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Leisure - 04/05/2020

Ecco come nacque il Museo di Capodimonte: le memorie di un’architetta

Dai fondi della Cassa del Mezzogiorno fino allo splendore di oggi. Nell'archivio di Rosa Romano, cosa è stato il monumento per l'identificazione nazionale.

Domani 5 maggio il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli compie 73 anni e, per celebrare l’anniversario della sua apertura nel 1957, pubblica sul suo sito web nella rubrica quotidiana “L’Italia chiamò- Capodimonte oggi racconta” un testo sull’inaugurazione dell’architetto Rosa Romano con foto e documenti d’epoca della Fondazione De Felice, dell’Archivio Carbone e dell’Archivio del Polo Museale della Campania, nonché il video dell’Istituto Luce dell’inaugurazione nel 1957 con il soprintendente Bruno Molajoli alla presenza del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

Sul sito web del Museo e Real Bosco di Capodimonte (www.museocapodimonte.beniculturali.it) prosegue ininterrottamente da due mesi la rubrica quotidiana “L’Italia chiamò-Capodimonte oggi racconta”, con contributi di storici dell’arte e restauratori interni ma anche di studiosi esterni.

Domani martedì 5 maggio sarà celebrato il 73esimo anniversario dell’inaugurazione del Museo edelle Gallerie Nazionali di Capodimonte avvenuta il 5 maggio del 1957 con il taglio del nastro del Soprintendente Bruno Molajoli alla presenza del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

A ripercorrere le tappe principali un testo di approfondimento dell’architetto Rosa Romano con foto e documenti d’epoca della Fondazione De Felice, dell’Archivio Carbone e dell’Archivio Fotografico della Campania, nonché il video inaugurale dell’Istituto Luce.

Dopo cinque anni di intenso lavoro Capodimonte si apre al pubblico. Il soprintendente alle Gallerie della Campania Bruno Molajoli aveva come obiettivo restituire alla città e al paese un pezzo della sua storia e raccontare questa storia a un pubblico vario, numeroso e internazionale.

Il Nuovo Museo di Molajoli concentrava a Capodimonte tre musei in uno e poneva i visitatori al centro di questa offerta. L’idea era di creare, come Molajoli stesso riferisce “un grande istituto incui il pubblico possa trovare un filo conduttore, una scelta, una varietà di interessi culturali, unostimolo estetico, senza tuttavia rimanere oppresso o intimidito. Esattamente 100 sale oggicostituiscono lo sviluppo complessivo di queste raccolte a disposizione del pubblico”. La notizia dell’apertura di Capodimonte fu acclamata da tutti i giornali nazionali e internazionali enell’articolo pubblicato su L’Europeo del 2 giugno 1957 Roberto Longhi, sintetizzando ad arte laportata dell’evento, scrive: “Sfiancati dalle mostre…ci si ristora volentieri alla mostra finalmentedi un museo…Il principio della storia è quando Paolo III Farnese ha il buon gusto (o l’orgoglio) diposare per Tiziano, ritrattista cesareo; il mezzo, è quando tocca a Carlo di Borbone la buona sortedi incamerare i beni della madre Elisabetta Farnese e portarseli a Napoli; il fine è quando il Molaioli li riporta con ben altro animo a Capodimonte”.

Una storia di “carreggiamenti” dunque che continuerà a Napoli al seguito dei vari sovrani. Pur scelta come sede ufficiale della collezione sin dal 1757 occorrerà aspettare ben due secoli affinché idipinti trovino a Capodimonte la loro collocazione definitiva, basti pensare che ancora a metà del900 essi si trovavano nel Regio Museo degli Studi.

E fu nel caos del dopoguerra che s’inserìl’azione di Molajoli che nel 1948 otteneva il decreto che riconosceva Capodimonte sede dellaGalleria Nazionale e che nel 1950 presentava il progetto di riorganizzazione del Palazzo in Museo, progetto finanziato e realizzato con i fondi della Cassa del Mezzogiorno.

 

Lo stesso soprintendente alle Gallerie di Napoli nel volume Notizie su Capodimonte, esprimegratitudine a tutto il personale dipendente di ogni grado e mansione e ringrazia uno ad uno lo staffche ha lavorato, gomito a gomito, insieme con lui alla realizzazione di tale ambizioso progetto,particolarmente ringrazia il prof. Ferdinando Bologna per l’ordinamento della Galleria Nazionale,il dott. Raffaello Causa per l’ordinamento dell’800 e l’organizzazione dei restauri, il dott. Luigi Penta per l’ordinamento delle armi, la dott. Elena Romano per l’ordinamento delle porcellane, il dott. Oreste Ferrari per l’ordinamento del medagliere e dei bronzi.

 

A conclusione del testo scrive: “Infine, particolarissimo rilievo merita l’attività dell’Ufficio Tecnico sotto la direzione del prof.Ezio Bruno De Felice…che ha bene meritato della fiducia riposta nella sua sensibilità artistica,nell’esperienza tecnica, nel disinteresse e, si può dire, nell’umiltà, richieste da un’opera di cosìeccezionale mole, impegno e responsabilità, che ha potuto essere concepita, condotta durante oltrecinque anni e felicemente conclusa, grazie soprattutto ad un superiore spirito di dedizione e dischietta e stretta, quotidiana collaborazione, il cui ricordo ci è gradito segnare a conclusione diqueste pagine”.

La maggior parte degli interventi realizzati per la grande riapertura post seconda guerra mondialetrovano la loro ragion d’essere nell’immagine precisa che per Molajoli doveva avere Capodimonte:immagine ben riassunta dallo slogan “tre musei in uno” usato dalla stampa dell’epoca per annunciare l’avvenimento.I lavori furono effettivamente avviati nel 1952 e si conclusero nel 1957 con l’inaugurazione il 5 maggio del Museo e Gallerie Nazionali di Capodimonte.



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