prodotto con la Art&Music Recording a cui segue il duetto con Alex La Barbera, tra i 60 semifinalisti per la categoria “Nuove Proposte” di Sanremo Giovani 2015, con il pezzo “Fidati di me”, da lui scritto. L’anno successivo partecipa con successo alla trasmissione televisiva Tu Si Que Vales su Canale 5. Il 15 gennaio 2016 viene pubblicato l’album “La vie en… rock”, una rivisitazione solo piano di 15 brani che hanno fatto la storia del rock, che gli permette l’ingresso in classifica in Europa e Corea.

Il 3 luglio 2016 ha suonato in concerto a Monteisola per la chiusura dell’evento the Floating Piers, su volontà dello stesso Christo.

Davide ci parli di come avete girato il video che sta avendo molto successo?

Ci troviamo nel deserto, in Sardegna e tra le dune c’è questo pianoforte molto prezioso, con tasti in oro e argento. Incontro un ragazzo che me lo lascia con una profezia: quando il sole scenderà, lo strumento si illuminerà. Inesorabilmente arriva il tramonto e la profezia si avvera: il pianoforte prende fuoco e per girarlo davvero abbiamo incendiato uno strumento, ma io continuo a suonare come spinto da una misteriosa forza.

Tù sì que Vales ti ha portato al grande pubblico televisivo. Cosa è successo poi?

Per me è stata un’esperienza positiva, ho passato il turno per andare in finale, avevo in mano i biglietti per andare a Roma. Due giorni prima, la batosta: i musicisti sarebbero stati esclusi dalla finale. Era il 2015, e ho inizaito a lavorare per Francesco Facchinetti, un lavoro preparatorio che mi ha portato al maggio di quest’anno alla firma del contratto con Sony con il tema de I Pirati dei Caraibi, il mio primo singolo scelto per il lancio.  È il mio primo lavoro con una major, porteremo poi al pubblico un’altra cover entro l’anno, anche se ho già registrato pezzi miei ma per il momento aspetto.

Che scelte stai facendo in questo momento?

L’atmosfera che si è creata è quello di non forzare, fai quello che ti piace mi dicono i discografici ed è un privilegio. Il tema dei Pirati è stato il mio pezzo portante, faceva parte di me, lo eseguivo sempre nei concerti. Per questo anche il secondo pezzo sarà comunque nelle mie corde.

Cosa pensi se ti guardi indietro?

Ho solo 25 anni ma sono in giro da parecchio. Auguro a tutti i musicisti che vogliono intraprendere una carriera, che arriva dalla passione, di poter fare la gavetta e suonare dappertutto anche con zero persone. Tutti i concerti li vivo nella stessa maniera oggi, l’orgoglio è riuscire a fare questo lavoro perché ho studiato ed è la mia passione, e sono felice così.

Che peso hanno i tuoi inizi su quello che fai ora?

Gli anni quando li vivi intensamente sembrano volati, mi ricordo come se fosse ieri, il giorno che finivo il diploma di pianoforte, e mi sono detto: basta, devo sfogare la mia anima. Avevo 19 anni, sarà stato nel 2011. Il mio primo video su YouTUbe era la cover di Zombie dei Cranberries, la gente mi seguiva e ci ho creduto perché il pubblico cresceva. Non era solo il pubblico virtuale, ma li incontravo anche dal vivo per concerti. Sono tutte esperienze positive, che mi portano a essere contento di quello che faccio anche se voglio farlo al meglio. Ora è diverso, che si tratti di una foto o l’organizzazione di un live deve essere memorabile.

Chi sono più affezionati a te, i tuoi famigliari o il pubblico che ti ha scoperto per prima?

I miei genitori sono sempre in prima linea e ci credono molto, avere una bella pace in famiglia è rilassante. I fan della prima ora mi sostengono, sul web sono da parecchi anni, inizio a vedere da un anno a questa parte perfino i nostalgici che mi chiedono molto di tornare a quello che facevo un tempo, ai video fai-da-te. Oppure ci sono quelli legati alle collection di video in 2 minuti che è stato un mio format di successo sul web. Chi ti segue resta affezionato a quella parte di scoperta, ma cerco sempre di accontentare tutti.

Ti senti arrivato ora?

Ma scherzi? Non mi sono mai sentito arrivato, nemmeno Vasco Rossi credo si senta arrivato. C’è sempre ambizione a far meglio, noi artisti siamo pignoli e andiamo sempre a guardare il pelo nell’uovo. Le dichiarazioni di Alvaro Soler che dice che Sofia fatta da me è la sua cover preferita mi fanno andare avanti, mi spingono a fare sempre meglio.

Sei però cresciuto anche nell’immagine.

I tatuaggi si sono moltiplicati, mi sono sempre visto così, il tatuaggio cresce con te, ogni disegno ti riporta a quel momento, me li ricordo e mi fa piacere addosso. Ho un’anima legata al rock anni 90-2000, la mia ispirazione musicale è quella anche se sono molto nel 2018, bisogna svecchiare la musica e ne sono cosciente. Ho poi capito che tenersi in forma aiuta anche la parte scenica, sono sicuro che per poter arrivare al pubblico bisogna essere bravi, vero. Ma se suoni devi essere in grado di maneggiare lo strumento. Poi c’è la fortuna e l’immagine.

Che progetti hai per il 2018?

Continuo a fare la spola tra Bergamo e Milano, mi sento cittadino del mondo. Ho un album strumentale supportato anche con parti elettroniche da lanciare, dove non ci sarà solo il mio pianoforte, lo sto preparando con validi musicisti. Per chi fa crossover come me è difficile conquistarsi una fetta di mercato ma quando arrivi a un pubblico lo hai per sempre, lo vedo dai concerti, dove riconosco persone che tornano dopo anni a vedermi. Perché si affezionano a qualcosa che non hanno visto prima.

Per info www.facebook.com/davidelocatelliofficial www.youtube.com/DLocatelliChannel



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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